La Grassa e il nuovo pericolo atomico

Guerra, negli arsenali delle potenze mondiali arriva la nuova bomba atomica: più piccola e più precisa

Francamente, mi sembra qualcosa di “normale”. Malgrado i paventati pericoli (ma più che altro perché serviva alla propaganda da una parte e dall’altra), il mondo detto bipolare (1945-91) era scevro da reali pericoli di guerra. Oggi, la situazione è diversa perché in effetti vi sono più “poli” in crescita, anche se quelli per il momento in piena evidenza sono gli Usa, ancora in netto vantaggio, e poi Russia e Cina. Francamente, India e Brasile mi sembrano piuttosto lontani dal costituire veri “poli” con la necessità di creare attorno a loro determinate sfere d’influenza. Starei attento a non ricominciare con la solfa dell’imperialismo.

Diciamo che siamo, come ho sostenuto più volte, in “multipolarismo” con una precisa direzione: il “policentrismo” conflittuale acuto, che poi richiede, al di là della stessa volontà dei contendenti, un regolamento di conti. Secondo la mia opinione ci vorrà ancora un bel po’ di tempo per trovarci in una situazione simile; quindi non credo proprio vi siano vicini pericoli di guerre troppo violente e generalizzate. Certo vi saranno molti conflitti minori (o anche di una qualche acutezza), alternati a periodi di trattative in cui rinascono – presso gli ignari e per l’attività propagandistica condotta dai vari contendenti e dai loro “alleati” (i paesi a loro subordinati) – speranze di pace, poi debitamente deluse in continuazione.

Nessuno vuole ammettere una verità ormai assodata da millenni di storia della società umana. Non vi è cattiveria congenita, non ci sono “mostri” o personaggi che improvvisamente impazziscono. Si pensi a come anche nel secolo scorso si è creata la favola di Hitler quale “mostro” o “folle”; e anche Stalin era più o meno nella stessa situazione per tutti gli imbroglioni o i minorati mentali. Nemmeno i vertici politici statunitensi, i più grandi massacratori della storia, sono da considerarsi in tal modo, se non per semplificazioni giornalistiche e, appunto, propagandistiche.

Anche il più bellicista e aggressivo è pronto ad addivenire, se è possibile, a più miti consigli. Solo che, nello squilibrio venutosi a creare con lo sviluppo diseguale delle diverse realtà sociali o nazionali o d’altro genere ancora, si arriva sovente al punto in cui non c’è via d’uscita se non la virulenta resa dei conti. E allora è ovvio che, soprattutto a partire da un certo grado di multipolarismo, si acceleri pure la preparazione delle armi necessarie, che il progresso tecnologico rende sempre più potenti, ma che comunque vengono poi adattate alle finalità da conseguire.

Nessuno ragiona nei termini: “Muoia Sansone con tutti i filistei”; malgrado molti imbroglioni o ignoranti lo ripetano continuamente. Bisogna vincere, sopraffare l’avversario ed un simile fine comporta comunque morti e distruzioni in quantità spaventose; non però l’annientamento globale, bensì la supremazia di qualcuno e l’avvento di un nuovo “ordine” con (di solito diverso) “centro regolatore” del mondo.

E da lì si riparte con i soliti propositi di pace universale, ci si ripete che sarà l’ultima volta, che la terribile lezione è stata imparata, e tante altre chiacchiere. Non false da parte di tutti; anzi molto spesso sincere, nutrite di vera buona volontà. Solo che l’evolversi della società umana comporta intensi squilibri, diseguaglianze, invidie, sensazione di essere stati turlupinati o addirittura sottomessi a chi non merita affatto rispetto e obbedienza. E si ricomincia.

In genere, prima di arrivare a scontri con abbondante uso delle armi, e appunto delle più potenti e moderne, si cerca di condizionare in altro modo coloro che vengono sentiti quali avversari infidi e che potrebbero passare all’azione di forte disturbo. Siccome ognuno pensa che sia l’altro a poter iniziare le ostilità, ci si prende avanti, si cerca insomma di precederlo in modo da metterlo in difficoltà. Oggi, con le nuove invenzioni delle tecnologie elettroniche e informatiche, sono queste ad essere usate nella fase di avvicinamento a più decisivi scontri. Cito qui un altro articolo abbastanza significativo al riguardo:

Come ben si vede, anche in questo tipo di azione di fatto aggressiva si tende a coinvolgere la popolazione nel suo complesso, non ci si limita alle truppe in aperto scontro bellico. E’ del resto dalla seconda guerra mondiale che ciò avviene in modo massiccio. Intendiamoci bene. Qualsiasi guerra non passa come una carezza sulle popolazioni. Esse alla fin fine devono subirne di tutti i colori; e soprattutto quelle dello schieramento perdente.

