Il “Che” delle primavere arabe è un terrorista islamista

Nel corso del sanguinoso conflitto condotto dagli USA e dalla NATO in Libia e Siria, un uomo ha contribuito a reclutare i cosiddetti “ribelli moderati” per scatenarli contro gli innocenti civili dei due paesi. L’Interpol è sulle tracce dell’ex sindaco di Tripoli, capitale della Libia: un libico con cittadinanza irlandese, dichiarato terrorista internazionale dall’Arabia Saudita. Mahdi al-Harati (in foto) ha spesso soggiornato a Malta dal 2014. Nel gennaio 2017 è stato arrestato per il suo coinvolgimento in un accoltellamento avvenuto a Malta tra due libici, causato da una discussione politica. Il suo arresto ha contribuito a fare luce sul suo passato, incluso il suo ruolo nel reclutare terroristi –con l’aiuto della CIA- allo scopo di aiutare i cambi di regime condotti dall’Occidente.

Il suo coinvolgimento è stato scoperto nel luglio 2011, quando fu interrogato dalla polizia irlandese su una grossa somma di denaro, 200.000 dollari, rubati dalla sua casa in Irlanda. Al-Harati ha sostenuto che il denaro gli fu dato dalla CIA per reclutare persone al fine di rovesciare il governo di Gheddafi. All’epoca, l’uomo era al comando della “Brigata Tripoli”, un’unità militare formata nell’aprile dello stesso anno allo scopo di abbattere Gheddafi. Al-Harati ha iniziato a formare l’unità dopo aver visitato a febbraio Benghazi, all’epoca nel pieno delle proteste anti-governative. La brigata è stata formata con il supporto della CIA. In agosto 2011, la brigata radunava oltre 1000 uomini addestrati dalle Forze Speciali del Qatar, equipaggiati con armi leggere, uniformi ed attrezzatura militare. La brigata contava anche un’unità di otto tiratori scelti. Durante l’assalto a Gheddafi, il Qatar è stato l’intermediario degli Stati Uniti per inviare denaro e risorse belliche. Dal settembre 2011, Al-Harati è stato incaricato di assistere il famigerato capo di al-Qaeda Abdel Hakim Belhaj, in coincidenza con la visita del presidente turco Erdogan alla Piazza Verde di Tripoli. Un capo di Al-Qaeda che, nonostante la sua posizione nel gruppo terrorista fosse ben nota, è stato incaricato dalla NATO come governatore militare di Tripoli. Il piano USA-NATO per la Libia avrebbe dovuto essere piuttosto contenuto: non ci sarebbero dovute essere presenti truppe sul terreno, e gli interventi militari sarebbero stati mirati solo alla protezione dei civili, principalmente a Benghazi. Per fare ciò, però, sarebbero comunque serviti dei militari, e gli USA e la NATO hanno utilizzato quello che avevano a disposizione nel paese: Al-Qaeda e gli jihadisti salafiti.

AL-HARATI RECLUTA POVERI SIRIANI PER LA “RIVOLUZIONE”

I comandanti di Al-Qaeda impiegati dagli USA e dalla NATO venivano indicati come “ribelli moderati” e “insorgenti”, ma non lo erano: facevano parte di un cambio di regime che sarebbe servito come banco di prova per la Siria. La Brigata Tripoli non era composta esclusivamente da libici. Nel marzo 2011, gli stadi iniziali delle rivolte in Siria, dei terroristi libici sono stati utilizzati come forze sul campo allo scopo di fomentare le rivolte, armati dalla CIA con le stesse armi utilizzate prima in Libia. Al-Harati fu incaricato di formare, nel nord della Siria, la “Brigata Liwa al-Umma”. Le armi gli furono inviate direttamente da Benghazi; l’ambasciatore USA Chris Stevens le fece arrivare dal porto turco di Iskenderun; da lì i servizi segreti turchi le trasportarono fino al nord della Siria.

Al-Harati ebbe l’idea di arruolare tra i suoi ranghi i turkmeni, i quali vivono al confine tra Siria e Turchia. Promettendogli denaro e bottini di guerra, la povera popolazione fu convinta a supportare l’armata di Al-Harati e il cambio di regime in Siria. Aggiungendo dei siriani al suo gruppo, poteva legittimarlo agli occhi del mondo come “forza ribelle”. Invitò anche dei giornalisti occidentali –illegalmente e senza visti- per documentare i suoi sforzi per la “rivoluzione”. Ma non tutti questi giornalisti ci sono cascati. I reporter di guerra più esperti hanno riconosciuto che molti dei soldati, incluso il loro stesso capo, erano libici.

