LeBron James: il re del basket senza corona

Dopo la netta sconfitta per 4-1 subita nelle Finals NBA, LeBron James ha dovuto cedere il trono di campione. Nonostante sia il giocatore più forte della lega si è dovuto arrendere di fronte alle giocate fenomenali dei rivalissimi Golden State Warriors, arrivati a vincere due titoli NBA negli ultimi tre anni. Una sconfitta che senza ombra di dubbio pesa in casa Cavaliers, che però non può ricadere sulle spalle di “The King”. Dal suo ritorno a Cleveland nel 2014, LeBron James è stato fin da subito determinante, prendendo le chiavi del gioco di una squadra senza identità e conducendola a tre finali consecutive dopo un digiuno di Playoffs che durava da ben quattro stagioni (2010-2014). Un miracolo sportivo che non basta a spegnere le critiche del post-sconfitta, definendo quella di Lebron quasi un’annata fallimentare, tanto da far circolare le voci di un suo addio ai Cavs nel 2018, per vestire magari la maglia giallo-viola dei Lakers. Basta dare un’occhiata alle statistiche di “The King” in questa regular season per accorgersi che questa è stata una delle migliori stagioni personali.

Quella disputata da James è stata una stagione pazzesca, chiusa nella post-season con una media di 32.8 punti a referto, 9.1 rimbalzi catturati e 7.8 assist smezzati ai compagni: numeri da favola con cui il giocatore nativo di Akron ha saputo trascinare per l’ennesima volta la sua squadra ai massimi livelli della NBA, merito anche del contributo di una spalla del calibro di Kyrie Irving, definito da Kevin Durant superiore perfino ad una leggenda come Allen Iverson.

Come è stata possibile questa debacle contro gli Warriors? Rispetto allo scorso anno, Curry e compagni hanno potuto fare affidamento su un’arma in più, l’ex OKC Kevin Durant, uno dei migliori (se non il migliore) attaccanti della NBA, MVP della stagione 2013-2014 e vincitore per 4 volte del titolo di miglior marcatore della lega. Insomma non l’ultimo arrivato. L’innesto nella squadra di Oakland di KD, è stato il quid in più nella serie finale, tanto che Durant oltre a vincere il suo primo titolo, è stato premiato anche come MVP della serie. Perciò, se gli Warriors hanno potuto contare su un vero e proprio dream team, Curry, Thompson, Green, Iguodala e Durant, lo stesso non si può dire per i Cavaliers, diventati troppo LeBron-dipendenti: chiamato a gestire i palloni che contano e costretto ad un elevato minutaggio in campo. Il campanello di allarme per i Cavaliers suonò all’inizio dell’anno, quando la squadra registrò un brutto record fatto di 6 sconfitte in 8 gare, in cui mancava l’apporto di degni sostituti in grado di far rifiatare i titolarissimi Irving, James e Love, quest’ultimo finito spesso al centro di feroci critiche per il suo rendimento altalenante. La duttilità sul parquet di LeBron, capace di ricoprire qualsiasi posizione, dal playmaker al centro, si è trasformata in un’arma a doppio taglio; non è un caso, quindi, che Cleveland sia andata in seria difficoltà nei momenti di cali di condizione del numero 23.

Proprio quel 23 cucito sulla canotta di James è molto più di un numero per chi ama questo sport, rappresenta un paragone con quello che è considerato il cestista più forte della storia della pallacanestro, Michael Jordan, che metterebbe in crisi chiunque. Tuttavia, rispetto al campione dei Bulls, che ha rivoluzionato la pallacanestro con le sue prodezze e con una mentalità vincente, anche Lebron James ha saputo riscrivere le pagine della storia della NBA e del basket mondiale. The King ha saputo imporsi in un periodo in cui la lega ha visto giocare moltissimi campioni: da Kobe Bryant a Paul Pierce, da Allen Iverson a Shaquille O’Neal, da Dwyane Wade a Tracy McGready, solo per citarne alcuni. Inoltre, il suo palmares parla chiaro: 3 titoli NBA conquistati (due con i Miami Heat e una con Cleveland), con altrettanti titoli MVP delle Finals vinti; 4 MVP della regular season; 13 convocazioni all’All-Star Game ed eletto 2 volte MVP; senza dimenticare i successi ottenuti con la maglia della nazionale nelle edizioni dei Giochi Olimpici di Pechino e di Londra, vincendo 2 ori. La fame di vittorie del Prescelto non si è ancora saziata, come dimostrano gli altri record raggiunti da LeBron nel corso delle Finals: miglior marcatore della storia dei Playoff, superando quota 6000 punti, e primo giocatore a viaggiare ad una tripla doppia di media nella serie finale.

Alla luce di quest’analisi, sarebbe così folle ritenere LeBron James il miglior giocatore di sempre di questo bellissimo sport? Dopo aver interrotto un digiuno di titoli sportivi che durava da 52 anni, trascinando Cleveland al suo primo storico anello NBA nel 2016, oggi è davvero giunta al capolinea l’avventura di LeBron James nella sua città natale oppure “The King” saprà rialzarsi e proverà a riprendersi lo scettro di campione con i suoi Cavs?

(di Andrea Petricca)