Filippo Corridoni e Alceste De Ambris, i pilastri del Sindacalismo Rivoluzionario

Quando si pensa all’amicizia nel senso più fraterno del termine è difficile accostarla oggi alla politica o all’attività che la circonda. Completamente diverso fu il panorama per chi, all’inizio del Novecento, si impegnò in prima persona per le conquiste sociali di cui ci sta privando oggigiorno l’imperante sistema neoliberista. La storia del Sindacalismo Rivoluzionario italiano è una storia breve ma intensa in cui a un’iniziale fase di contrapposizione interna al socialismo riformista seguì l’uscita dalla CGL con la formazione dell’Unione Sindacale Italiana.

Molto forte nel triangolo industriale dell’Italia settentrionale, il Sindacalismo Rivoluzionario diede un importante contributo all’interventismo nella Prima Guerra Mondiale e, pur perdendo molti dei suoi più illustri animatori al fronte (tra i quali Filippo Corridoni), elaborò parte del suo programma originario anche nel corso del primo dopoguerra partecipando dall’interno alla stesura della Costituzione della Reggenza del Carnaro nella Fiume dannunziana con Alceste De Ambris.

Furono proprio Filippo Corridoni e Alceste De Ambris i due pilastri del Sindacalismo Rivoluzionario che maggiormente diedero impulso al movimento sia dal punto di vista organizzativo che da quello teorico. I due, nati nell’Italia centrale, si conobbero in quella che sarebbe divenuta la città roccaforte del movimento sindacale: Parma. Nel corso del 1908 entrambi, infatti, presero parte allo sciopero agrario nell’importante centro emiliano. A ricordare i passaggi chiave dell’amicizia tra i due e dello sviluppo delle tesi del Sindacalismo Rivoluzionario è la ripubblicazione da parte della casa editrice Historica della biografia intitolata “Filippo Corridoni” scritta da Alceste De Ambris.

Al più grande dei fratelli De Ambris, il cui fratello Amilcare sposò nel 1928 Maria Corridoni, va riconosciuta, inoltre, la pubblicazione postuma del principale elaborato scritto di Filippo Corridoni “Sindacalismo e Repubblica”, data alle stampe proprio nella città in cui i due si conobbero. L’opera scritta nel corso dell’ultima detenzione subita dal sindacalista marchigiano appena sette mesi prima della precoce morte sul campo di battaglia rappresenta, senza volerlo essere al momento della scrittura, un vero e proprio testamento politico-sindacale. La biografia scritta da Alceste De Ambris si presenta come un agile manualetto suddiviso in tre parti, ognuna riferita ad una fase della vita di Corridoni: il rivoluzionario, l’interventista e il volontario. La grande capacità di analisi del contesto e del mutamento dello stesso fecero di Corridoni il fulcro del cambio repentino di fronte e idee per il Sindacalismo Rivoluzionario portandolo, ad esempio, dal neutralismo all’interventismo, a una più efficiente organizzazione del sindacato o all’inutilità del concetto di sciopero generale se non affiancato dall’esproprio dei mezzi di produzione.

Ciò che maggiormente penetra nel lettore dalle pagine scritte da De Ambris è la purezza del sentimento fra i due; d’altronde come ebbe a dire un altro grande genio italiano del Novecento come Giuseppe Prezzolini «se la vita etica consiste nel seguire la verità, sacrificando i gusti e gli interessi personali, il sindacalismo rappresenta la vita morale delle classi proletarie».

(di Luca Lezzi)