La ridicola bile dei progressisti contro Luca Donadel

Credo sia profondamente giusto continuare a seguire questa vicenda per un motivo fondamentale: tocca il mondo concreto, e non le frottole che l’universo patinato dell’immigrazionismo non fa che raccontare e raccontarsi dalla mattina alla sera, in modo completamente distante dalla realtà e oltremodo fastidioso, se si fa eccezione dei  “fedeli” che continuano a officiarne il credo, in aperta malafede per guadagnare uno stipendio o con l’ingenuità puramente ideologica di chi parte da posizioni aprioristiche senza analizzare – tanto per cambiare – nulla.

Sono bastati prima dei video documentati di un ragazzo 23enne, poi i legittimi dubbi di un magistrato per scatenare un putiferio che dura più o meno da marzo. Insorgono blog poco conosciuti, insorge la stampa cattolica, insorgono Vice, Butac, l’autoproclamato antibufale per eccellenza si ritrova a cercare il pelo nell’uovo perché altro non gli riesce, e sentenzia “quanto segue non è una sbufalata”. Ah beh.

Insorge ancora poco la televisione, sebbene ieri sera a Matrix su Canale 5, dopo la messa in onda del servizio di Donadel, al minuto 1:29:00 circa, Gennaro Mignore abbia risposto dicendo: “Ci sono moltissime cose sbagliate in ciò che dice, non mi fido di lui ma di Frontex e di altri”, era più o meno il sunto. Cosa contestava Mignore nel dettaglio?

“Si è fidato di Gefira, un sito euroscettico”, “Ha detto che una delle navi della ONG si chiama Dattilo, mentre invece essa appartiene alla forze navali italiane”. Molta chiarezza (essere euroscettici significa avere il monopolio della menzogna, chi non lo capirebbe!), e soprattutto molta importanza. Notate bene, nessuno di questi importantissimi rilievi mette in dubbio ciò che evidenzia Donadel nelle sue documentazioni. Ma andiamo avanti.

Partiamo dall’origine, da ciò che ha rovinato – almeno per un po’ – i sogni di migliaia di multi-etno-maniaci di tutta Italia:

Andando a vedere il contenuto dei video di Donadel: sul fatto che le tratte dei Santi dei mari non passino dal canale di Sicilia non c’è da discutere, è documentato e reale. Che i “salvati” siano nella maggior parte dei casi dei “prelevati” dalle coste di origine è – di conseguenza – documentato e reale. Che secondo le leggi marittime i naufraghi andrebbero portati nel porto sicuro più vicino, quindi in Nord Africa (o, al massimo, a Malta) e non certo in Italia, è altrettanto palese. L’ultimo testo pubblicato sul suo sito, sulle caratteristiche delle ONG attive nella fattispecie, è un concentrato di precisione e documentazione. Dunque cosa dà fastidio a questi medievali praticanti della religione dell’accoglienza?

Ciò che emerge da gran parte delle critiche a Donadel è l’assoluta inconsistenza: “ha sbagliato l’attribuzione “tecnica” della nave X”, ha sbagliato a definire le rotte “sotto al canale di Sicilia”, ha sbagliato a dedurre che le ONG vadano a prendersi i migranti in posizioni molto vicine alle coste libiche, eccetera.

Il motivo di cotanto risentimento è solo uno: si sta toccando uno dei sacri comandamenti del liberale radical. Ovvero “la oenneggì che salva le vite ed è indiscutibile”, oppure “si gli incidenti capitano e l’uomo produce anche del marcio, ma la oenneggì non si tocca”. Invece no. Se si parla di navigazione e immigrazione, la oenneggì si tocca eccome, come concetto anzitutto, e mi adopero per spiegare bene il perché.

Va fatta una precisazione fondamentale: i media spesso esaltano l’operato dei sedicenti Santi dei mari, titolando che nel 2016 “hanno salvato 180mila persone”. Stando ai fatti, il numero è vero, ci mancherebbe altro.

Dimenticano però spesso di sottolineare con la stessa foga che del 2016 è anche il record di morti nel Mediterraneo, 4733 per la precisione (Donadel sostiene oltre 5mila, ma il concetto non è che cambi granché).

Non ci vuole un genio per capire, dunque, che se ne salvano di più perchè ne muoiono enormemente  di più, ed entrambe le fasi di crescita dipendono dall’aumento delle partenze. Non esiste un solo motivo logico per cui i barconi dovrebbero muoversi dal Nord Africa, se non avessero assoluta – o quasi – garanzia di approdo certo in Italia come avviene di fatto. Non esisterebbe, in teoria, un solo motivo logico per cui gli scafisti, stranamente, negli ultimi anni abbiano sostituito i barconi con i gommoni: nella pratica c’è, e deriva dal fatto che le ONG eseguono rotte sempre più prossime alle coste nordafricane.

La conclusione è semplice. Indipendentemente da quante svolgano una cosciente attività criminale, lo stesso lavoro svolto dalle ONG in mare è imprescindibilmente criminale, perché indirettamente sviluppa il traffico degli esseri umani, lo incrementa, favorisce addirittura l’abbassamento dei “costi di produzione” degli scafisti. Con buona pace di Enrico Letta che stamane su La7 ha definito “rivoltante” definire taxi chi salva vite. Caro Letta, sarà rivoltante, ma è la verità. Quella che lei e tutti i dogmatici discepoli nelle sue stesse posizioni rifiutano.

