Stampa, satira e “addetti ai lavori”: la scandalosa propaganda pro-Ius Soli

Che il sistema mediatico sia schierato in modi palesemente globalisti e anti-nazionali non lo scopriamo certamente ora. La nostra repubblica è, del resto, frutto di una conquista e di una sconfitta, non possiamo stupirci di tutto ciò che la circonda.

Non scopriamo certamente ora la malafede aperta di certi cosiddetti “tecnici imparziali” che altro non fanno se non preservare il sistema quando va preservato (ciò che è accaduto con il penosissimo referendum del 4 dicembre è fin troppo chiaro, un gioco delle tre carte clamoroso che, sentite la notizia, ha funzionato, ma passiamo oltre), o cambiato secondo le volontà dei potenti di turno ove possibile: è il caso di questo stramaledettissimo Ius Soli, la legge italianicida che, se approvata, potrebbe portare non solo alla preservazione del fango inutile nel quale ci ritroviamo ormai da decenni, ma anche all’estinzione nel giro di un secolo.

Ecco dunque che la legge italianicida ha già a supporto “testimonianze di civiltà” che spuntano fuori come funghi, pareri tecnici completamente inventati (storia già vista, come accennavo prima), una vera invasione mediatica – oltre che umana – quasi come se fossero gli italiani a dover votare la legge. Magari c’è chi prevede un referendum (a mio modo di vedere decisamente improbabile) e prepara il terreno, ma fatto sta che ad oggi i cittadini non voteranno un bel nulla, subendo semplicemente le “informazioni” che gli vengono passate da stampa e “addetti ai lavori”.

Superstar assoluta è, manco a dirlo, Repubblica, che in un solo giorno tira fuori un uno-due degno dei migliori scambi tra Nadal e Federer dei bei tempi andati. Del resto, tramite l’inserto l’Espresso, la campagna del giornale dura da anni: indimenticabile a febbraio l’inequivocabile pezzo Anche noi siamo italiani: sì allo ius soli. Esso riportava la testimoninanza sobria di tale Mohammed Yamoul, che con l’umiltà che lo contraddistingueva diceva: “C’è la volontà politica di bloccare tutto: ma l’Italia prima o poi cederà, siamo una ricchezza”. Come a dire “rassegnatevi, non c’è nulla da fare”. Un bel tipo.

Comunque, nella giornata del 16 giugno, Repubblica ed Espresso si scatenano. Partiamo con il figlio di genitori albanesi, il perfetto scolaro da tutti 9 e 10.

Il bambino, vero e proprio genio che le sottosviluppate menti italiche potrebbero soltanto sognare di imitare, sarebbe secondo il quotidiano di Scalfari un’occasione da non perdere: del resto, chi, mi domando, in Italia ha voti del genere? Cosa possiamo sperare noi poveri rozzi, distratti da mandolini e pizze, rispetto alla superiorità etnica e mentale che contraddistingue balcanici e vicini vari? Per l’amor di Dio, non smarriamo questa via per l’Eldorado. Ne va del futuro della nostra scuola, io stesso non ho mai conosciuto un compagno di scuola con rendimenti elevati, sarebbe una rivoluzione, non lasciamocela scappare.

Poi c’è la “testimonianza” di Maarad, marocchino che vive in Italia da 18 anni, che tra un classico “è un atto di civiltà” e l’altro si lagna: “Non voto perché non posso. Non sono italiano. Non ancora. Nonostante io sia in Italia da diciotto anni. Praticamente una seconda maggiore età. Solo che questa è inutile perché non segna alcun passaggio.”

E ancora: “Sentirsi quotidianamente ospite del Paese che vorresti servire con passione e dedizione. È vero, una legge per la cittadinanza c’è già. Se volessi potrei fare domanda e, forse, ottenerla. Dovrei solo compilare una decina di moduli, tornare nel paese dove sono nato e chiedere un certificato che dimostri che durante i miei primi dieci anni di vita non ho commesso alcun reato, autenticare tutto al Ministero degli Esteri, tradurlo e legalizzarlo al Consolato italiano e inviarlo agli Interni. Il tutto dopo aver pagato tasse e marche da bollo per diverse centinaia di euro. Trascorsi tre o quattro anni potrei ricevere la comunicazione per andare a fare il giuramento davanti a un sindaco che ho seguito in campagna elettorale. “

Sì, Madaar, devi fare tutto questo. Capita, quando si vive lontani dal proprio Paese d’origine. È anche troppo generoso, posso assicurartelo. Aver vissuto qui non ti rende italiano, non è così facile. E non c’è niente di male.

