Auguri Italia, nonostante la tristezza di chi ti odia

Oggi ricorre l’anniversario del Piave, della dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria del 1915, inizio di un conflitto sanguinoso che però porterà anche ad uno dei più grandi (probabilmente l’unico) trionfo della storia militare italiana di un certo peso.

L’Italia, insomma, si apprestava a combattere l’unica guerra che avrebbe davvero mai vinto, un conflitto che, pur con le sue fasi di sofferenza e con una costante perdita di vite umane, avrebbe portato a termine praticamente da sola, considerati i modesti contingenti degli altri alleati sul fronte italiano.

L’avrebbe vinta sicuramente in un clima di offensiva completa verso i cosiddetti Imperi centrali, sicuramente provata dopo la mai dimenticata disfatta di Caporetto (che forse “si potrebbe dimenticare un po’ di più”, mi vien da dire), ma, in ogni caso, vinta.

Al paragone la Francia novecentesca, uscita addirittura auto-glorificata da entrambi i conflitti mondiali, e passibile di essere considerata “non partecipante” per tutte le batoste che ha preso (e per il ruolo salvifico che hanno avuto gli alleati a vantaggio di Parigi in entrambi i casi), potrebbe addirittura essere derisa, paragonandola alla prima Italia pre e post-unitaria delle guerre di indipendenza vinte con gli eserciti altrui.

Ma si sa, l’autocritica è tradizionalmente italiana (e post-1945, mi permetto di insistere) e i danni di un film pur capolavoro come La Grande Guerra si succedono anno dopo anno: le demonizzazioni, gli svilimenti di un conflitto (che andrebbe giudicato in quanto tale e non secondo una stucchevole retorica che è marchio registrato solo dello stivale), l’umiliazione del 4 novembre quasi a sagra di campagna. Tutte concause, indirettamente manifesti ufficiali delle “feste” che vengono celebrate oggi.

In questo giorno di cui andrebbe recuperata semplicemente la gloria e il giusto ricordo per quanti perirono, invece di arzigogolare minuzie storiche che nessuno mai, in altre sponde, si sognerebbe di esasperare con il solo scopo di auto-delegittimarsi, credo ci sia da recepire semplicemente il fatto che dalla fine del 1945 in poi sono state imposte al nostro Paese tre cose: perdere un reale esercito, non avere autonomia militare e, diciamolo chiaramente anche di non festeggiare l’unità e date della vittoria come questa.

Ovviamente espandendo con i dovuti mezzi culturali e pedagogici una cultura che legittimasse questo stato di cose vergognoso e triste. 

Auguri, Italia. Nonostante tutti gli esseri che nascondono la tua storia, la umiliano, la sporcano con inutilissimi fatti che fanno parte della vita ma che nel caso della cultura patriottica italiana diventano magicamente basi da cui non si può prescindere, giustificazioni e pretesti per gettare fango sulle storie e sui miti nazionali. Messaggio rivolto agli anti-italiani originali e ai fake, ovvero i teorici incazzati che gli fanno da stampella: siete identici, complici, distruggete allo stesso modo.

Con voi spero di non avere mai nulla a che fare.

(di Stelio Fergola)