“Costituzione, un totem semi-religioso”: intervista ad Alessio Mannino

La Costituzione, un vero e proprio dogma custodito dai sacerdoti del Politicamente Corretto, un tabù che non può essere soggetto a critiche e valutazioni. Davvero la nostra carta costituzionale è, come alcuni sostengono, “la più bella del mondo”? Davvero è garanzia di indipendenza e sovranità? Ne abbiamo parlato con Alessio Mannino, direttore del quotidiano online Vvox.it e autore del libro “Contro la Costituzione. Attacco ai filistei della Carta ’48” (Circolo Proudhon Edizioni).

1) Partiamo dal titolo, inequivocabile: “Contro la Costituzione”. Un attacco alla retorica della “Costituzione più bella del mondo”?

Esatto: un attacco diretto all’esaltazione acritica e adorante, assolutamente indegna di quell’Illuminismo di cui i “filistei della Carta ‘48” si professano epigoni, che ha fatto di un testo storico e umano – troppo umano – una bibbia laica, un totem semi-religioso che sarebbe addirittura sacrilego voler rivedere alla luce dei cambiamenti avvenuti nella società italiana in questi settant’anni. Ma che non va confuso, sia ben chiaro, coi recenti tentativi di riformarla ispirandosi al pensiero unico liberale e all’ideologia obbligatoria del pareggio di bilancio e della crescita economica, modi educati per significare il sequestro di libertà politica da parte della finanza internazionale e della geopolitica con capitali Washington e Berlino. Nel libro si cerca di dare spunti rigorosamente polemici per far venire qualche sano dubbio sui fondamenti stessi della Costituzione quarantottesca, quelli, per capirci, contenuti già nei primi intoccabili Dodici Articoli. Qualche esempio: il Lavoro è davvero un valore?

L’uguaglianza è davvero auspicabile? La pace è stata un fine realmente perseguito o non piuttosto il grimaldello per la guerra e la perdita di sovranità nazionale? E perchè mai dovremmo prendere per oro colato il vincolo di mandato o la ridicola limitazione della democrazia diretta su questioni nevralgiche come la stipula di trattati? Detto ciò, ci sono anche parti non solo da salvare, ma che andrebbero valorizzate: penso all’articolo 36 (esistenza “libera e dignitosa”), o il 54 (“disciplina e onore”). Il punto è partire da una constatazione semplice ma difficilissima da accettare: non c’è alcun tabù. E non deve esserci.

2) La Carta del ’48 dovrebbe garantire la Sovranità del nostro Paese ma è la stessa che ha permesso l’avvento di Monti e il commissariamento dell’Italia.
Fosse stato solo Monti, il problema… La sovranità appartiene al popolo, dice l’articolo 1. Non è vero per due ragioni, una istituzionale e una politica. La prima riguarda l’inganno della democrazia rappresentativa, che come aveva già dimostrata l’ottima scuola elitista italiana più d’un secolo fa, semplicemente non è democrazia, ma un’oligarchia mascherata, e non potrebbe essere altrimenti perché la democrazia, in realtà, non esiste.

Si può avere al massimo un’approssimazione al modello, con un mix di rappresentatività e voto diretto, in ambiti locali, all’interno di un Paese tornato sovrano e confederato con altri Stati sovrani in un’Europa, come si dice ormai un po’ stancamente ma non scorrettamente, dei popoli anzichè delle banche. Ma bisognerebbe avere il coraggio della Grande Politica, di voler ridefinire un po’ tutto. La seconda ragione sta nel fatto che fin dal 1945 abbiamo appaltato la nostra difesa ad una Nato ormai fuori dalla Storia, e, negli ultimi trent’anni circa, la nostra economia a quel marchingegno schiavizzante che è l’Unione anti-Europea, come preferisco chiamarla per chiarire bene un concetto: l’europeismo è un conto, gli eurocrati che l’hanno sfruttato, un altro.

3) I difensori della Carta sostengono che la Costituzione non è mai stata interpretata a dovere. E’ davvero così?
In parte certamente sì, specie nei diritti sociali in cui più si evidenza il compromesso fra personalismo cattolico e tendenziale collettivismo social-comunista. E’ la tesi della Grande Incompiuta, in voga soprattutto a sinistra. Ma è l’effetto di un vizio di fondo, già denunciato in sede costituente da Piero Calamandrei: invece di accontentarsi saggiamente di una Carta funzionale, cioè che si limitasse a regolare al minimo il funzionamento dello Stato, i patres ne hanno voluto cucinare una “programmatica”, in sostanza un disegno totalizzante che promette il paradiso in terra. Sarebbe stato meglio, come suggeriva sempre il buon Calamandrei, riunire in uno stringato preambolo i sommi princìpi, e per il resto non pretendere di prescrivere minuziosamente il sol dell’avvenire.

4) In cosa, secondo te, dovrebbe essere cambiata?
Come già accennavo, in parecchi passaggi, a cominciare dai primi articoli, dai presupposti ideologici. Ma anche in quelli ormai nettamente superati. Prendi la famosa XII Disposizione sul divieto di ricostituzione del partito fascista: dopo tutto questo tempo, la ratio della disposizione transitoria è transitata. La si abolisca e amen. Ma non per giocare ai neo-fascisti, che è una cosa ridicola e anche un po’ stupida. Nel libro scrivo, appellandomi, diciamo così, ad una sorta di vitalismo del conflitto e delle idee: “Dirsi fascista oggi è un po’ come dichiararsi assiro-babilonese. Idem per nazisti o comunisti: benché non equivalenti né equiparabili, tutti nomi per esperienze fallite e fallimentari, morte e stramorte.

Il richiamo al passato è una posizione psicologicamente spiegabile (finora non si sono formati miti, riti e liturgie altrettanto forti da sostituire, per chi ha bisogno di cocaina totalitaria, l’immaginario religioso di quei regimi) ma è poeticamente inutile e politicamente sbagliata. E pure eticamente ingiusta verso le vittime che non si possono dimenticare: patirono orrori di cui, più imperdonabile di tutti, l’orrore sommo di sopprimere la libertà di pensiero. La stessa libertà che noi invochiamo per tutti, nessuno escluso. Libertariamente. O se volete, antifascisticamente. La libertà è vitale, l’oppressione puzza di morto”.

5) Perché la Costituzione è intoccabile? Quando è nato questo mantra?
E’ nato quando è diventata il feticcio di quanti, specie la sinistra orfana dell’utopia marxista, hanno limitato il proprio orizzonte ideale all’arrocco nostalgico sul Novecento. In realtà la Costituzione, vuoi perchè “tradita”, vuoi perchè sbagliata fin dai primordi (e tuttavia, è chiaro che quando fu concepita, quelle motivazioni erano causate dal contesto di quegli anni, questo non va ovviamente negato), ha dimostrato di essere l’utile idiota di un ordine, per l’appunto, costituito che in ultima analisi si è rivelato maledettamente liberale. E’ il “liberalismo reale”, quello apolide, consumista, immigrazionista, nichilista, il vero nemico.

(di Roberto Vivaldelli)