Il volto mistico ed esoterico del comunismo

Il pensiero di Marx e tutto il filone ideologico e culturale a lui legato, è figlio del razionalismo. Già filosofi come Cartesio, Bacon, Kant ed Hegel creano il principio fondante della ragione come “punto di fuga”, come nel disegno, dal quale far partire la capacità di analizzare ed interpretare i vari fenomeni.

Una ragione indagatrice che però si stacca dal sovrannaturale, e questo in sostanza crea un suo processo di assolutizzazione, una sua metafisica. Karl Marx porta a compimento questa operazione, riformulando la dialettica hegeliana ed incentrandola sul primato della materia. In ultima analisi egli crea una metafisica della materia, capovolgendo completamente il baricentro dell’azione fondante dell’Uomo, e portandolo sui suoi livelli bassi, la soddisfazione delle funzioni neuro-vegetative ed economico-sociali.

La filosofia marxiana è figlia del positivismo e della “scienza” di Darwin, tutte teorie promosse sostanzialmente dalle forze “nascoste” della storia, che hanno assecondato, promosso e dominato – nel senso opposto al “cavalcare la tigre” evoliano – il moto decadente. Tra le suddette forze abbiamo il giudaismo, per la sua particolare “metafisica” incentrata sulla materia, la massoneria, per piani di comando di diverso tipo, e il gesuitismo, presente nella formazione di Fidel Castro.

Questa “direzione” risulta essere l’anima segreta del marxismo, nascosta ai più e a molti dei leader rivoluzionari che ne sono risultati “agenti inconsapevoli”. Il materialismo dialettico reso organico da Engels, nei suoi tre principi fondanti – conversione quantità in qualità, compenetrazione degli opposti e negazione della negazione – viene suffragato dagli scritti scientisti del filosofo.

Tra questi Anti-Dühring dove si fa aspra critica dell’apriorismo, centrando l’esistenza del tutto – cosmogonia, chimica, fisica e biologia – intorno alla materia e ai suoi processi dialettici, appunto. Anche lo “spirito”, è un prodotto della materia, come per quanto espresso da Stalin in “Storia del Partito Comunista”. In ultima analisi, nella sua concezione materialistica, e nel suo annullare ogni di tipo di elevazione spirituale dell’uomo, il comunismo crea un oppiaceo ben più deleterio della religione (cit. Julius Evola)

Il lato “non razionale” del marxismo prosegue nell’esperienza russa e nelle figure stesse, oltre che nel pensiero, dei due leader sovietici Lenin e Stalin. E’ proprio la rivoluzione del’17 – secondo un particolare tipo di teoria dei campi economici e geopolitici – una sorta di rivoluzione francese russa, contro l’ancien régime, in quel caso lo zarismo, e per l’affermazione e l’approdo di positivismo, razionalismo, ateismo in Russia.

Da documenti recenti è risultato come Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin, frequentasse nel suo soggiorno a Zurigo, la loggia massonica talmudico-kabbalistika. Oltre a ciò, si è scoperto che inizialmente l’armata rossa usasse la svastica, in comune con la Società di Thule, nucleo fondante del Partito Nazionalsocialista. Le grandi ideologie ottocento-novecentesche, in realtà, hanno origini molto più antiche.

Anche la successiva creazione nella Russia bolscevica della “Lega dei Senza Dio Militanti”, sembra essere la prosecuzione di quel processo cominciato nel 1789 che, a detta di Padre J. Lemann, doveva essere la rivincita del Talmud sul Vangelo. A riguardo è innegabile il risultato – in termini di distruzioni di chiese e messa al bando del cristianesimo – che si ebbe in Russia ad opera proprio della Lega dei Senza Dio. A tutto ciò si aggiunge il dato del finanziamento, della rivoluzione stessa, ad opera del banchiere Parvus, agente dei Rothschild.

Un fattore dietro le righe ma che sostanzia sin dagli inizi l’esperienza sovietica è il nichilismo. Proprio il fratello di Lenin, Aleksandr Il’ič Ul’janov, era membro di una delle organizzazioni del forte movimento populista russo, e inevitabilmente l’esperienza sovietica leniniana rimane imbevuta da questo fattore, come stesso la figura di Lenin. Egli sembra, nel suo metodo d’azione, ricalcare molto alcuni degli insegnamenti de “Il Catechismo del Rivoluzionario”.

Ad esempio quando si mostra inflessibile nella decisione della fucilazione della famiglia Romanov o nelle epurazioni dei socialisti rivoluzionari, compagni di lotta fino a poco tempo prima. Sempre sul fattore nichilista emergono anche alcuni tratti della figura di Stalin, il quale già in età giovanile, durante l’epoca seminarista, esprime chiaramente la sua predilezione per la letteratura russa di Dostoevski, Tolstoi e Turgenev. Una scena avanguardistica, questa, che potrebbe somigliare alle correnti artistiche del primo novecento o della contestazione sessantottina.