Tuttavia, da quando il conflitto si combatte ampiamente e con crescente acutezza non semplicemente sul terreno bensì nello spazio aereo, la situazione per le popolazioni (dei vincenti come dei perdenti alla fine del confronto) si è fatta molto sgradevole (usando un eufemismo). Tuttavia, anche nella seconda guerra mondiale, le popolazioni colpite lo erano soprattutto in base a pesanti bombardamenti dell’aviazione (ivi compreso l’uso delle due atomiche da parte degli Stati Uniti). Prima l’invenzione di missili a sempre maggior gittata e ormai da tempo l’enorme avanzamento in campo elettronico renderanno vulnerabili tutte le popolazioni, anche la statunitense che è stata quella risparmiata nel XX secolo. La guerra diverrà sempre più effettivamente generale e generalmente dannosa per tutti.

La si smetta tuttavia di pensare sempre che alla fine l’umanità si distruggerà. Tutto potrebbe accadere, ma sarebbe un evento largamente fortuito (come, sembra, l’estinzione dei dinosauri). Insisto nel sostenere che l’essere umano non ha particolare cattiveria e volontà di annientamento, tali da condurre pure all’autoannientamento di ogni forma di relazione sociale e addirittura di vita. Nemmeno credo esista una particolare predisposizione all’aggressività, alla crudeltà, alla ferocia. Neppure l’ambizione sfrenata di singoli individui è la causa decisiva dei conflitti (questa spiegazione è forse la più rozza e banale). Dobbiamo sopravvivere e non possiamo non “nutrirci” di altri per ottenere questo risultato. Non sono cattivi e feroci gli animali che devono reciprocamente mangiarsi per sopravvivere.

Noi abbiamo avuto in dote quella che chiamiamo ragione, pensiero, capacità di riflessione sulla realtà (mai veramente conosciuta ma sempre studiata e supposta per curiosità e spinta alla sopravvivenza), che conduce a continue modificazione delle nostre forme relazionali e di esistenza in collettività. Il nostro modo di “nutrirci” è quindi molto particolare e “produce” quella che chiamiamo storia. E’ sempre evolutiva, nel senso di continue modificazioni; crediamo che esse ci possano condurre verso il meglio, e lo chiamiamo progresso; ma è semplicemente una continua trasformazione delle nostre forme di esistenza (sociale) e quindi di “nutrizione”.

Ritengo in effetti particolarmente fastidiosa la retorica di gran parte dei sedicenti pensatori che – alcuni senz’altro in buona fede, i più però con ipocrisia e perfetta malafede – ci stonano la testa con le possibilità di addivenire a forme di convivenza pacifiche, di comunità di intenti e altre speranze di vario genere. A mio avviso si tratta appunto o di bugie o di ingenua tendenza all’eliminazione (o decisiva attenuazione) di ciò che noi uomini, e solo noi fra tutti gli esseri viventi, definiamo “male”; in contrapposizione appunto al “bene”, che ci si affanna continuamente a predicare. Ritengo del tutto utile, anzi necessario, che ci si sforzi in definitiva in direzione del bene. Così come sono convinto sia del tutto ragionevole e vantaggioso cercare di evitare gli scontri bellici di primaria grandezza, senza dubbio eminentemente micidiali.

Sono queste tendenze a condurre spesso alle maggiori trasformazioni legate al nostro specifico modo di “nutrirci” utilizzando il pensiero, la ragione o come la si voglia definire. Tuttavia, è bene essere anche consapevoli che alla fine queste tendenze – nell’ambito di una realtà non mai adeguatamente, e meno che mai esaustivamente, conosciuta e squilibrante in massimo grado – condurranno allo scontro tra gruppi sociali variamente strutturati (ivi comprese le nazioni dell’epoca moderna con quella “mitica realtà” da noi elevata a rappresentazione del “tutto” che chiamiamo Stato). Tendenzialmente, ogni gruppo è convinto d’essere “il bene”, contrastato da altri, i nemici, che sono “il male”.

Di conseguenza vi è la spinta accelerata a fornirsi degli strumenti atti a far prevalere “il bene”; e si ha il cosiddetto “progresso”, che è soltanto quello tecnologico, ma non può essere sconsideratamente svalutato. L’importante è essere consapevoli di che tipo di “progresso” si tratta e di ciò a cui serve, di ciò a cui conduce, di ciò che comporta sovente in termini di sofferenza, distruzioni, morte “in massa”, ecc. Poi, passata solo temporaneamente la tempesta, quelle “innovazioni” sono in grado di migliorare le nostre condizioni di vita, “di nutrimento”, in periodi di tranquillità e relativa pace. Basta non ricominciare a chiacchierare su speranze di grande elevazione del nostro spirito, della nostra tendenza al “bene” comune, che è comune solo a fasi alterne e per gruppi che si scrutano e sospettano vicendevolmente, pronti a ri-darsele di santa ragione per……il bene comune, appunto. Beh, voi capite che il discorso potrebbe continuare a lungo; ed infatti non si può non riprenderlo di tempo in tempo. Per il momento fermiamoci qui.

(di Gianfranco la Grassa)