Giorgio Almirante, il mito del fascista che non era fascista

La grave colpa di Giorgio Almirante è stata quella di aver contribuito alla distruzione del fascismo ideologico depauperandolo della matrice socialista e del dinamismo sansepolcrista/diciannovista esautorando, senza troppi convenevoli, negli anni ’50, tutta l’intellighenzia mussoliniana resasi protagonista in positivo durante il Ventennio e canalizzata in figure quali Giorgio Pini, Stanis Ruinas ed Edwige Platania.

Il tutto per mantenere nelle gerarchie del partito, a fianco di figure intellettuali come Pino Romualdi ed Augusto De Marsanich, elementi della corrente più reazionaria quali Rodolfo Graziani e consegnare poi il partito, dal 1988, a figure dal dubbio valore politico come Gianfranco Fini, il quale, con la fondazione di Alleanza Nazionale a Fiuggi nel 1995, ha di fatto messo la pietra tombale su quel poco che il MSI aveva in termini di politiche sociali in favore di una visione tendente al conservatorismo liberale europeista, come dimostreranno successivamente le coalizioni con Silvio Berlusconi che daranno vita alla Casa delle Libertà, della quale farà parte anche la Lega Nord.

Ma non finisce qui; a differenza del fascismo, Il quale aveva nei quadri figure politiche provenienti dal sindacalismo rivoluzionario di Filippo Corridoni, dal futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, dal nazionalismo e dal socialismo, Il MSI aveva nei quadri figure politiche completamente impreparate e prive di esperienza provenienti dal Fronte Della Gioventù, organizzazione completamente impreparata a coordinare dal basso le masse povere ed a studiare, al contempo, la storia del socialismo al quale è legata la radice ideologico-semantica del fascismo storico.

A dimostrarlo è l’alleanza strisciante e di comodo con la destra monarchica negli anni ’70, come se la stessa non si fosse resa artefice del colpo di Stato del 25 luglio 1943 con Pietro Badoglio e Vittorio Emanuele III a tesserne le redini. Un aneddoto curioso circa la statura politica di Giorgio Almirante ci viene dato da Elena Curti, figlia naturale di Benito Mussolini.

Quest’ultima, a fianco del padre, di Claretta Petacci e di Alessandro Pavolini nel viaggio verso il Ridotto Alpino Repubblicano – terminato con le vicende ancora poco chiare di Dongo e Giulino di Mezzegra – confidò ciò che le aveva detto la sorellastra Edda Mussolini (in Ciano), la quale ne rimproverava la teatralità e lo stigmatizzare il fascismo solamente nei suoi aspetti folkloristici ripresi da alcune sottoculture neofasciste odierne, ossia saluto romano, fez e doppiopetto.

“Giorgio, perché fai il buffone? Perché non fai il politico?” era solita rimproverargli durante qualche sporadico incontro. Particolare che venne ripetuto anche in un’intervista rilasciata a Renzo De Felice, da molti considerato il maggiore studioso del fascismo.

Da Giorgio Almirante, ad esempio, non si sono mai sentite parole di elogio sulla pacificazione tra fascisti e socialisti del 1921 o sulla figura di Nicola Bombacci, a differenza di quanto fece Bettino Craxi nelle tribune politiche negli anni ’80. Molti concorderanno con il fatto che il tradimento missino nei confronti del fascismo fu dettato dalle condizioni in cui versava il sistema politico italiano ai tempi della nascente I Repubblica; la condanna tout-court da parte delle istituzioni, la nascitura Legge Scelba, la stampa che imputava alla “trama nera” ogni responsabilità circa omicidi e stragi, l’intellighenzia post-bellica che seguiva la ventata fresca del conformismo antifascista e via susseguendo. La verità è un’altra.

Considerando le percentuali ridicole di gradimento verso il partito agli albori e la forza rivoluzionaria del PCI coordinata da Palmiro Togliatti e Pietro Secchia, ci si rese conto che i residui di ciò che fu la matrice rivoluzionaria presente a San Sepolcro il 23 marzo 1919 non aveva più appeal nel linguaggio e nel modo di intendere delle masse. Puro opportunismo politico, quindi. Machiavellismo sfrenato per raccattare voti a discapito della purezza e della coerenza ideologica.

È grazie a questa trasformazione politica opportunista se oggi il fascismo viene contestualizzato sotto un’ottica “di destra” e continuamente reputato tale dall’ignoranza odierna, sia appartenente agli antifascisti in servizio permanente effettivo che agli opinionisti negli studi televisivi, campioni della retorica.

Ragion per cui consegniamo Giorgio Almirante alla storia, consideriamolo come un abile oratore e forse l’ultimo di una destra degna di essere chiamata tale a fronte delle caricature odierne, ma non come fascista, come erroneamente ed un po’ ignorantemente viene definito oggi, sia dagli estimatori che dai detrattori.

(di Davide Pellegrino)