Rouhani: l’Iran sosterrà “fraternamente” il Qatar

La telefonata intercorsa tra il Presidente iraniano e l’Emiro del Qatar rappresenta la più forte dimostrazione pubblica del sostegno di Teheran verso Doha da quando il boicottaggio a guida saudita nei confronti del Qatar ha avuto inizio.

Il Presidente iraniano Hassan Rouhani ha avuto una conversazione telefonica con il leader del Qatar Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani, durante la quale il Presidente iraniano ha espresso il suo sostegno verso il Qatar contro il boicottaggio a guida saudita del piccolo ma ricco stato del Golfo. Questa è la più evidente dimostrazione del sostegno iraniano nei confronti del Qatar che sia stata fatta pubblicamente dal momento in cui l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e l’Egitto hanno condotto un taglio diplomatico ed economico totale nei confronti del Qatar.

La telefonata è avvenuta in un momento simbolico, mentre i musulmani di tutte le sette celebravano Eid, la festa che conclude il mese santo di Ramadan. Secondo la Mehr News Agency Rouhani ha dichiarato che il suo Paese è impegnato a perseguire «un obiettivo comune per entrambe le parti, che sia d’aiuto all’economia del Qatar e sviluppi delle speciali relazioni tra i settori privati dei due Paesi». Si noti che Rouhani ha parlato di una relazione speciale non tra i governi di Teheran e Doha, ma tra le imprese private dei due Paesi.

Ciò chiarisce perché nonostante l’Iran biasimi la grave situazione nella quale il Qatar si trova per mano del comune antagonista Riad, la relazione bilaterale tra Iran e Qatar non abbia ancora dato origine ad un rapporto realmente fraterno tra i due Paesi, ma piuttosto ad un allineamento motivato dal fatto che Iran e Qatar siedano in cima alla medesima riserva di gas naturale, e dal fatto che entrambi i Paesi abbiano adesso un comune avversario geopolitico.

È stata infatti la paura scaturita dalla possibilità di una cooperazione nel campo della coltura energetica tra Iran e Qatar ad avere colpito l’Arabia Saudita. Il “tradimento” ideologico di una monarchia salafita del Golfo che sviluppi legami più stretti con l’Iran è ciò che i sauditi vedono come un “infilare il dito nella piaga”, per così dire. Rouhani ha poi fatto riferimento all’ultimatum oggettivamente ridicolo inoltrato dall’Arabia Saudita al Qatar, dicendo: «La pressione, l’intimidazione e le sanzioni non possono essere soluzioni adeguate agli eventuali disaccordi tra i Paesi della regione».

Anche se queste osservazioni non sono state formulate con la stessa forza espressa da quelle del Presidente turco Erdogan, che ha definito l’ultimatum un attacco alla sovranità del Qatar, la conclusione di Rouhani non è completamente diversa da quella di Erdogan. Rouhani ha continuato: «Il Governo della Repubblica islamica dell’Iran è pronto a cooperare e ad adottare tutte le misure necessarie per l’instaurazione della pace nella regione. […] L’aria, la terra ed il mare dell’Iran saranno sempre aperti al nostro vicino Paese e fratello, il Qatar. […] Teheran e Doha hanno sempre goduto di forti relazioni di sviluppo. Siamo pronti a rafforzare gli accordi bilaterali così come ad unire le forze per risolvere i complicati problemi che affliggono il mondo islamico».

Il Presidente iraniano ha inoltre affermato che il mare e la terra dell’Iran saranno sempre aperti al Qatar, che Rouhani ha chiamato una Nazione fraterna. La conversazione tra il Presidente Rouhani e l’Emiro del Qatar dimostra un altro autogol messo a segno dai sauditi. Nel tentativo di vessare il Qatar al fine di trasformarlo in qualcosa di simile ad uno Stato fantoccio al servizio dell’Arabia Saudita, Riad ha effettivamente spinto il Qatar nelle braccia dell’Iran molto più di quanto fosse mai stato o avrebbe potuto essere prima del boicottaggio a guida saudita.

