La verità sull’ “attacco chimico” siriano: tutti i retroscena dell’attacco del 7 aprile

Il presidente Trump ha ignorato importanti report dell’Intelligence quando ha deciso di attaccare la Siria dopo aver visto le foto dei bambini morti. Seymour M. Hersh ha investigato sul presunto attacco chimico siriano. Il 6 aprile, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha autorizzato un lancio missilistico sulla base aerea di Shayrat, nella Siria centrale, in risposta a quello che ha descritto come un attacco con gas nervino lanciato dal governo siriano due giorni prima nella città di Khan Sheikhoun, in mano ai ribelli. Trump ha dato l’ordine nonostante l’intelligence l’avesse avvertito del fatto che non esistevano prove di un uso del gas da parte dei siriani. I rapporti chiarivano che i siriani avevano attaccato un sito ribelle il 4 aprile, usando bombe guidate russe armate con esplosivo convenzionale. I dettagli dell’attacco furono forniti dai russi giorni prima agli americani e gli ufficiali alleati a Doha, in modo da coordinare le operazioni nella regione. Alcuni ufficiali dell’intelligence americana furono molto infastiditi dalla determinazione del presidente nell’ignorare tutte le prove. “Niente di tutto ciò ha senso”, ha detto un ufficiale ai suoi colleghi dopo il lancio missilistico. “Noi SAPPIAMO che non c’è stato alcun attacco chimico. I russi sono furiosi. A questo punto non fa alcuna differenza aver eletto Trump o la Clinton.” Alcune ore dopo il bombardamento del 4 aprile, i media mondiali sono stati riempiti di fotografie e video provenienti da Khan Sheikhoun. Immagini di morti e feriti sono state caricate da attivisti locali, inclusi i famosi White Helmets, vicini all’opposizione siriana.

La provenienza di quelle foto non era certa, e nessun osservatore internazionale ha ispezionato il luogo, ma tutti hanno presunto che si trattasse di un attacco chimico autorizzato dal presidente siriano Bashar Al-Assad. Trump si è accodato alla narrazione, descrivendo la “vergognosa azione” di Assad come una conseguenza della “debolezza e inconcludenza” dell’amministrazione Obama. Nelle 48 ore successive, nessun briefing con gli ufficiali della Sicurezza Nazionale è riuscito a far cambiare idea a Trump. In una serie di interviste, sono venuto a conoscenza del totale distacco tra il presidenti e molti dei suoi ufficiali, inclusi quelli presenti nella regione siriana, i quali avevano una versione completamente diversa dell’attacco di Khan Sheikhoun. In un importantissimo processo pre-attacco, ufficiali russi e americani si scambiavano informazioni sui dettagli dell’attacco per assicurarsi che non vi fossero rischi di incidenti (i russi parlavano anche a nome dell’esercito siriano). Il successo di questo incontro è testimoniato dal fatto che finora non vi è stato nessun incidente tra le aviazioni siriane, americane e russe. Gli ufficiali americani e russi si sono scambiati dettagli precisi sugli spostamenti aerei da e verso Khan Sheikhoun il 4 aprile. L’obiettivo dei siriani a Khan Sheikhoun, condiviso con gli americani di stanza a Doha, era un edificio a due piani nella parte nord della città. L’intelligence russa, che lavora talvolta con l’omologa siriana e statunitense nella lotta ai gruppi jihadisti, stabilì che nell’edificio in questione si sarebbe svolto un importante incontro tra i leader jihadisti, inclusi alti rappresentanti di Ahrar al-Sham e al-Nusra. I due gruppi hanno recentemente unito le forze, e controllano la città e l’area