Mentana e la vergognosa difesa di regime agli schiavisti ONG

Inquisizione Culturale è nata l’anno scorso per un motivo ben preciso: ovvero smentire e mettere alla gogna tutto ciò che rappresenta non solo il pensiero unico, ma le sue ipotesi dogmatiche.

Non potevamo che dedicare, alla luce delle ultime “performance social” una puntata ad Enrico Mentana: un giornalista che chi scrive ha tecnicamente sempre apprezzato, elemento ben distinto dal giudizio morale su ciò che fa da alcuni anni a questa parte, quasi sempre nell’ombra ma alla luce del sole quando il sistema da lui difeso viene messo all’angolo dalle vergogne e dalle immoralità.

Una storia di arroganza e falsità, la sua, che viene alla luce con prepotenza laddove il mondo liberal con tutti i suoi sacri comandamenti viene messo in pericolo, e non certo quando le cose rimangono nel pantano delle certezze.

È il caso del terremoto che ha colpito le intoccabili ONG, ovvero uno dei dogmi sepolcrari che, non sia mai vengano toccati, scatenano le ire di una platea intollerante e autoritaria. È successo contro Luca Donadel, non appena il ragazzo ha dimostrato in modo assolutamente incontestabile come i “Santi dei mari” vadano a pescare migranti nei luoghi di partenza. È accaduto contro Carmelo Zuccaro, il procuratore di Catania che aveva iniziato a discutere il ruolo non proprio benefico di questi enti.

La reazione dei progressisti e degli “accoglienti” è stata ferocissima: xenofobia tirata fuori come se piovesse, ovviamente senza portare alcuna prova ma pretendendone da chi, dati alla mano, già le ha evidenziate. Dopo la “marcia contro i muri” del 20 maggio a Milano, il direttorissimo si era prodigato con uno sfogo su facebook che definire delirante è dir poco.

“Si può non essere d’accordo in nulla con le ragioni della marcia, ma perché tutto questo veleno?” ovvero la solita tecnica del politicamente corretto ormai più nota del segreto di Pulcinella: puoi pensarla diversamente, ma non puoi. E via di esempi che non c’entrano nulla, l’onnipresente mafia contro cui “non si è mai mosso un dito”, il tifo per la criminalità organizzata che non si sa da cosa dovrebbe nascere.

Proviamo spiegarlo con parole semplici al signor Mentana: la mafia è un dramma italiano, perfino il più ridicolo dei ragionamenti arriverebbe a capire che viene recepito da dramma italiano al quale nessuno vorrebbe aggiungere anche il dramma straniero, che finisce con l’accorparsi a quello di casa nostra. Lui no. E via di paragoni con il 25 aprile, perché spararli a caso fa tanto effetto, anche quando non c’entra nulla.

Un crollo d’immagine spaventoso, ma evidentemente il direttorissimo non è riuscito a trattenersi. Andiamo avanti. Mentana viene attaccato in modo puntuale e spesso argomentato da commenti critici, e il tono delle sue risposte è di questo tipo:

Viene fuori un “miserabile” ormai completamente fuori controllo e un classico “portate prove che non siano le solite fanfaronate”. Facendo pure il bullo, concede 24 ore di tempo. Come se fossero elementi sconosciuti.

Ricapitoliamo per i meno attenti: che le ONG vadano a recuperare migranti dai gommoni sulle coste della Libia è certo. Che non si trovino quasi mai sul canale di Sicilia ma che prendano le rotte utili al “recupero”, anche. Che abbiano rifiutato di farsi controllare dalle forze dell’ordine in mare pure. Che il numero degli sbarchi sia coinciso con un aumento spaventoso del numero dei morti (saggiamente messo da parte enfatizzando le “vite salvate”) è un’altra certezza. Così come lo sono i contatti tra gli scafisti e parte del personale ONG. Non c’è il minimo dubbio sui fatturati miliardari che producono ogni anno, sul fatto che una delle più importanti sulla piazza (Moas) sia finanziata da magnati della finanza internazionale interessati al traffico di essere umani, pur spacciandolo per “aiuto umanitario”. Non c’è il minimo dubbio che l’Italia stia sperperando soldi in quantità industriale, così come non c’è il minimo dubbio che con quegli stessi soldi si potrebbe fare molto di più nei Paesi di origine.

