“Patrioti europei” #TuttoBlue: è il 25 aprile più ridicolo di sempre

“La Resistenza è alla base dell’Europa”.

In una ricorrenza della “liberazione” che quest’anno non ha visto nemmeno la partecipazione del Pd alle manifestazioni ANPI (il perché sulla Brigata ebraica conta come i cavoli a merenda, vista la presunta “sacralità” dell’evento), in cui nessuna delle grandi firme del semicoltismo giornalistico ha pubblicato i soliti post al miele su facebook (né Severgnini,  né Travaglio, o tanto meno quel luminare di Andrea Scanzi o il sommo sacerdote Roberto Saviano), ci hanno pensato loro a far risalire la china alla festa nazionale più artificiale che la storia italiana ricordi.

                                                                Tipici giovani europei autoctoni in posa

I “patrioti europei” (ma diremmo più i patrioti dello Sri Lanka, a giudicare dai volti qui sopra). Milano tutta in blu, con l’hashtag #tuttoblue che prepotentemente troneggia. Un evento talmente seguito, che sui social non l’ha rimbalzato nessuno. Nemmeno Fiano, tra i pochi a parlare della memoria della “lotta al nazifascismo”.

Il kit della classica “giovane marmotta” europeista. 6 euro ben spesi

Indipendentemente da come la si pensi, è oggettivo che la “liberazione” sia una ricorrenza divisoria: tra chi comprende che di liberatorio nella famigerata data non vi sia alcunché, considerate le decine di basi americane, i migliaia di soldati a stelle e strisce, nonché l’aggancio ad un’alleanza militare finanziata e tenuta in piedi dagli USA, e chi invece ne tesse le lodi una volta ogni cinque o sei anni per moda, in fondo contento di “dire la sua” a spron battuto senza avere alcuna influenza e di andare a votare dei rappresentanti già scelti da chi decide dall’esterno la politica italiana.

Fatta questa premessa, l’idea stavolta è di quelle veramente geniali: donare una sottospecie di prestigio a una ricorrenza geneticamente divisiva, che non ha mai unito nessuno, integrandola con un concetto che soprattutto negli ultimi anni ha tenuto tutti compatti (non solo in Italia) più o meno quanto un ammasso di cartone inzuppato da un diluvio: l’Unione Europea.

I riferimenti intellettuali del patriottismo europeo si sprecano

Una manifestazione ricca di riferimenti culturali di spessore, non c’è che dire. Alle citazioni di autentici poeti novecenteschi quali i menestrelli Eiffel 65 si accompagna l’idolatria di quel grandissimo pensatore che risponde al nome di Altiero Spinelli, la lista sarebbe lunga ma preferiamo fermarci. Ci meravigliamo soltanto che J-Ax e Fedez non abbiano fatto parte della combriccola, ma nella vita non si può avere tutto.

Patrizia Toia del Pd l’ha pure sparata grossa per non tradire lo spirito della giornata: “siamo patrioti come i partigiani”. Non è una contestazione, sia chiaro: la penso esattamente come lei.

A questo punto non possono che sprecarsi i complimenti, soprattutto per la tempestività. 15 anni fa, con l’Euro appena sceso in campo, che dopo poco cominciava a macinare numeri sul dollaro, il “ce lo chiede l’Europa” ancora dogma inattaccabile, l’Erasmus con i suoi ormoni appena nella fase clou della sua sfavillante carriera, forse avrebbe potuto avere un senso.

Ma nel 2017, freschi di Brexit dell’anno prima, di flussi migratori che nonostante la retorica cominciano davvero a colpire le popolazioni nel vivo, attentati su attentati nel centro Europa, l’intero mondo liberal tremante per ormai qualsiasi elezione nazionale in programma, beh, scusate ma fa ridere davvero.

Non per la scontatissima analogia con i puffi che qualcuno sui social pure aveva avuto l’acume di notare qualche giorno fa, ma per la totale discrasia tra gli obiettivi che dovrebbero porsi i sostenitori dell’Europa e ciò che nei fatti programmano.

La cosa dev’essere stata parecchio imbarazzante perfino per l’informazione di sistema, al punto che nessuno dei giornali di massa dedica uno spazio importante a questa stramba iniziativa: Repubblica, Corriere, La Stampa, Huffington Post si limitano a titolare sulle solite frasi allo zucchero filato del presidente della Repubblica Mattarella.

Dal canto nostro, non possiamo che augurarci dieci, cento, mille di queste iniziative, che riteniamo beneauguranti per il futuro sotto molti punti di vista.

I numeri della “marcia” non sono ancora noti. Forse se ne vergognano, chissà. Soprattutto se sono alti.

(di Stelio Fergola)