circostante. L’intelligence russa ha descritto l’edificio come il principale centro di comando, e disponeva di diversi esercizi commerciali quali negozi di alimenti, tessuti e apparecchi elettronici. “I ribelli controllano la popolazione controllando la distribuzione dei beni di prima necessità – cibo, acqua, olio, gas, fertilizzanti e insetticidi”, ha dichiarato un ufficiale dell’intelligence americana. Il piano inferiore era utilizzato come deposito per missili, armi e munizioni, ma anche beni che potevano venire distribuiti gratuitamente alla popolazione, quali medicine e decontaminanti a base di cloro per pulire i cadaveri prima della sepoltura. Il quartier generale jihadista era al piano superiore. “Era un luogo ben stabilito, un edificio conosciuto nella zona che disponeva di guardie, armi, mezzi di comunicazione”. I russi hanno fatto volare un drone sul sito per controllare le comunicazioni e sviluppare un piano. L’obiettivo era identificare coloro che entravano e uscivano dall’edificio, e tracciare quali armi arrivavano e andavano, inclusi missili e munizioni. Uno dei motivi per i quali i russi condividevano queste informazioni con gli americani era per evitare che infiltrati o informatori della CIA presenziassero al meeting. Mi è stato detto che i russi hanno avvertito direttamente la CIA. I russi hanno notato che l’incontro degli jihadisti arrivava in un momento di crisi dei gruppi ribelli: probabilmente Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham cercavano disperatamente un modo per cambiare le cose. Negli ultimi giorni di marzo, Trump e due dei suoi più importanti consiglieri alla sicurezza -Rex Tillerson e Nikki Haley- avevano dichiarato che la Casa Bianca aveva “abbandonato l’obiettivo” di fare pressione di Assad affinché lasciasse il potere, segnando una rottura con i cinque anni precedenti. Gli ufficiali delle intelligence russa e siriana, i quali coordinano le operazioni con i posti di comando americani, avevano fatto intendere che l’attacco a Khan Sheikhoun era particolare proprio per la presenza di quell’obiettivo. “La missione era straordinaria. Tutti gli ufficiali nella regione dovevano sapere che cosa stava per succedere. I russi avevano fornito ai siriani missili teleguidati in via del tutto eccezionale. Raramente li condividono con l’aviazione siriana, e i siriani avevano utilizzato i propri migliori aviatori”, ha dichiarato la mia fonte. “Non è stato un attacco chimico. E’ una menzogna. Se così fosse stato, tutti gli addetti al trasferimento e caricamento delle armi avrebbero indossato tute anti-radiazioni. Senza quelle, non avrebbero avuto possibilità di sopravvivenza in caso di guasti. Il sarin è dotato di additivi per aumentarne la tossicità. Ogni goccia è progettata per massimizzare i danni: è invisibile e inodore, e provoca la morte in pochi minuti, senza creare nubi. Perché produrre un’arma chimica dalla quale le persone possono fuggire?”

L’obiettivo fu colpito alle 6.55 del mattino del 4 aprile (23.55 a Washington). Un rapporto dell’esercito americano ha stabilito che il calore e l’esplosione della bomba da 225kg ha scatenato una serie di esplosioni secondarie che hanno poi scatenato una nube tossica che si è riversata sulla città, formata dai fertilizzanti, dai disinfettanti e altri componenti chimici stoccati nell’edificio. Secondo le stime dell’intelligence, il lancio ha ucciso quattro leader jihadisti e un numero sconosciuto di guardie. Non c’è conferma del numero di morti causati dalla nube tossica, anche se