Terrorismo: scontro tra civiltà o tra visioni del mondo?

Ennesimo attentato terroristico in Europa. Che numero era? Il decimo? L’undicesimo? Non si sa, ormai ne abbiamo perso il conto. Ormai ci stiamo abituando anche a questo.

Del resto, abbiamo ormai metabolizzato l’idea di non aver più un futuro; perché non accettare anche che ogni tanto possa esplodere qualche bomba da qualche parte in Europa, come disse anche il sindaco di Londra Sadiq Khan? Dopotutto, nell’apatia generale che vige nella nostra società, dopo la novità dei primi attentati è assolutamente normale che tutto ciò sfoci, progressivamente, nell’indifferenza e nel disinteresse.

Assolutamente iconico è il fatto che il terrorista abbia colpito, come già era successo negli attentati di Parigi, un luogo di divertimento ed è ancora più significativo che ora gli occidentali facciano assurgere le discoteche o i concerti in cui si esibiscono delle pseudo-cantanti, che hanno più caratteristiche da pornostar, a luoghi simbolo dell’Occidente.

I luoghi che simboleggiano “il nostro stile di vita” che i terroristi vogliono stravolgere. I nostri santuari, i nostri luoghi sacri non sono più i templi, le Chiese, i luoghi di culto, bensì sono i locali, i pub, le discoteche, i luoghi dove una gioventù educata all’insegna del globalismo e vuota di qualsivoglia ideale per cui morire tenta di riempire tutto il vuoto che covano dentro. Nondimeno, sorridiamo nel sentire taluni che dicono che l’Islam “è incompatibile con i nostri valori”, come se la civiltà occidentale, oggi, contenesse dei valori all’infuori di quelli vuoti e retorici di cui fa vanto.

Noi non diremo che, oggi, si stanno scontrando due civiltà. Sarebbe troppo semplice farsi ingolosire dalle teorie fallaciane, che ignorano che i primi a combattere il terrorismo, i soldati siriani, gli Hezbollah sciiti e gli iraniani, sono proprio musulmani. Noi diciamo, piuttosto, che oggi si stanno scontrando due visioni del mondo, opposte ma ugualmente malate.

Da un lato abbiamo la visione del mondo occidentale, anomala e malata, corrotta dalla Zivilisation, come direbbe Oswald Spengler. Vuota, passiva, nichilista, materialista, relativista, incapace di credere in alcun valore assoluto finendo per negare se stessa e la propria identità, dietro ad un umanesimo spicciolo secondo il quale “siamo tutti uguali” e quindi non esiste alcuna identità, né etnica, né tanto meno culturale. Una visione del mondo profondamente auto-distruttiva.

Dall’altro lato abbiamo la visione del mondo del fanatico religioso, colui che, pur agendo per valori trascendenti, ignora ogni ethos tradizionale, ogni senso dell’onore e della dignità cavalleresca, finendo per colpire dei civili inermi. Chiaramente è facile capire quale visione del mondo prevarrà, indipendentemente dai mezzi materiali di cui esse dispongono. Una mentalità forte e attiva prevale sempre su una debole e passiva.

E’ più probabile che la spunterà, quindi, l’occidentale che non è nemmeno disposto a combattere per difendere il suo diritto di andare a sballarsi nelle discoteche (effettivamente è impossibile difendere il vuoto), o il fanatico che è disposto a sacrificarsi, seppur in maniera disonorevole, per qualcosa di superiore?

(di Riccardo Calabretta)