Come Trump e Obama sono speculari

Trump ha vinto la candidatura e l’elezione 2016 principalmente in quanto la piattaforma apparentemente populista e non-interventista “America First” ha conquistato ampie fasce di sostegno. Analogamente, Obama venne eletto nel 2008 proprio perché la promessa di “speranza e cambiamento”, così come un discorso pronunciato anni prima contro l’invasione dell’Iraq architettata dall’amministrazione Bush, aveva esercitato una forte presa sulla collettività.

Visto che non abbiamo a nostra disposizione diari o altri simili documenti appartenenti ai politici in questione, dobbiamo limitarci alle supposizioni: sia che avessero l’intenzione di rovesciare radicalmente le promesse della campagna elettorale, sia che siano stati costretti in seguito a pressioni dello “Stato Profondo”, entrambi si sono resi colpevoli di un tradimento di grandi proporzioni. Quello che sorprende è effettivamente la rapidità con cui sia l’uno che l’altro hanno rinnegato i buoni propositi. Il repentino cambio di direzione è tanto più sorprendente in quanto entrambi si proclamavano rappresentanti di “movimenti”.

Ancor prima che prestasse ufficialmente giuramento, Obama era già circondato da noti falchi guerrafondai. Incredibilmente, tenne al suo posto il capo del Pentagono durante l’amministrazione Bush, Robert Gates; nominò Hillary Clinton Segretario di Stato, proprio la persona su cui si era imposto alle primarie largamente in ragione del voto con cui lei si era espresso in favore dell’invasione in Iraq. Altri prominenti sostenitori della guerra in Iraq in posti chiave dell’amministrazione Obama includevano Joe Biden, Susan Rice e Richard Holbrooke. Prima dell’insediamento, Obama prese posizione in favore della mattanza dei palestinesi avvenuta nel 2008 a Gaza per mano di Israele.

Prevedibilmente, gli anni di Obama sono stati teatro di un drammatico ampliamento del programma di massacro globale attraverso i droni. Obama ha intenzionalmente bombardato più paesi di ogni altro presidente dalla fine della seconda guerra mondiale: Iraq, Siria, Afghanistan, Libia, Somalia, Yemen e Pakistan. Lo stesso Obama che blaterava di un mondo denuclearizzato ha premuto il piede sull’acceleratore e investito un trilione di dollari nel potenziamento dell’arsenale nucleare statunitense. Al termine del suo mandato, i tentativi intrapresi alle Nazioni Unite di lavorare all’obiettivo di un mondo denuclearizzato sono stati sabotati, sabotaggio che continua sotto la nuova amministrazione. Durante la prima conferenza stampa da presidente, Helen Thomas chiese a Obama se fosse o meno a conoscenza di paesi mediorientali in possesso di un arsenale nucleare. Obama ha lasciato cadere la possibilità di dire semplicemente “Israele” e svelare così la montagna di mistificazioni e menzogne che costituisce la politica estera statunitense, preferendo rispondere che preferiva non “speculare” al riguardo.

Come molti hanno rimarcato di recente, Trump ha fatto un cambiamento di rotta per quanto riguarda la Siria e lanciato un attacco missilistico contro una base governativa. Questo mutamento fa parte della serie di cosiddetti “flip-flops” che includono Ex-Im bank, NATO, Cina, Russia, ma che in realtà non sono altro che un progressive scioglimento degli inganni della campagna elettorale. Fondamentalmente, Obama e Trump si sono presentati come i candidati contro l’establishment per poi contribuire a passarvi sopra una mano di vernice, consentendo così a chi tira per davvero i fili di affondare le radici ancora più in profondità.