Al-Harati lasciò la Siria dopo aver costruito una forte armata combattente, mettendo i siriani ai posti di comando. Uno di questi comandanti era il Generale Selim Idris, il quale ha ospitato a Idlib il senatore USA John McCain. Si crede che McCain sia entrato nel paese illegalmente. Al suo ritorno in America, McCain divenne uno dei maggiori portavoce del conflitto siriano, facendo passare leggi per inviare ulteriori fondi e armi ai “ribelli” dell’Esercito Siriano Libero.

QUALE NESSO TRA IRLANDA E TERRORISMO?

L’Irlanda, casa di Al-Harati, è strettamente connessa con i terroristi, con i quali lui ha lavorato per anni. Dopo gli attacchi di Londra e Manchester, è venuto alla luce come questi avessero un nesso con l’Irlanda. Sappiamo che il governo irlandese ha sostenuto i terroristi wahabisti in Siria. Nel deserto libico, dal 1986 al 1997, si sono addestrati i terroristi irlandesi. Anche oggi, l’aeroporto di Shannon è utilizzato per inviare armi e rifornimenti ai terroristi siriani. Il Movimenti Anti-Guerra Irlandese (IAWM) ha chiesto inequivocabilmente che i combattenti libici anti-Gheddafi fossero armati e riconosciuti internazionalmente. Molti dei terroristi di Manchester e Londra sono stati associati al Gruppo Combattente Libico Islamico (LIFG), un gruppo terroristico fondato dalla CIA a Dublino e diretto da Housam Najjair e Al-Harati. Najjair e Harati sono stati descritti da molti politici irlandesi come “ribelli moderati secolari”. La stampa irlandese li ha continuamente definiti “combattenti per la libertà”, almeno fin quando la loro connessione con gli attentati in Inghilterra non è emersa. I politici irlandesi hanno supportato attivamenti i massacri jihadisti in Siria.

IL QATAR, CAPRO ESPIATORIO DI TRUMP

Perché ora i “combattenti per la libertà” come Al-Harati vengono chiamati terroristi? La differenza l’ha fatta il presidente americano Donald Trump, il quale ha annunciato nel suo recente viaggio in Medio Oriente che la sua amministrazione vedrà le cose in modo diverso. Trump ha sacrificato il Qatar sull’altare della lotta statunitense al terrorismo, nonostante il fatto che il Qatar sia solo uno degli attori che ha supportato il terrorismo in Siria e gruppi come l’Esercito Siriano Libero e l’ISIS. Qualche testa doveva cadere – in questo caso, il Qatar.

Il Qatar supporta la Fratellanza Musulmana, come la Turchia. Non c’è da stupirsi che la Turchia infatti abbia inviato truppe a proteggere il Qatar da eventuali attacchi da parte dei sauditi o di altri paesi arabi fedeli agli USA. Ma come si giustificano gli USA, l’Inghilterra e gli altri leader europei per il loro precedente supporto alla Fratellanza Musulmana? Alcuni dicono che se la Fratellanza venisse posta fuori legge, in Europa si scatenerebbe il caos. Trump e gli americani dovrebbero chiedersi se vogliono davvero farla finita con il terrorismo e gli jihadisti pagati dalla CIA, o vogliono solo che il Qatar affondi nella sabbia. Gli USA hanno perso la guerra in Siria, e a quanto pare a pagarne il prezzo saranno il Qatar e l’Iran, gli unici alleati della Siria nella regione.

Scrive William J. Murray, presidente della Religious Freedom Coalition:
“Gli USA, la NATO e I loro alleati nel Golfo hanno sparso lo jihadismo in tutto il mondo. La strategia USA di armare “il nemico del tuo nemico” non funziona quando entrambi i combattenti odiano la democrazia. Ciò che gli USA hanno ottenuto in due decenni di interventismo è la distruzione di paesi che non componevano una minaccia per gli Stati Uniti, e la formazione di gruppi che puntano a distruggere l’Occidente e imporre la Sharia in tutto il mondo”

Al-Harati ha appeso al chiodo la divisa militare per indossare la giacca e la cravatta quando è divenuto sindaco di Tripoli nel 2014, nel tentativo di rifare la propria immagine. Ma con il suo recente arresto a Malta e il suo ingresso nella lista dei terroristi più ricercati, tutti i nodi –i suoi supporter e i suoi sponsor- stanno venendo al pettine.

(da Mintpressnews – traduzione di Federico Bezzi)