Altro che Padre Pio del Mediterraneo, nella migliore delle ipotesi parliamo di favoreggiamento involontario dello schiavismo e di gravissima lesione dei diritti dei cittadini italiani ad essere sovrani sul loro territorio. Discorso diverso ci sarebbe se questi enti agissero solo sui luoghi di origine, e si adoperassero per migliorare le condizioni di vita nei Paesi stessi lasciando perdere “salvataggi” che hanno il solo effetto di portare milioni di senzatetto in un Paese con oltre 3 milioni di disoccupati. E di aumentare i morti (capisco che faccia male, soprattutto alle coronarie, ma è un elemento incontestabile).

Comunque non ci si illuda, non partirà alcuna inchiesta: lo Stato, la magistratura e i poteri economici internazionali, favorevoli allo spostamento indefinito di migliaia di persone, ne sono complici, le difendono e le tutelano. Per quello finirà tutto in una bolla di sapone e non ci si adopererà mai per fare realmente luce sui fatti.

La verità è che gran parte di questa gente si augura un futuro di immigrazione di massa. Non lo dice apertamente, ma è affascinato ideologicamente dall’idea che più razze vivano nello stesso territorio e – in linea di massima – è istintivamente propenso a desiderare un’ invasione di altre etnie che sostituiscano la propria, di cui non si cura minimamente e per la quale non ha alcun tipo di rispetto o amor proprio.

Non sopporta, si irrita e perde tutte le staffe quando viene criticata o addirittura evidenziata la propensione criminale di uno dei maggiori strumenti utili a realizzare questo suo sogno inconscio spacciato per necessità: le oenneggì che salvano le vite, ovvero uno dei cardini del vangelo progressista. È quanto avvenuto dopo che Luca Donadel ha iniziato a produrre i suoi video.

Naturale che, messi spalle al muro da tutti i dati, tutte le fonti, e gran parte della ricostruzione plausibile, i signorini s’indignino e comincino a sparare “fascismi” a nastro, xenofobie a nastro, intolleranze a nastro. Sono i migliori strumenti di un sistema fallimentare che è il vero produttore di tensioni e razzismi salvo poi accusare altri di esserne fomentatori.

Un’altra triste verità, difficile da ingoiare per questi poveretti che non guardano più in là del loro naso, è che l’incontro tra culture in massa è un’invenzione dogmatica, completamente innaturale, che ha un solo risultato pratico: annullare un rispetto che spesso esiste tra i popoli, è sempre esistito, al netto di diffidenze verso il diverso che sono pure del tutto naturali, e fomentare tensioni e odi.

Qual è il problema? È stato ampiamente dimostrato: 1) che quelle navi non dovrebbero attraccare in Italia 2) che vengono portate qui con la forza andando a recuperare – e non a salvare – i cosiddetti migranti 3) che non curarsi dei propri disoccupati (non tre gatti ma tre milioni) ma di persone di cui non si sa nulla sulla base di parole al vento è contro il banale corso delle cose.

Non ce la fate a riconoscere che la legalità e il rispetto dei diritti umani viaggino su un altro pianeta rispetto al vostro mondo di cartapesta? È così difficile farsi da parte, porsi almeno due domande su un modus operandi e una morale che si sta rivelando quanto meno debole? Volete evitare l’argomento “criminale” auto-convincendovi di esserne completamente estranei, anche come semplici spettatori?

Non ho idea che strada prenderà questo giovane, non ho idea di quanto possa valere al di fuori di questo contesto, potrebbe rivelarsi, per quel che ne so, anche un giornalista mediocre in futuro. Ma direi che i progressisti stanno prendendo abbastanza a male il concetto di “verità”, evidentemente a loro sconosciuto a meno che non sia la propria e senza contestazioni, articoli come quelli che si interessano anche dei video di Donadel sulla Siria ne sono la prova.

Anche in questo caso, sostanzialmente ci si attacca alle virgole che non mettono in dubbio nulla del discorso generale, si fa l’ennesima triste apologia dei White Helmets, ci si intestardisce  sul primo video che può essere “utile” per portare avanti la propria bieca “morale”. Per di più non citando nessuna fonte primaria, a differenza di questo brutto cattivello che invece – guarda un po’ – ogni tanto le riporta.

Cari progressisti, questo antipaticissimo ragazzo (a me totalmente indifferente, ma mi rivolgo a voi proprio perché vi fa salire la bile) non sarà la verità assoluta in tutto, ma sta producendo degli approfondimenti che rispetto alle vostre tristissime storie sono se non altro basati su informazioni realistiche (in alcuni casi precisissime, con buona pace delle vostre coronarie), e non sugli Oscar dati a Los Angeles simbolo del vostro mondo patinato, di plastica, che tanto vi piace.

Perché il vero difetto di questi approfondimenti è proprio quello: mette in discussione la realtà di cartapesta a voi cara, lo fa con elementi plausibili e in certi casi incontestabili, al netto di piccole imprecisioni cercate al lumicino che possono sempre capitare ma che comunque sono infinitamente inferiori a tutte le stupidaggini che leggete sui bellissimi media che ci circondano.

Buon fegato. State tranquilli, si risanerà, quando riprenderete il controllo della situazione. Quindi state sereni. Allora potrete ricominciare a raccontarvi a vicenda tutte le favole che tanto adorate. In fondo, nella vita, la cosa importante è la felicità.

(di Stelio Fergola)