Poroshenko e le quote lingua: forzature e divieti per estendere la lingua di Stato

Il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko ha firmato una nuova legge sull’introduzione della quota del 75% di lingua (ucraina ndr) in televisione. Ha affermato ciò durante un incontro con i rappresentanti dei mass media ucraini. Il capo dello stato ha ringraziato i media nazionali; secondo le sue parole, proprio loro si sono offerti di produrre programmi televisivi per tre quarti in lingua ucraina.

Il presidente è convinto che “con questa decisione la lingua ucraina, tra le altre lingue in Ucraina, è salvaguardata”, comunica il sito ufficiale di Poroshenko (link) . “Nessuno è contrario al fatto che sugli schermi si sentano altre lingue, ma è inaccettabile che la quota di lingua ucraina su qualsiasi canale ucraino sia del 15, 20, 25%. Grazie a Dio, siamo riusciti a proteggerla”, gioisce il presidente.

È molto strano che il Capo di Stato ogni qualvolta riproponga il mantra della “scelta europea”, formuli una tal posizione: di fatto, in Ucraina, si è giunti alla conclusione che la lingua ucraina debba essere “tutelata” da  una parte di cittadini che parlano un’altra lingua, il russo. Ci sono andati di mezzo anche gli ucraini ungheresi e rumeni, in quanto anche i canali televisivi regionali hanno introdotto una quota non inferiore al 60% di contenuto in lingua ucraina.

Per l’elaborazione della legge sulle quote di lingua, le autorità non hanno ritenuto necessario consultarsi con gli “amici dell’Ucraina” europei, temendo la loro disapprovazione per i modi di “difesa” della lingua, escogitati dai nazionalisti. “Il Consiglio d’Europa non è stato coinvolto nell’elaborazione di questo disegno di legge, o in consultazioni riguardo ad esso. Per dare una valutazione giuridica sulla sua conformità con gli standard europei bisognava avviare una speciale procedura di richiesta di parere legale, che non rientrava nello specifico caso di questo disegno di legge”, ha riferito il funzionario di collegamento con il Consiglio d’Europa Tatiana Baeva.

Per l’uso interno, viene fuori che l’Ucraina non ha più bisogno degli standard europei, l’importante è soddisfare le rivendicazioni dell’ideologia galiziana di una “grande Ucraina”, cacciare fuori la lingua russa dalla sfera pubblica, e in alcuni casi imporre alle persone non una “mova” (lingua ndt) letteraria, ma dei neologismi (link).

Il prossimo passo sarà l’ucrainizzazione della stampa. Nel parlamento, già dal 4 dicembre 2014, è stato registrato un disegno di legge, contemplante il vincolo che seppur le pubblicazioni possano uscire in diverse lingue, l’insieme delle tirature nella lingua di Stato non debba però essere inferiore alla totalità delle edizioni in “altre lingue”, anche pubblicazioni bilingue o multilingue sono da ritenersi pubblicazioni in “altre lingue”. In altre parole, ogni giornale o rivista, o abbandona completamente il russo (e altre lingue) a favore dell’ucraino, oppure deve far uscire in parallelo edizioni in lingua ucraina.

Questo porterà alla completa distruzione della stampa in lingua straniera, visto che le richieste dei legislatori saranno una rovina per qualsiasi pubblicazione in russo e per i lettori di lingua russa, così pure verso i rappresentanti di tutte le nazionalità, giornali e riviste che escono nella loro madrelingua.

Ad oggi, questo progetto di legge è in fase di ultimazione e sta per essere sottoposto all’esame del parlamento. I deputati stanno cercando un “meccanismo di controllo per il rispetto della legge”, ha riferito il capo della commissione per la libertà di parola e dell’informazione Viktoriya Syumar. Ciò significa che i parlamentari valuteranno delle pene per coloro che oseranno disobbedire.

Gli autori del disegno di legge sull’ucrainizzazione della stampa, il partito nazionalista “Svoboda”, professano il nazionalsocialismo di stampo galiziano.

Pochi giorni fa, un politico di una fazione del popolo ucraino ha criticato aspramente l’edizione americana di “The National Interest” (link). Secondo gli esperti (americani ndr), la limitazione dell’uso della lingua russa in Ucraina, non è altro che “un tentativo di tappare la bocca gli ucraini di lingua russa, privandoli del diritto alla sfera pubblica”.

“In un Paese dove ancora nel 2012 oltre il 60% dei giornali, l’83% delle riviste, l’87% dei libri e il 72% dei programmi televisivi erano in russo, e dove oltre il 60% della popolazione parla in russo a casa e con gli amici, lo Stato dà un segnale chiaro circa il suo desiderio d’isolamento delle persone, e non verso la loro unità”, scrive il NI (National Interest, ndr). Tuttavia, niente di tutto questo può essere percepito, né da Poroshenko, che allegramente ha firmato la legge sulla lingua delle quote televisive, né dai parlamentari che imbastiscono progetti di legge per sradicare dallo stato tutte le lingue diverse dall’ucraino. Nello stato esiste una simbiosi tra le più alte autorità e il nazionalismo galiziano. Ognuno ne trae i propri benefici politici a breve termine: Poroshenko si mantiene al potere, mentre i nazionalisti ottengono consenso per l’avanzamento della loro agenda, dallo Zbruch (fiume occidentale del paese, ndr) fino alla parte del Donbass sotto controllo ucraino.

(Fondsk.ru – scelto e tradotto da Eliseo Bertolasi)