Lungi dal capitolare alle ridicole pretese saudite che ricordano più le minacce contro le piccole leghe e coalizioni che si sono verificate durante la Guerra del Peloponneso rispetto a qualsiasi cosa degna di attenzione verificatasi nel XXI secolo, il Qatar perseguirà i suoi diritti sovrani come Nazione, per sviluppare relazioni bilaterali con i Paesi che hanno deciso di non isolarlo. Il rinnovato rapporto del Qatar con la Turchia sunnita e le sue relazioni politiche ed economiche in espansione con l’Iran sciita attestano quanto il Qatar abbia oggi un portafoglio di grandi alleati regionali non arabi più diversificato rispetto all’Arabia Saudita.

Mentre la Turchia non è anti-saudita, i rimproveri della Turchia nei confronti dell’Arabia Saudita negli ultimi giorni e settimane dimostrano l’avversione di Ankara per l’atteggiamento saudita verso uno dei suoi Stati confinanti. Detto tutto questo, l’Iran deve stare attento a ricordare che fino a poco tempo fa il Qatar stava combattendo gli Houthi pro-Iran in Yemen ed ha contribuito a finanziare gruppi terroristici salafiti in Siria che hanno combattuto la coalizione anti-terrorista capeggiata da Damasco di cui l’Iran è membro, insieme a Russia ed Hezbollah. Le osservazioni di Rouhani indicano che l’Iran lasci apertamente trapelare come sia a conoscenza di tutto questo, ed in privato stia invece quasi certamente considerando le future prospettive con il Qatar molto più cautamente di quanto le dichiarazioni pubbliche lascerebbero presagire.

Detto questo, l’idea che l’Intesa russa-turco-iraniana per la risoluzione della crisi siriana emersa durante i Colloqui di Astana sia poco più che la componente di un’ipotetica alleanza pro-sciita con la Turchia pronta a svettare dalle retrovie, somiglia sempre di più ad un’analisi estremamente semplicistica. La Turchia si è distanziata dalla politica statunitense in Siria per il forte sostegno dell’America ai Curdi così come la Turchia ha apertamente respinto il progetto della Grande Albania, fortemente favorito da Washington e da Londra.

Allo stesso tempo, Erdogan si sta sempre più avvicinando all’Iran ed in un senso più ampio alla Russia su diversi temi chiave. I sauditi sono riusciti non solo a portare il Qatar più vicino all’Iran, ma hanno stranamente prodotto delle ripercussioni tali da dare alla Turchia una ragione per diffidare di Washington. Il fatto che la Russia sia rimasta neutrale in merito alla crisi del Qatar, ma lo abbia fatto senza darsi la zappa sui piedi come ha fatto l’America dopo che Donald Trump ha twittato su quanto il Qatar sia colpevole di sponsorizzare il terrorismo, come i sauditi l’hanno accusato di fare, significa che il livello del rispetto della Russia a Doha è salito mentre la sua posizione a Riad non è ancora scesa in alcun modo.

In questo senso, non sono la Russia e l’Iran che stanno formando una mezzaluna sciita, ma sono i sauditi che stanno tentando di formare una mezzaluna sunnita che conduca dal Golfo attraverso il Mar Rosso fino all’Egitto, interrotta solamente da uno Yemen lacerato dalla guerra civile. Ma la relazione del Qatar con l’Iran ha mostrato un difetto fatale degli sciiti contro la propaganda sunnita che è venuta dai sauditi per anni. La realtà è che l’economia e le questioni inerenti la sicurezza generalmente ostacolano le preoccupazioni di carattere ideologico, soprattutto in un’era contrassegnata dal calo dei prezzi dell’energia.

Alla fine dei conti, ad eccezione di un rapporto sempre più stretto con l’Egitto, sebbene fondamentalmente non voglia che il carattere dell’Egitto come stato secolare multiconfessionale cambi, è l’Arabia Saudita che potrebbe diventare sempre più isolata. Mentre gli Stati Uniti ed Israele si appoggiano incondizionatamente all’Arabia Saudita, l’America continuerà a mantenere pubblicamente la neutralità e Israele alla fine risulterà un alleato disonesto verso tutti, tranne che sé stesso, come attestano le difficili relazione con i leader israeliani del Presidente Nixon e del Presidente Obama. Lo stile irruento con cui i sauditi portano avanti la “diplomazia” in quella che può essere definita l’era di Mohamamd bin Salman sta già sostanzialmente cominciando a ritorcerglisi contro, e questo è solo l’inizio.

(da The Duran – Traduzione di Giovanni Rita)