l’opposizione siriana ha dichiarato almeno 80 morti, e la CNN ne ha stimati 92. Un team di Medici Senza Frontiere, il quale cura le vittime in una clinica a 60 miglia da Khan Sheikhoun, ha stabilito che “otto pazienti mostravano sintomi coerenti con l’esposizione a un agente neurotossico come gas sarin o componenti simili”. MSF ha visitato altri ospedali, dichiarando che alcuni pazienti “odoravano di candeggina, segno di esposizione al cloro“. In altre parole, le prove suggeriscono che c’è stato più di un componente chimico responsabile dei sintomi osservati: cosa impossibile se l’aviazione siriana, come dice l’opposizione, avesse lanciato una bomba al sarin, la quale non genera un impatto capace di scatenare esplosioni secondarie. I sintomi indicano l’esposizione a diversi componenti chimici, inclusi cloro e gli organofosfati presenti nei fertilizzanti, i quali possono causare effetti neurotossici simili al sarin. L’intelligence USA si incaricò di stabilire l’accaduto. Tra le informazioni c’era un’intercettazione di alcune comunicazioni siriane: in questa intercettazione non si menzionava il gas nervino o il sarin, ma un generale siriano parlava di una bomba “speciale” per la quale sarebbe dovuto servire un pilota di grandi capacità. Il riferimento, come i membri dell’intelligence sapevano al contrario di Trump e la sua famiglia, era alla bomba teleguidata russa. “I siriani hanno progettato l’attacco? Assolutamente. Abbiamo prove di ciò? Assolutamente. Progettavano di usare il sarin? No. Ma il presidente non ha detto di guardare da vicino il problema, voleva bombardare la Siria a tutti i costi”. Il giorno successivo all’ONU, l’ambasciatrice Haley ha mostrato le foto dei morti e accusato la Russia di essere complice del massacro. “Quanti bambini devono morire prima che la Russia se ne renda conto?”, ha chiesto. La mia fonte dice a proposito: “Se ci fosse stato un attacco chimico autorizzato da Assad, i russi sarebbero stati dieci volte più arrabbiati di tutti gli altri paesi occidentali. La strategia russa contro l’ISIS, che include la cooperazione con gli americani, sarebbe stata distrutta e Assad avrebbe solo irritato l’alleato russo, con conseguenze imprevedibili. Assad l’avrebbe fatto? Proprio mentre sta vincendo la guerra? Ma scherziamo?”. Trump, il quale ascolta molto i telegiornali, ha detto a Re Abdullah di Giordania seduto con lui nello Studio Ovale che quanto era successo era “terribile, terribile” e “un affronto all’umanità”. Alla domanda se le cose fossero cambiate con Assad, ha risposto “lo vedrete!”. Sempre a Re Abdullah ha detto “quando uccidi bambini innocenti con il gas letale… questo passa di molto il limite. Quell’attacco ai bambini ieri ha avuto un enorme impatto su di me. E’ possibile che il mio approccio verso la Siria cambi molto”. Alcune ore dopo aver visto le foto, Trump ha dato ordine agli addetti alla difesa di pianificare un attacco contro la Siria. “Lo ha fatto prima di parlarne con chiunque. Hanno chiesto alla CIA e alla DIA se ci fossero prove di sarin stoccato negli aeroporti vicini alla città. La risposta è stata: non abbiamo prove che la Siria abbia il sarin. La CIA ha anche detto loro che non c’erano state consegne di gas sarin all’aeroporto di Sheyrat, e che Assad non aveva motivo di compiere un tale suicidio politico”. Tutte le persone coinvolte, tranne evidentemente il presidente, sapevano che nel 2013 un team molto esperto delle Nazioni Unite ha passato un anno a smantellare tutti i depositi chimici siriani.