Su Stalin, il cui primo pseudonimo era Demonosvili, ovvero emulo del demonio, si racconta di possibili incontri nella città di Tiflis, con il mistico armeno Gurdjieff. La sua figura sembra, a detta di molti suoi collaboratori, come Kaganovic “non umana”, e diversi ricercatori moderni, delle connessioni tra le forze spirituali e le ideologie, la vedono dominata da forze ultraterrene. Al di là di questo, dai ritrovamenti della sua biblioteca personale, molti erano i testi sui grandi personaggi della storia russa come Pietro il Grande e Ivan il Terribile. Di Aleksandr Nevskij, invece, egli ne invocò lo “spirito” per lanciare la “Grande Guerra Patriottica”.

Invece Bucharin ribattezzò Stalin “Gengiz Khan”, come trasposizione della figura dell’imperatore mongolo Gengis Khan abbinata al nome di Stalin “Džugašvili”. Sicuramente al di là di retroscena e dicerie, la sua figura riesce ad incarnare la coscienza collettiva del popolo russo nell’era del comunismo, o meglio del marxismo-leninismo, sua creazione teorica. In una certa visione “eurasista”, Stalin è la riproposizione delle figure più celebri della Russia zarista come Ivan il Teribile, e Pietro il Grande.

Sul versante dell’Europa occidentale la figura di Antonio Gramsci è interessante all’interno di questo discorso e per due motivi. Il primo è che egli elabora il principio – espresso da Lenin al terzo congresso del Komintern – secondo cui la rivoluzione del ’17 non andava esportata alle altre situazioni in quanto era “interamente permeata di spirito russo”. e non adatta ad altri stati nazionali.

Gramsci recupera questo concetto, integrando il marxismo rivoluzionario degli aspetti peculiari italiani e alla luce di ciò condusse la sua battaglia contro le posizioni estremiste di Bordiga. Nel frattempo però un’altra forza aveva fatto dello spirito italiano il cavallo di battaglia della sua proposta politica: il fascismo di Benito Mussolini.

Questi, non a caso fu estromesso dal Partito Socialista per le sue propensioni “nazionali”. Sempre del fascismo, Gramsci fu sicuramente il più grande perseguitato per la sua “profondità” di pensiero. Incrocio di circostanze, questo, che sembra basato proprio sulla capacità di concepire la “questione nazionale”, da parte delle due visioni del mondo opposte. Altro lato interessante del pensiero di Gramsci riguarda la “Riforma Intellettuale e Morale”, un punto, questo, molto simile all’autocritica, su cui Stalin scriverà e si adopererà nel Partito Comunista bolscevico.

La “Riforma” gramsciana stabilisce un processo di “purificazione” dalle scorie del mondo borghese. Una riconquista del proprio cuore e della propria mente, sottraendoli alla borghesia tanto nella società, quanto nel comunista.

Quest’ultimo concetto ci rimanda per forza di cose ad un’altra interessante esperienza, stavolta dall’altra parte dell’emisfero, in Cina e in tutto il maoismo nel suo complesso. Riformulando, in accezione marxista-leninista, alcuni principi del misticismo orientale, come Confucianesimo e Taoismo, anche il pensiero di Mao propone un’interessante metodo da attuare sia per la persona che per il versante tattico-strategico.

Per la persona, gli studi sulla contraddizione portano ad agire sollecitando la parte positiva, anziché quella negativa. Il metodo della linea di massa è, invece, usato all’interno degli organismi collettivi. Per cui individuata la sinistra, il centro e la destra in un dato organismo, va sostenuta la parte più avanzata, la sinistra, ad essa accorpato il centro, e isolata la parte più arretrata, la destra. In sostanza non si procede mai con un atteggiamento di scontro, ma facendo emergere, dall’interno, nella persona quanto nell’organismo collettivo i suoi aspetti “migliori”.

Altre esperienze dai lati “mistici” presenti nel movimento comunista sono riscontrabili nei sommovimenti degli anni ‘60/’70. Che Guevara, ad esempio, propone nei suoi diari, una concezione della rivoluzione come mezzo della trasformazione dell’Uomo ai livelli più alti concepibili. Una vera visione “ascetico-volontaristica” del rivoluzionario. In più nell’esperienza cubana è presente – per il versante “religioso” – la Santeria, una pratica animistico-cattolica dell’isola messa successivamente al servizio del governo di Castro.

Sempre sul versante degli anni’60/’70 importanti sono le esperienze dei movimenti armati come i Tupamaros, le BR e la RAF. Si è saputo, dalle ricerche sul fenomeno dei movimenti armati, che essi eseguivano le direttive di altre centrali come la Stay Behind “Gladio”, oppure l’Hyperion. Ma un altro livello del discorso, è legato al ruolo della massoneria e al simbolo della stella “pentalfa” (stella a cinque punte).

La pentalfa nel linguaggio esoterico rappresenta i 4 elementi più lo spirito, punta verso l’alto. Mettendo in relazione la semiotica dei movimenti armati con la ricezione delle direttive dai centri sopracitati, possiamo capire cosa in realtà muoveva a livello di interessi e di fluidi – anche inconsapevolmente non manifesti – i movimenti armati degli anni’60/’70.

(di Roberto Siconolfi)