Tributo al campione: l’addio al calcio di Francesco Totti

Totti è l’espressione più bella del calcio, impersonificazione pura del leader, talento cristallino e spirito di sacrificio messi al servizio della squadra, sempre e comunque; anche con le caviglie e le ginocchia mezze distrutte dai difensori di mezzo mondo, lui c’è, c’è sempre stato per la Roma e per Roma.

In questo calcio moderno e globalizzato dove i trasferimenti dei calciatori vengono determinati solo ed esclusivamente dalle tentazioni del Dio denaro, Totti rappresenta un esempio di fedeltà e un attaccamento viscerale ai colori della propria città, gli stessi colori che hanno sempre vinto sulle offerte stratosferiche delle maggiori società italiane ed europee. Immaginarsi il capitano romanista con una maglia diversa da quella giallorossa fa storcere il naso, quanto il pensare a Sabrina Ferilli che parla in dialetto milanese.

A 13 anni il primo rifiuto di trasferimento, erano stati gli osservatori del Milan a bussare a casa Totti, ma il procuratore di allora, ovvero mamma Fiorella, rispedì al mittente le avances di quei signori venuti da Milano. E’ proprio da quel rifiuto che il futuro capitano ebbe a sua detta, una grande lezione di vita, perché mamma gli spiegò che la casa è molto più importante di uno stipendio da capogiro. Di li a qualche settimana furono i dirigenti romanisti a bussare alla porta di casa. Il resto è storia.

Il Totti giocatore incanta da sempre le platee anche grazie alla sua caparbietà, perché non molla mai, alla sua potenza, perché i suoi tiri fanno diventare il pallone ovale in pieno stile “Holly e Benji”, alla sua fantasia, perché quando la partita è noiosa e gli spettatori si stanno per addormentare davanti a birra e tv, lui si inventa la giocata da fenomeno, risvegliando l’entusiasmo di tutti coloro che lo stanno guardando; così come quando decise di fare il cucchiaio su rigore in semifinale agli Europei del 2000 contro l’Olanda.

Il capitano romanista è tutto questo e molto altro ancora. Un ragazzo semplice che sbaglia qualche congiuntivo durante le interviste e che lascia più spazio al dialetto romano che all’italiano aulico-solenne, ma che forse anche per questa mancanza di perfezione si avvicina alla gente comune con estrema autoironia e simpatia, diventando cosi un icona nazional-popolare.

Francesco è il collante perfetto tra territorio, cultura, tifoseria e religione. Il calcio ha ancora bisogno di bandiere e ne avrà ancora più bisogno in futuro. Totti è un riferimento sportivo perché insegna indirettamente che esistono ancora uomini che come lui, antepongono agli interessi economici, la famiglia e il legame con il proprio territorio.

L’Italia calcistica ringrazia questo genere di campioni, perché in fondo, si può anche sbagliare qualche congiuntivo ma è il comportamento a determinare l’essenza della persona, non un tempo verbale.

(di Marco Terranova)