La politica russa in Medio Oriente: Iran e Siria solidi alleati

Gli ottimi rapporti che la Russia di Putin oggigiorno fa valere in Medio Oriente risalgono per lo più ai legami instauratisi durante il dominio dell’URSS. Il grande stato dei Soviet aveva infatti rapporti più che amichevoli con Siria, Iraq, Yemen del sud, e pure con l’Egitto di Nasser, almeno fino all’avvento del potere di Sadat che cambiò fronte avvicinandosi a Usa ed Israele.

L’influenza ed i rapporti fra il colosso eurasiatico e gli stati della mezzaluna fertile vennero meno con l’indebolimento dei vertici dell’Urss, prodromi della successiva caduta del regime comunista. In seguito al crollo del muro di Berlino e al totale disfacimento dello stato russo gli americani, cowboys ormai senza freno, iniziarono a spadroneggiare nella regione.

Fiore all’occhiello della politica del Pentagono fu l’invasione dell’Iraq e la sua distruzione. Saddam Hussein, da sempre uno dei grandi alleati russi nella regione, venne catturato e barbaramente giustiziato. La Federazione Russa non aveva né i mezzi né le capacità di intervenire per difendere i suoi interessi della regione, cose che cambiarono grazie all’ordine e alla stabilità portati da Putin.

Così la Russia poté riproiettarsi all’esterno cercando di porre un limite allo strapotere pestifero degli USA. Poco dopo la caduta di Saddam, avvenuta nel 2003 e lo scoppio della guerra civile, fu quasi un obbligo, per Mosca, avvicinarsi all’altra potenza regionale nemica da sempre degli USA: l’Iran. La terra dei Persiani aveva infatti da poco iniziato a sentire il fiato della macchina bellica americana sul suo collo.

Le minacce che l’occidente fece piovere contro l’Iran per il previsto progetto nucleare furono condannate dall’entourage di Putin: la Russia, infatti, si schierò decisamente a fianco della Repubblica Islamica iraniana. L’impegno diplomatico con l’Iran non solo fu una mossa strategica per compensare la perdita dell’Iraq ma anche la testa di ponte per preparare il terreno al futuro intervento russo nella regione.

Come sostiene il filosofo e politologo russo Aleksandr Dugin: “Se osserviamo la struttura degli interessi strategici della Russia e dell’Iran su tutta la zona delle nostre frontiere comuni, vediamo con chiarezza il seguente quadro: gli interessi russo-iraniani quasi sempre e dappertutto sono gli stessi. In Afghanistan, Asia centrale, nella regione del Caspio, nel Caucaso meridionale – abbiamo rigorosamente gli stessi obiettivi: per prevenire la crescita di influenza della Nato (Usa e Europa occidentale), vincolare la possibile espansione della potenza cinese, fermare il radicalismo salafita e wahabita, incentrato sull’Arabia Saudita, sul Qatar e certi ambienti in Pakistan.”

Da quell’iniziale avvicinamento dei due paesi è nata ora quella che è stata definita la “Mezzaluna Sciita”, ovvero: l’Iran degli Ayatollah, la Siria alawita, l’Iraq del premier sciita Haydar al-‘Abadi e il partito libanese Hezbollah. Mezzaluna in conflitto con l’altra falce lunare di stampo sunnita e filoamericano composta da Qatar, Turchia ed Arabia Saudita.

Mosca, Damasco e Teheran costituiranno un centro d’informazioni congiunto a Baghdad che potrà viene usato per coordinare operazioni militari contro il Daesh. Altro punto fondamentale dei rapporti Russo-Iraniani è infatti la lotta contro l’Isis e la stabilizzazione della Siria nella persona del legittimo governo.

L’alleanza tra la Siria baathista e l’Iran post-rivoluzionario dura ormai da più di un quarto di secolo e si riconferma nuovamente in un momento cruciale per il Medio Oriente, nonostante le discrepanze ideologiche, etniche e religiose che esistono tra i due Paesi (i primi laici, arabi e in maggioranza sunniti; i secondi teocratici, persiani e di religione sciita).

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L’Iran, attraverso la milizia libanese di Hezbollah e i reparti scelti dei Pasdaran, sostiene l’attuale governo di Damasco nella guerra contro i soldati dell’Isis e di Jabhat Al Nusra. La forza di Russia ed Iran non si basa solo sulla potenza militare, bensì sulle grandi quantità di petrolio e gas, e su una cooperazione di giorno in giorno sempre più stretta sia dal punto di vista economico che politico.

La Persia non a caso è il più grande esportatore di petrolio in Cina. Un sempre più stretto rapporto fra Mosca e Teheran in opposizione all’alleanza Saudito-statunitense non farà altro che avvicinare a sé la Cina, già di per sé molto attigua sia alla Russia che all’Iran, allontanando così le mire espansionistiche di Washington nella regione (che fino ad ora hanno causato più morti che altro), come già si è visto in seguito all’intervento russo in Siria.

La situazione diviene ancor più chiara quando si inizia a parlare di oleodotti, vi è infatti un progetto russo-iraniano e siriano di costruire un oleodotto che dall’Iran, attraverso Iraq e Siria porti il petrolio direttamente in Europa; contro questo progetto vi sono Usa e Sauditi che vogliono invece costruire un altro oleodotto che dal Qatar passi attraverso Arabia Saudita, Siria e Turchia. Interessi economici legato al petrolio, come sempre, fanno da padrone in questa regione.

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La Siria infatti guarda caso non vorrebbe la costruzione di questo progetto Usa sul suo territorio nazionale, ed è piombata -guardacaso- in uno spirale di violenze e di guerra civile ad opera di ribelli, ovviamente moderati. Anche dal punto di vista ideologico i due paesi sono più vicini che mai, scrive sempre Dugin, poiché ambedue stanno forgiando la cosiddetta “Quarta Teoria Politica”: La struttura politica iraniana non corrisponde a nessuna delle classiche ideologie politiche dell’Occidente nei tempi moderni. Questo non è il liberalismo, non è il comunismo, non è nemmeno il nazionalismo. Pertanto, la filosofia politica del moderno Iran sta oltre queste tre ideologie, nell’alveo della “quarta ideologia”.

La Russia moderna è in una situazione simile: il comunismo e il liberalismo sono screditati, il nazionalismo porterà alla disintegrazione della società multi-etnica in Russia. Per il futuro, anche la Russia si muove nel campo della “quarta teoria politica.” Ciò ci unisce e rende il nostro lavoro più semplice.

(di Marco Franzoni)