L’arsenale missilistico di Kim Jong Un: i sottomarini

Nella lista delle spese militari di Pyongyang vi è senza alcun dubbio al primo posto l’esercito, che con il suo milione di soldati di leva e le decine di migliaia fra carri armati e veicoli semoventi d’artiglieria assorbe la maggior parte del denaro statale. Al secondo posto per quanto riguarda le spese pubbliche c’è la costruzione e l’ampliamento dell’arsenale missilistico nonché il progetto atomico; questo assume infatti grande importanza essendo l’unica vera arma risolutiva nelle mani del Supremo Leader in caso di conflitto. Con missili da corto, medio e lungo raggio la Corea socialista è capace, in caso di conflitto, di scatenare una pioggia di fuoco contro il vicino Giappone e addirittura contro gli Stati Uniti, per non parlare della Corea del Sud, che verrebbe senza alcun dubbio devastata, nonostante le misure antimissilistiche di Seoul.

Se l’esercito assorbe quasi tutto il PIL nordcoreano, aeronautica e marina invece sono considerate da un punto di vista unicamente difensivo, e proprio per questo non ricevono adeguati finanziamenti. I motivi per cui queste due branche non sono sviluppate sono due: innanzitutto la mancanza di carburante, e quindi l’incapacità anche solo di eguagliare le forze americane e della Nato. Rispetto ad un pilota di qualsiasi Paese Nato gli aviatori nordcoreani hanno una quantità di ore di volo ridicole, sette all’anno su per giù, il tutto per risparmiare carburante che scarseggia sempre. Pure i carristi dell’esercito sono poco addestrati rispetto ai loro cugini sudcoreani che possono ricevere tonnellate di petrolio USA all’anno. Di fronte alla perenne scarsità di combustibile in Corea del Nord è quindi ovvio che le due branche della marina e dell’aviazione siano poco sviluppate; esse richiedono infatti tonnellate di carburante giornalmente anche solo per le esercitazioni.

Altro motivo è che per poter fronteggiare da pari la marina militare americana la Corea del Nord dovrebbe investire tutto il proprio PIL per i prossimi cento anni nello sviluppo delle proprie forze navali, e anche in questo caso la US Navy sarebbe in netto vantaggio. Discorso a parte lo fanno però i sommergibili. Come ci hanno insegnato i tedeschi durante la prima e la seconda guerra mondiale, il sottomarino è un’arma navale relativamente economica, capace di operare a lunghissimo raggio e di causare danni devastanti al nemico. L’URSS, da sempre consapevole dello strapotere marino degli alleati UK-USA, sviluppò massivamente i sommergibili arrivando a fabbricare, come d’altro canto Washington, sottomarini ad energia atomica e quindi capaci di operare ad infinitum. Ma ciò che interessa di più a Pyongyang per quanto riguarda lo sviluppo dei sottomarini non è tanto la capacità di affondare navi nemiche del quintuplo delle tonnellate o di affondare qualche nave commerciale, bensì le infinite possibilità offerte da un sommergibile armato con missili a corto-medio raggio. Un sottomarino infatti può agilmente raggiungere la costa nemica senza essere visto, e se armato anche di un solo missile con testata nucleare allora i danni che può provocare sono immensi.

Altro motivo di preoccupazione per Washington, Seoul e Tokyo è che la reale forza sottomarina della Corea del Nord è a tutt’oggi ignota. I nord coreani sono infatti riusciti a tenere segreta la vera entità del loro potenziale sottomarino. Si stima che essa sia composta da venti battelli classe Romeo, quaranta classe Sang-O e dai dieci ai venti mini sottomarini classe Yono. Anche qui però bisogna fare l’ennesima precisazione: benché sulla carta e a livello strategico l’arsenale di Pyongyang sembri temibile, in verità la maggior parte dei suoi sottomarini e dei missili che possono trasportare sono ormai obsoleti. Alcuni di questi possono lanciare missili solo se in superfice, il che è una totale follia nell’attuale strategia navale. L’unico modello in grado di lanciare missili rimanendo in immersione è la classe Sinpo, svelato nel 2014. Anche in questo caso però le sue capacità operative sono limitate, infatti un sommergibile di classe Sinpo può lanciare un missile solo a 10/15 metri dalla superfice, mentre un Trident americano anche da 120m sotto la superfice del mare.

Si è parlato recentemente della costruzione di un nuovo presunto sottomarino da tremila tonnellate, la cui imponenza permetterebbe di trasportare ben tre missili e di rappresentare, quindi, una grave minaccia. Come già sottolineato nel precedente articolo sull’esercito nord coreano il giorno in cui vedremo in azione le forze militari di Kim Jong Un è molto lontano; ma ad oggi, esse sono sì minacciose, ma non imbattibili. La potenza missilistica di Pyongyang rimane il primo ed unico vero problema: che un missile sia lanciato da un sottomarino, da un treno o da una postazione fissa poco importa, la distruzione di ogni singola testata e le vittime civili che causerebbe sarebbero troppo numerose.

(di Marco Franzoni)