Bobby Sands, il pensiero indomabile che cambia la Storia

“There’s an inner thing in every man”. C’è qualcosa nel profondo di ogni uomo, così comincia una delle più belle poesie di Robert “Bobby” Gerard Sands, combattente per la causa repubblicana irlandese, membro del parlamento di Westminster, un ragazzo di 28 anni morto in un carcere britannico dopo 66 giorni di sciopero della fame il 5 maggio di 36 anni fa.

Bobby Sands ha passato gli ultimi 10 anni della sua vita tra le sbarre, dopo essere stato condannato appena diciottenne per possesso illegale di armi da fuoco. Figlio dello sventurato proletariato cattolico nordirlandese si era dovuto abituare troppo presto alle violenze, al sangue, agli arresti e ai gas lacrimogeni che dagli anni ’60 per un trentennio gettarono l’Ulster in una sanguinosa guerra civile. Fin da piccolo doveva correre a scuola stringendo la mano della sorella minore Marcella per schivare le sassaiole che i suoi coetanei protestanti gli tiravano addosso.

Fin dall’infanzia aveva visto la sua casa e quella dei suoi compagni date alle fiamme; lui e gli altri bambini cattolici erano addirittura stati cacciati dalla squadra di calcio di quartiere. I suoi genitori avevano dovuto cambiare casa tre volte a causa delle continue minacce dei paramilitari lealisti dell’UDA (Ulster Defence Association) fino a stabilirsi nel più familiare quartiere operaio di West Belfast.

Furono proprio queste tribolazioni e sofferenze a forgiare l’incrollabile ideale di quello che sarebbe diventato l’uomo-simbolo di ogni lotta contro l’oppressione. Un ideale, non un’ideologia; una realtà, non una teoria; quel “qualcosa” che non è una pretesa ma è invece unità di pensiero e azione tramite la quale cambiare sé stessi per cambiare la storia finanche al sacrificio supremo di sé.

Negli anni ‘70 il fronte repubblicano aveva subito non pochi scossoni proprio a causa della mancata difesa dei quartieri cattolici dagli assalti dei protestanti (sempre coadiuvati dalla polizia). Di questa omissione venne accusata l’IRA, tanto che i più giovani militanti repubblicani diedero vita alla Provisional IRA.

I Provos, schierandosi a favore di un socialismo nazionale, criticavano l’orientamento marxista e poco identitario dei loro ex compagni e proponevano una lotta armata per difendere i quartieri repubblicani e cacciare l’esercito di Sua Maestà giunto in Ulster nel 1972 per placare la spirale di violenze. L’arrivo dei soldati inglesi non fece che peggiorare ancora di più la situazione anche a causa della connivenza non troppo velata tra militari e UDA e all’inasprimento delle misure di sicurezza.

Fu proprio in questi anni che Bobby Sands si unì alla Belfast Brigade, venne arrestato dopo pochi mesi e condannato a 14 anni di carcere. Privazioni, torture e umiliazioni non piegarono lo spirito di libertà di Sands e dei suoi compagni di prigionia tanto che in una delle sue prime lettere dal carcere scriveva: “Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l’Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista”.

Il carcere non impedì a Sands di tenere un diario (scritto sulla carta igienica con una mina miracolosamente passata ai controlli), di comporre poesie e ballate (che verranno poi musicate dal suo compagno di prigionia Brendan “Bik” McFarlane).

I maltrattamenti subiti spinsero i membri dell’IRA a proteste logoranti e umilianti che servirono solo a fiaccare il loro morale; vestiti solo di coperte (per non dover indossare gli abiti dei prigionieri comuni) era loro impedito di svuotare in bagno i buglioli costringendoli a cospargere i muri delle celle con i loro escrementi.

Il governo britannico e soprattutto Margareth Tatcher non aveva la minima intenzione di assecondare le loro richieste per non legittimare quelli che agli occhi dell’opinione pubblica inglese non erano altro che terroristi. Fu Sands, che nel frattempo era diventato comandante dei Provisionals all’interno del carcere, a sbloccare la situazione prendendo l’eroica e disperata decisione di iniziare uno sciopero della fame ad oltranza.

A partire dal 1 marzo 1981 ogni mese un militante dell’IRA avrebbe iniziato il proprio digiuno volontario. Ridotto ormai a uno scheletro Bobby Sands riuscì a farsi eleggere membro del Parlamento di Londra sperando che almeno questo potesse smuovere le coscienze del governo britannico. Speranza che si spense il 5 maggio con la sua morte. Dopo di lui altri nove compagni furono lasciati morire fino a che timidi segnali di apertura non arrivarono da parte delle aurotità.

Il successo elettorale ottenuto da Bobby Sands durante lo sciopero spinse il movimento repubblicano verso una risoluzione politica del conflitto spianando la strada verso gli accordi del Venerdì Santo del 1996.

A 36 anni di distanza Bobby Sands ricorda ancora a tutti il valore del sacrificio, alla nostra Europa assuefatta da nulla e da tutto testimonia con vigore che vale ancora la pena spendere tutta la propria vita per qualcosa di grande. “È qualcosa che giace nei cuori degli eroi caduti e grida davanti agli occhi dei tiranni. È qualcosa che illumina il buio di una cella e romba con la potenza di un tuono. È il pensiero indomabile, quel pensiero che dice: ‘sono nel giusto’ ”*.

*Traduzione libera di alcuni versi della poesia The Rythm of time di Bobby Sands

(di Costantino Leoni)