Milano: nasce la Marcia per la Schiavitù e l’Estinzione

Piccola premessa: erano previste un migliaio di associazioni e diecimila persone. Tra le tante, Medici Senza Frontiere, Emergency, Unicef, Action Aid, Welcome Refugees. Dove c’è distruzione, non possono mancare queste sigle. Tutti insieme, gli anti-italiani celebrano il trionfo della loro propaganda viscida e insensibile.

Stranamente si segnalano le “oenneggì” che ormai sono le protagoniste del momento, sempre in prima linea quando si tratta di promuovere 5 miliardi di euro spesi a vuoto per lo sfruttamento e la miseria, mai disponibili per proporre, magari, di “spostare” questa cifra nello sviluppo dei Paesi di origine.

Giobbe Covatta, qualche sera fa a Matrix, rispondeva all’ “aiutiamoli a casa loro” così: “Sì, sarebbe molto bello, ma sono decenni che non si fa nulla, quindi meglio accoglierli. E se c’è qualcuno che viola la legge, deve pagare, ma non sono tutti criminali”. Questa la sintesi del suo brillantissimo pensiero.

Quindi secondo il signor Covatta, siccome non si è mai finanziata seriamente l’Africa per lo sviluppo, ha più senso sperperare 5 miliardi di euro l’anno per l’accoglienza, fomentando ingiustizie sociali, tensioni etniche, il peggioramento della vita dei cittadini italiani esattamente come quella degli stranieri, e anche un bel finanziamento diretto alle organizzazioni criminali. “Sì ma gli italiani devono rendersi conto che per migliorare il livello di vita degli africani qualcuno deve stare un po’ peggio”.

Completamente impossibile provare a spiegare al signor Covatta – nessuno in studio si opera per farlo, del resto – che, sebbene sia senz’altro vero che gli Stati del cosiddetto mondo occidentale non abbiano mai attuato uno sforzo economico reale per aiutare i Paesi in via di sviluppo, è ancora più vero che stanno operando, oggi, un gigantesco sforzo economico distruttivo per importare orde di manodopera a basso costo e peggiorare non solo economicamente, ma anche civilmente, la vita degli italiani come di altri europei.

La marcia di Milano, segue, in realtà, quella di Barcellona del 18 maggio, organizzata dal sindaco Ada Colau, guarda caso ben inserita nel circuito sinistroide spagnolo pro-global e pro-Europa, capeggiato da Pòdemos, Izquierda Unida  e compagnia multi-culturaleggiante. A riprova che, al netto di una situazione italiana peggiore di quella della media degli altri Paesi, l’invasione è un tema generalizzato, propagandato con una forza crudele e disumana in tutto l’Occidente, indorata con quattro parole dolci al gusto-miele che nascondono intenti beceri e vergognosi.

“Superare la Bossi-Fini che tanto male ha fatto”, sentenzia la Bonino poco prima della partenza.

Alle 12:00 su Facebook la “marcia” non raggiungeva nemmeno i 150 aderenti.

Per carità, non che il social sia indicativo da solo, anche se eventi ben più sobri hanno sempre registrato ben altri numeri, perfino sulle piattaforme web. Gli organizzatori (sorpresa!) dichiarano numeri ben maggiori: 100mila. Indipendentemente da un rigonfiamento “verso l’alto” che in questi casi non solo è usuale ma addirittura tradizionale, c’è da registrare che gran parte delle testimonianze fotografiche mostrano una maggioranza  immigrata. Strano, non se lo sarebbe aspettato nessuno. Regolari o meno conta poco, visto che chi è qui legalmente è comunque ben incline a favorire l’invasione.

Tra le personalità “illustri” presenti si segnalano il presidente del senato Pietro Grasso, Emma Bonino, Carlin Petrini, Sergio Staino, il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini, ovvero l’immigrazionismo fatta persona. E infine quella simpaticona di Carlotta Sami, portavoce in sud Europa dell’Onu per i rifugiati, Don Colmegna.

Tutti in coro, ben lieti di proseguire in un’operazione criminale per tutti, nessuno escluso. Secondo il sindaco di Milano Giuseppe Sala è del tutto normale che un italiano di padre tunisino accoltelli un militare, visto che “è italiano a tutti gli effetti” e questo non dovrebbe inficiare la marcia, sostenuta di nuovo, insieme all’accoglienza, come se fossero valori da difendere. Nemmeno il germe del dubbio sulla debolezza clamorosa del ragionamento.

Anzi, l’insistenza, a marcia iniziata: “Ci devono essere diritti per chi arriva e diritti per chi è già qua da tempo – dice – le due cose si possono fare insieme. Da cittadino e da sindaco non vorrei stare in una città troppo cinica che pensa solo a sé stessa“. Appurato che per il primo cittadino di Milano mettere in concorrenza i propri disoccupati con i “nuovi acutamente importati” significa “egoismo”, c’è di peggio.

Fanno infatti ancora più ridere i tristissimi centri sociali, ufficialmente gente che continua a dichiararsi “di sinistra” pur avendo venduto perfino le madri alla causa della globalizzazione, che lanciano i cartelli “Nessuna persona è illegale” per poi sentenziare, prima della partenza: “No alla sfilata filogovernativa”.

Una manifestazione patrocinata da forze perfettamente inclini alla politica del governo, anche locale, viene insomma sostenuta da coloro che ufficialmente si schierano “contro” ma che in pratica sostengono le loro cause, facendone da stampella o da utile idiota, scegliete la versione che preferite. Dei veri geni, non c’è che dire.

Che la gente stia iniziando a rendersi conto delle clamorose frottole di questi signori, però, è più che un sospetto. Semmai il vero dubbio è quanto tutto questo potrà essere ostacolato, visto che è palesemente spalleggiato dall’autorità e dal potere, a tutto svantaggio dei cittadini e degli stessi immigrati, circuiti bellamente da dolci parole che nascondono sfruttamento, vergogna e “nuovo razzismo” per usare le parole di Renato Brunetta.

Nel frattempo il circo equestre dell’accoglienza ha dimostrato il suo ennesimo lato parodistico, forse l’unico che possa davvero esprimere, a giudicare dal ridondante sfruttamento di cartellini e cartelletti su Pace e Amore affibiati al primo immigrato che passava, completamente inconsapevole – giustamente – delle manovre a cui veniva sottoposto manco fosse la peggior bestia da soma.

Ciò che si è “celebrato” a Milano è vergognoso. Uno schiaffo alla miseria di tutti, italiani e stranieri. Chi difende questa gente o è colluso o ama il sistema in modo militaresco. La cosa peggiore è che la maggior parte di loro si spacciano per “anticonformisti”. E sono ridicoli.

(di Stelio Fergola)