L’Occidente ha accolto salafiti per anni e ora ne paga le conseguenze

Gli inglesi si domandano perché il loro governo non sia riuscito ad impedire l’attentato di Manchester nonostante il terrorista fosse stato inquadrato già da tempo, ma molti si chiedono anche come non si sia potuto pensare neanche per un istante che questa persona avrebbe compiuto danni fin dal suo primo ingresso nel paese. I media sembrano dimenticare che la famiglia dell’attentatore è giunta sul suolo inglese con lo status di rifugiato dalla Libia decenni prima che la NATO devastasse il loro paese. E’ abbastanza curioso il fatto che queste persone siano state accettate come “rifugiate” nonostante la Libia, al tempo in cui fuggirono, avesse il più alto standard di vita dell’Africa e non vedeva conflitti armati dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Ciò indica che la sua famiglia non è fuggita a causa delle condizioni materiali o per fuggire da una guerra, ma per cause socio-politiche con le quali loro erano in disaccordo: ovvero, che la Libia era uno stato secolare e socialista che proibiva il Salafismo. Ricordiamo che il Salafismo – talvolta chiamato “islamismo” dagli Occidentali- è la scuola di pensiero che propone una interpretazione ultraconservatrice del Corano. Non solo i salafiti propugnano standard politici e socio-culturali molto stretti, ma sono anche convinti di dover fare proselitismo in tutto il mondo, anche in quei paesi nei quali vengono accolti come migranti. Questo era ciò a cui credeva la famiglia dell’attentatore, e il loro figlio è cresciuto secondo gli stessi principi. L’attentatore di Manchester non si è radicalizzato grazie ad internet, è stato indottrinato fin dalla nascita.

La religione di un individuo è una cosa personale, così come ciò che fanno i migranti nel loro paese d’origine, ma quando qualcuno si sposta permanentemente in un altro contesto deve adattarsi agli standard socio-culturali del paese ospitante. Questa cosa dovrebbe essere semplice buonsenso, ma sfortunatamente i Salafiti non lo seguono perché i governi occidentali non fanno nulla per impedire loro di compiere proselitismo. In linea con i precetti del “multiculturalismo”, la cosa può essere attribuita ai tanti “doppi standard” utilizzati in Occidente da anni, per i quali a uno straniero è garantita la libertà di praticare il suo credo religioso che preferisce, ma agli autoctoni che praticano la religione cristiana è imposto di tenere la propria fede nel privato, ad esempio non espondendo la croce.

Non si sostiene che tutti i salafiti, tutti i migranti salafiti o tutti i rifugiati salafiti sono terroristi, ma la prima minaccia terroristica in Occidente proviene proprio da una di queste tre categorie. I Salafiti sono nemici giurati dei laici e dei secolari, e ciò li rende un’arma da usare contro paesi come la Libia e la Siria. Per un paese secolare non c’è peggiore minaccia dei salafiti, ed è per questo che l’Occidente li accoglie al suo interno: per armarli e usarli nelle future guerre ibride. I salafiti non potevano fare proselitismo in Siria o in Libia perché i governi non lo tolleravano; ma nell’Occidente del doppio standard con i migranti e con gli autoctoni non trovano ostacoli.

I rifugiati salafiti si sono trovati più a loro agio nelle loro nuove “case” che nei loro paesi di provenienza, perché i governi occidentali gli hanno permesso di vivere a modo loro e fare proselitismo a loro piacimento; alcune di queste persone erano così ansiose di trasformare i loro paesi di accoglienza in nuovi “paradisi salafisti” da trasformare interi quartieri in ghetti. Il loro sogno è tornare in Libia o qualunque sia il loro paese di origine, e rovesciare il “dittatore” per “liberare” il popolo dal “male del secolarismo” e avere una possibilità di costruire lo stato salafita che i “ribelli moderati” sognano. Naturalmente, la cosa è in linea con gli obiettivi geopolitici occidentali, ed è per questo che tali individui vengono accolti.