Naturalmente, i salti mortali rispetto alle promesse della campagna elettorale non riguardano solamente la politica estera. Obama integrò nell’amministrazione gli agenti di Wall Street Tim Geithner, Robert Rubin e Larry Summer. Svariati membri erano legati a doppio filo a Goldman Sachs, come per esempio Rahm Emanuel, Gary Gensler ed Elena Kagan, i quali si sono tutti coscienziosamente adoperati affinché Obama appoggiasse il salvataggio di Wall Street. Trump è stato eletto su una piattaforma populista e si è portato dietro una lunga litania di nomi provenienti da Goldman Sachs, come il Segretario del Tesoro Steven Mnuchin e il primo consigliere economico Gary Cohn per fare due esempi notevoli.

La natura dei loro inganni non assume le medesime forme. Obama ha una parlantina da avvocato ed essendo mellifluo e sfuggente come gelatina inchiodarlo al muro è molto difficile. Molte delle sue promesse infrante sono in effetti violazioni dello spirito di quanto aveva affermato, non di quanto aveva affermato alla lettera. La sua promessa di ritirare “le truppe da combattimento” non prevedeva di informare gli elettori riguardo al fatto che “truppe da combattimento” e “truppe” sono due termini dal significato differente. È chiaro che molti dei suoi sostenitori sono preda di una stupida infatuazione e sembrano del tutto incapaci di sollevare il velo di Maya delle sue mistificazioni. Va detto senza mezzi termini che Obama ha violato apertamente molti degli impegni presi, primo fra tutti quello di chiudere il campo di concentramento di Guantanamo nei primi 100 giorni del suo mandato.

Trump è sostanzialmente un elettrone. È capace di affermare “X” e “non-X” nell’arco di un minuto. Come un elettrone, è in grado di essere in due posti diversi allo stesso tempo. In altre parole, Trump è l’esempio estremo di un assioma che dovrebbe oramai essere evidente. Ovvero, quello che un politico afferma in campagna elettorale è totalmente, assolutamente irrilevante. La domanda è piuttosto: che cosa ha fatto questa persona? Come ha dimostrato il suo impegno a mettere uno sbarramento alla guerra perpetua o a contrastare l’onnipotenza di Wall Street?

Questi personaggi sono in larga misura degli imbonitori da quattro soldi. I medesimi schemi vengono regolarmente riproposti. George W. Bush fece della “guerra allo strapotere dello Stato” (in altre parole: smantellamento dello Stato) il fondamento della sua campagna elettorale; Bill Clinton si presentò come “uomo della speranza” per l’americano medio; George H.W. Bush vestì i panni del conservatore “compassionevole”. Tutti loro erano burattini nelle mani del potere finanziario globalista. Tutti loro hanno commesso crimini di guerra.

Sian nel caso di Obama che per quanto riguarda Trump, il partito di “opposizione” ha usato ridicoli strumenti di propaganda al fine di spingere l’avversario a inasprirsi su posizioni militariste. L’assurda e inverosimile teoria in base alla quale Obama sarebbe stato “segretamente musulmano” fornì all’allora presidente la scusa perfetta per bombardare indiscriminatamente paesi musulmani mantenendo nel contempo una farsesca aura di pacifismo. La critica “liberale” e “progressista” di Trump è invece imperniata sulla Russia, premendo in definitiva per un approccio duro e ostile contro l’altra grande Potenza nucleare del pianeta.

È quindi di assoluta importanza che mezzi di comunicazione non allineati in grado di abbattere le barriere della manipolazione siano facilmente accessibili al pubblico. È inoltre fondamentale che le persone che si riconoscono nelle cosiddette “destra” e “sinistra” si alleino nel perseguimento di soluzioni politiche che allentino la morsa di ferro di Wall Street e dei falchi guerrafondai. Il pubblico non dovrebbe essere irretito dai vari culti della personalità o trarre soddisfazione da bisticci faziosi e privi di principi. Questi cicli di menzogna e tradimento verranno spezzati solo nel momento in cui vi sarà fedeltà a valori autentici e il concetto di solidarietà si evolverà in atti concreti.

(da Counterpunch – Traduzione di Maria Teresa Marino)