A cinquant’anni dal Monterey Pop Festival

Il Monterey Pop Festival (16-18 giugno 1967), apice del San Francisco Sound che vide giganti come Jefferson Airplane, Grateful Dead, The Mamas & Papas e QuickSilver Messenger Service rispondere “a tono” al British Blues dei vari John Mayall & The Bluesbreaker, Fleetwood Mac, Peter Green, Cream e Yardbirds, viene ricordato dagli esperti del settore e dagli addetti ai lavori per un aneddoto in particolare; il trionfo assoluto di Jimi Hendrix – fresco di incisione di Are You Experienced con Noel Redding e Mitch Mitchell – su Eric Clapton, all’epoca considerato il non plus ultra, tanto che sui muri di Londra apparivano scritte quali “Clapton is God” realizzate con le bombolette spray ogni qualvolta terminava qualche live con i Cream -primo supergruppo della storia con il recentemente scomparso Jack Bruce al basso e Ginger Baker alla batteria- deliziando la platea con l’inconfondibile Woman Tone della sua Gibson SG, prerogativa inconfondibile dell’album Disraeli Gears del 1967, udibile alla perfezione in brani quali Take it Back, SWLABR e World of Pain. Quale fu il corollario di tale trionfo?

Semplice. Killing Floor, Blues Standard in La portato in auge da Howlin’ Wolf con Hubert Sumlin’ alle chitarre. Slowhand, nonostante amasse alla follia il brano, in svariati tentativi di farne una versione studio o live lo reputò sempre di ardua difficoltà per l’estrema velocità d’esecuzione di alcuni fraseggi e dell’intro in particolar modo. Jimi Hendrix, al contrario, sul palco del Monterey Pop Festival se ne impadronì, dominandolo dall’inizio alla fine eseguendone, forse, la versione migliore in assoluto tanti furono la semplicità, la confidenza e lo stile con i quali eseguì riff e parti solistiche con la sua Fender Stratocaster. In seguito, sia gli Electric Flag di Mike Bloomfield – storico chitarrista solista con la sua Telecaster bianca nella Paul Butterfield Blues Band e con la Gibson Les Paul in Super Session del 1968 con Al Kooper – sia Joe Bonamassa ne fecero una versione, che tuttavia non raggiunse mai i livelli qualitativi di quella eseguita del West Coast Seattle Boy. Ridurre il binomio Jimi Hendrix – Monterey solo alla versione di Killing Floor e alla bruciante umiliazione rifilata ad Eric Clapton sarebbe riduttivo e mancherebbe di rispetto agli altri innumerevoli prodigi che fece su quel palco. In 40 minuti di esibizione, James Marshall Hendrix suonò con i denti l’assolo di Hey Joe – incisa nel 1966 insieme a Stone Free, pietra miliare per la comprensione dell’Hard Rock -, fece sesso con la sua Fender Stratocaster, la spremette fino al midollo al fine di ricercare sonorità sempre più innovative e la rese protagonista di feedback allucinanti contro i muri di Marshall Super Lead Plexi del 1959 quando, al termine di Wild Thing (brano dei The Troggs del 1966), le diede fuoco con del liquido per accendini.

Immagini surreali, mai viste prima, che permisero a Jimi Hendrix di “diventare Jimi Hendrix” grazie al seguito enorme che ebbe negli USA, il quale preparò il terreno per le registrazioni di album quali Axis: Bold As Love (1967), Electric Ladyland (1968) e First Rays of New Rising Sun (1970, pubblicato postumo alla morte) e la partecipazione a live quali il Festival di Woodstock, Berkeley, Fillmore East e Rainbow Bridge.
Questa, però, è un’altra storia.

(di Davide Pellegrino)