Ma per il super-direttore evidentemente queste sono “fanfaronate”. La pena e la tristezza della sua crociata si evidenziano nella risposta successiva.

Ovviamente di spiegazioni manco l’ombra, ma come tattica tradizionale del clero politicamente corretto impone, ne chiede agli altri. Ignorando i dati di fatto: più agile e comodo. Del resto non ci si può aspettare null’altro da una voce di regime come la sua, un borghese prezzolato alla causa del mondialismo che, come tutti i prezzolati,  spande semplicemente la propaganda di regime senza produrre alcuna analisi reale, perché dal reale riceverebbe soltanto schiaffoni ed è meglio evitarlo.

Nel frattempo, stranamente, succede qualcosa. Dopo che le buonissime ONG vengono imputate sulla base – lo ripetiamo – di elementi che sono stati accertati non solo da qualche magistrato italiano, ma da Frontex stessa, dopo le prime interviste televisive a cui la santissima Regina Catrambrone rifiuta di rispondere praticamente a tutto, dopo la pressione che inizia a farsi mediatica contro le organizzazioni, dopo tutto questo, stranamente spuntano due notizie di due naufragi indovinate dove?

Ma certo, sulle coste libiche! E indovinate un po’, sono coinvolti dei “bambini”. Quantomeno strano, visto fino ad oggi i barconi sono sempre risultati strapieni anzitutto di popolazione adulta e che di bambini non se ne vede manco l’ombra, cosa che una semplice ricerca su google immagini è sufficiente a testimoniare. Le notizie sui naufragi  sulle coste africane, comunque, erano cominciate a marzo: ovvero da quando il terremoto stava per sorgere. Strano anche questo.

Ovviamente il prezzolato di cui sopra non manca di approfittarne e scrive l’omelia di risposta che asseconda ciò che l’evento in sé aveva il precipuo scopo di creare: una giustificazione per i reclutamenti sulle coste africane che potesse in qualche modo essere coerente con le pesanti accuse che le ONG, ormai messe all’angolo, avevano subito nei mesi precedenti.

Altrettanto ovviamente, nulla di tutto ciò osta ad uno solo degli elementi riportati di cui sopra. Nemmeno uno.

Sì, signor Mentana, il fatto che “stranamente” due naufragi siano avvenuti sulle coste libiche immediatamente dopo lo tsunami che ha coinvolto i suoi tanto amati Santi del mare, non toglie assolutamente nulla al fatto che i contatti con gli scafisti siano nero su bianco.

Non toglie che le morti siano aumentate in modo spaventoso da quando gli sbarchi sono aumentati in modo spaventoso negli ultimi anni, che il traffico di esseri umani sia una diretta conseguenza dello stesso, che raccogliere e consentire tale traffico sia a tutti gli effetti “favoreggiamento della clandestinità” anche se i pochi magistrati coraggiosi sono costretti a  puntellare soltanto per “alcune ONG”, probabilmente ben tenuti per il collo dalla maggioranza dei giudici che si rifiuta di applicare il reato previsto per poi far tuonare verso l’opinione pubblica la critica “non funziona, è meglio eliminarlo” (ma se non viene applicato, come fa a funzionare? Misteri del semicoltismo).

Con buona pace dei prezzolati, le ONG sono organizzazioni di negrieri. Tutte, nessuna esclusa: anche la più pulita ha la rogna, visto il dramma che favorisce e intensifica. Nel mezzo, tanti volontari onesti e genuini.

Ben sfruttati e cirtcuiti da dirigenti senza scrupoli, difesi a spada tratta da una stampa di regime come quella di cui il direttore del TG La7 è esponente di spicco, al netto di un’obiettività recitata e mai praticata. Soprattutto quando gli elementi sono schiaccianti.

Stia sereno il signor Mentana, che finirà tutto in una bolla di sapone. Le notizie successive alle azioni di Zuccaro e alle reazioni mediatiche sono un segnale chiaro: chi protegge le ONG sta già reagendo. E lei darà una mano, come sempre. Si goda il momento che verrà molto presto. Nel frattempo, però, che caduta di stile: non intervenire sull’argomento, forse, sarebbe stato più saggio.

(di Stelio Fergola)