A quel punto, i membri del consiglio di sicurezza del presidente erano abbastanza preoccupati: “Nessuno sapeva da dove venivano le foto. Non sapevamo chi erano i bambini, o come erano rimasti uccisi. Il sarin è facile da individuare perché penetra nella vernice, dunque bastava prendere un campione di muro. Sapevamo che c’era stata una nube tossica e che aveva provato delle vittime. Ma non si può saltare alla conclusione che Assad abbia nascosto del gas perché voleva usarlo a Khan Sheikhoun”. L’intelligence ha stabilito che un aereo siriano SU-24 ha usato un’arma convenzionale per colpire il suo obiettivo: non aveva testata chimica. Eppure è stato impossibile far cambiare idea al Presidente. “Il Presidente ha visto le foto dei bambini avvelenati e ha detto che era un’atrocità compiuta da Assad. E’ tipico della natura umana, saltare alle conclusioni che si vuole. Gli analisti dell’intelligence non discutono con il Presidente. Non diranno mai al Presidente: se la pensa così, me ne vado”. Trump voleva rispondere all’affronto commesso in Siria e non voleva essere dissuaso. “Tutte le persone vicine a lui sanno quanto sia precipitoso nelle scelte. Non legge niente e non ha una vera conoscenza storica. Vuole briefing verbali e fotografie. Ama assumersi il rischio. Nel mondo degli affari una cattiva decisione ti fa perdere soldi, ma nel nostro mondo si perdono vite e si procurano danni alla sicurezza nazionale. Gli abbiamo detto che non avevamo prove della responsabilità siriana, ma non ci ha ascoltato”. Il 6 aprile, Trump ha incontrato gli ufficiali della sicurezza nazionale alla sua residenza in Florida. L’incontro non era per decidere cosa fare, ma come farlo nel modo migliore. Trump ha detto in poche parole: “ecco cosa voglio fare, ditemi come farlo”. All’incontro, l’uomo più importante era il Segretario della Difesa James Mattis, un ex generale dei Marines. Mike Pompeo, il direttore della CIA, non era presente. Il Segretario di Stato Tillerson sapeva molto poco di strategia bellica. “Il presidente era visibilmente scosso, e voleva delle opzioni. Gliene hanno offerte quattro, in ordine di gravità. L’opzione uno era di non fare nulla. L’opzione due era lo “schiaffetto sulla mano”: bombardare un aeroporto siriano dopo aver avvertito russi e siriani per evitare troppe perdite. Qualcuno l’ha chiamata “opzione gorilla”: battersi il petto per far vedere la propria forza, ma facendo nel concreto ben pochi danni. La terza opzione era di adottare un piano già scartato da Obama nel 2013: bombardare i principali aeroporti e centri di comando siriani usando bombardieri B52 e B1. La quarta opzione era la “decapitazione”: bombardare il palazzo di Assad a Damasco e tutti i suoi bunker. “Trump ha escluso fin da subito la prima opzione, e la quarta non è mai stata considerata, ma ha detto ‘voi siete i militari, e io voglio un’azione militare'”. Il Presidente all’inizio non voleva avvertire i russi dell’attacco, poi ha accettato malvolentieri. “Gli abbiamo dato l’opzione tiepida: non troppo calda, non troppo fredda”.

Cinquantanove missili Tomahawk sono stati sparati da due navi da guerra presenti nel Mediterraneo, la Ross e la Porter, contro la base aerea di Shayrat, vicina a Homs. “E’ stato tutto uno show di Trump, dall’inizio alla fine”, dice la mia fonte; “abbiamo minimizzato i danni di una pessima decisione del presidente. Non penso però che gli ufficiali intenderanno ancora seguire alla lettera una pessima decisione. Se Trump avesse scelto l’opzione tre, ci sarebbero state immediate dimissioni”.
Dopo il meeting, Trump ha parlato alla nazione da Mar-a-Lago, accusando Assad di aver usato gas nervino per soffocare “le vite di uomini, donne e bambini innocenti”. I giorni successivi la sua popolarità è salita. L’America si è stretta intorno al suo comandante in capo, come sempre succede in tempi di guerra. Trump, che in campagna elettorale si è detto disponibile a fare pace con Assad, ha bombardato la Siria 11 settimane dopo essere entrato nello Studio Ovale, elogiato dai Repubblicani, dai Democratici e dai media. Dei 100 maggiori giornali statunitensi, ben 39 hanno elogiato pubblicamente il bombardamento, inclusi New York Times, Washington Post e Wall Street Journal. Emblematico il giornalista della CNN Fareed Zakaria, che ha commentato: “penso che finalmente Donald Trump sia diventato il Presidente degli Stati Uniti”.

(Da Die Welt – traduzione di Federico Bezzi)