E gli innocenti bambini? L’amore e il cuore? No, non sono parole a caso tirate fuori in un momento di confusione, ci sono pure quelle. La nostra amica Rep pubblica un’intervista a ragazzini delle elementari figli di immigrati. Titolo: “Ehi, lo sai che non (non) sei italiano?”.

Musica infantlie che tanto tenerezza e bontà, quesiti generici sulle loro giovani biografie e sugli onnipresenti “sogni che aiutano a vivere”, infine la domanda fatale. Reazioni completamente inconsistenti, non gliene potrebbe fregare de meno. Loro incalzano continuando a chiedere ad una di loro se “ti sentiresti più uguale agli altri”.  Un ragazzino del Bangladesh dimostra una rara intelligenza per quell’età: “non mi interessa come mi giudica lo Stato”. Un gran bello sfruttamento di ragazzini innocenti ai quali di queste cose non importa assolutamente nulla. Complimenti.

C’è poi la solita “satira” del divertentissimo Vauro, un uomo ormai dedito da anni in maniera esplicita agli insulti, che si permette di apostrofare l’“assurdo” desiderio degli italiani di sentirsi a casa propria come padroni e non come stranieri schiavizzati e ignorati da tutti, così:

Il solito razzismo volgare che da sempre contraddistingue il fumettista de Il Fatto Quotidiano.

Dopo mezzi di comunicazione tra stampa e satira, i tecnici falsamente obiettivi. Quelli citati nell’introduzione, ricordate? Quelli che intortano la gente con il loro parere “professionale”: per conservare un sistema o per innovarlo a spese degli italiani, è ugual cosa. Tito Boeri, presidente dell’INPS, spara la solita fregnaccia del “senza immigrati, niente pensioni” condito dal “versano 8 miliardi nelle casse dello Stato e ne ricevono tre”.

Il perché resta un mistero, dal momento che gli immigrati di cui parla Boeri sono regolari e non clandestini, mentre qui si sta parlando di dare la cittadinanza, seppure in modo “temperato”, a migliaia di futuri bambini e perfino a bimbi vissuti qui almeno 5 anni su 12. Resta un mistero perché queste stramaledette pensioni non potrebbe pagarle il disoccupato italiano insieme ai suoi milioni di tristi “colleghi”. Ma soprattutto resta un mistero, sottolinea giustamente Il Primato Nazionale, di come sia possibile che il presidente dell’INPS “non sappia” come funziona l’INPS, dal momento che il sistema contributivo funziona sul concetto della “restituzione”, e non del “regalo”. Gli 8 miliardi versati che ricevono solo 3 di questi indietro sono quindi una sciocchezza, o meglio una prassi in attesa della futura restituzione in età pensionabile, sotto varie forme sulle quali è davvero stupido anche solo pensare di dilungarsi.

Ci permettiamo infine di gustarci quattro risate pensando al clamoroso twist dei grillini, ormai geni assoluti del camaleontismo politicante italico: dopo anni di sostanziale indifferenza alla questione, dopo le scoppole rimediate alle amministrative, stranamente si scoprono anti-immigrazione. Sinceramente, non me ne frega nulla: se dovesse servire a compiere il miracolo di fermare la legge, ben vengano.

Nella propaganda pro-Ius Soli c’è di tutto: bugie, insulti, razzismo xenofilo della peggiore specie, arroganza, messaggi strappalacrime dal contenuto iniquo. Si diceva nell’introduzione: sembra quasi che gli italiani debbano votarlo per quanto li stanno bombardando. Anche se non avranno la minima voce in capitolo.

(di Stelio Fergola)