I governi occidentali avrebbero potuto impedire la salafizzazione dei ghetti, ma non hanno fatto nulla. Alcuni, come gli USA e l’Inghilterra, hanno permesso che ciò avvenisse per trovare nuove reclute da utilizzare negli interventi in Medio Oriente e avere dei combattenti che, una volta tornati in patria e replicato su scala nazionale il loro stile di vita nei ghetti occidentali, si dimostrassero amici verso i loro vecchi “tutori” occidentali. Ciò spiega anche perché così tanti terroristi sono oggi conosciuti alle intelligence occidentali prima degli attentati. Guardate l’attentatore di Manchester: la sua famiglia è tornata in Libia dopo la caduta di Gheddafi.

L’attentatore, tuttavia, è rimasto in Inghilterra e ha attaccato il suo paese ospitante. Non era una cosa del tutto inattesa, ed è per questo che accogliere rifugiati politici/religiosi salafiti è una strategia miope. Come ha detto Assad, “i terroristi non è una carta da usare quando si ha bisogno e poi rimettere in tasca come niente fosse. E’ come uno scorpione: prima o dopo, ti pungerà”. I britannici lo hanno sperimentato. L’idea di incoraggiare l’immigrazione salafita verso i paesi occidentali si è ritorta contro anche con l’aumento dell’islamofobia in buona parte della popolazione autoctona. Molti occidentali non hanno interesse a capire cosa sia l’Islam perché la loro percezione di questa religione è distorta dagli immigrati salafiti arrivati in Occidente negli ultimi decenni.

Non significa che i salafiti sono la maggioranza dei musulmani, ma che la forte presenza e aggressività di questo gruppo ha indotto le persone a credere che le loro pratiche siano anche le pratiche di tutti i musulmani. La classica donna islamica non mette per forza il niqab, la hijab o il burqa; così come non tutti gli uomini islamici portano la barba lunga. Sfortunatamente, i salafiti sono responsabili del perché molti occidentali vedono i musulmani con sospetti. Questa non è una scusa per coloro che sono realmente islamofobi e odiano i musulmani indiscriminatamente. Ciò che rende le masse sospettose verso gli islamici è il fatto che parte delle ideologie salafite sono permeate in alcune comunità musulmane, e che queste non stanno facendo abbastanza per arginarle. E’ necessario invece dare la colpa a chi chiude un occhio verso gli elementi radicali presenti in queste comunità, e ai governi che li hanno reclutati come combattenti per le loro guerre.

Il terrorismo salafita e l’islamofobia sono due facce della stessa medaglia, che si combinano per preparare lo “scontro di civiltà” di cui da decenni si parla in Occidente, ed è difficile trovare una soluzione a questo punto. Nessuna minoranza pacifica dovrebbe essere discriminata, così come nessun membro della maggioranza dovrebbe sentirsi minacciato. I salafiti non dovrebbero violare i diritti della maggioranza che li ospita, così come i membri della maggioranza non dovrebbero dare le colpe dei salafiti a tutti i musulamni.

Il modo migliore per affrontare questa tensione che prosegue da anni è di promulgare leggi volte a controllare l’immigrazione da paesi quali Algeria, Egitto e Siria. Gli stati devono anche reprimere la propaganda di odio dei salafiti anche dentro le moschee, e allo stesso modo devono controllare il nascente sentimento anti-islamico nella società. Quest’ultima, tuttavia, non deve reprimere le ideologie sovraniste e la pacifica libertà di espressione. Controllare gli estremisti, di entrambe le parti, è importante in quanto entrambi rischiano di fomentare un conflitto che colpirà più gli innocenti che i veri colpevoli. Ma, visto che riporre tutta la fiducia nei governi è ingenuo, la soluzione più realistica è spingere entrambe le comunità a respingere i propri elementi più violenti.

Ciò che abbiamo imparato dall’attacco di Manchester è l’immigrazione salafita e le pratiche dei governi occidentali hanno fallito nel creare una società multiculturale, e che la crescita degli estremismi da entrambe le parti sta avvicinando il giorno dello “scontro di civiltà”.

(di Andrew Korybko  – Traduzione di Federico Bezzi)