La morte di Mussolini e il ruolo di Downing Street

La morte di Benito Mussolini è legata indissolubilmente al Carteggio, una serie di carte e documenti, legati al dossier di Enrico De Toma, che Mussolini stesso, dal ’40 al ’45, intrattenne con Downing Street (Winston Churchill) e che vennero venduti per la modica cifra di 2 milioni e mezzo di lire, il 15 settembre 1945, nei pressi del lago di Como, al Field Security Service britannico dal funzionario del Partito Comunista Italiano, Dante Gorreri.

Tali documenti, se studiati e analizzati accuratamente, contribuirebbero a dare maggiore chiarezza ai fatti oscuri o poco chiari di Dongo, dove ancora necessitano di un’indagine i rapporti tra l’OSS – con il quale Junio Valerio Borghese prese accordi affinché si salvasse – il gruppo Vega e la X Flottiglia MAS. La cosiddetta Gladio del Lago, spiegata, anche solo parzialmente, da Cavalleri Giorgio nel suo saggio del 2006.

L’esistenza di una corrispondenza tra Benito Mussolini e Winston Churchill trova conferma in due testimonianze essenziali, che in Italia nessuno pare abbia voglia di analizzare o divulgare. La prima nella figura di Pasca Piredda, primo ufficiale donna della X Flottiglia MAS nominata dal Principe Nero in persona.

Quest’ultima, all’uscita del Duce dalla Prefettura di Milano il 25 aprile 1945, riscontrò, tra le migliaia di documenti da lui posseduti – poi trafugati analogamente al dossier sulla morte di Giacomo Matteotti – 31 lettere a firma sua e altre 31 firmate da Winston Churchill.

La seconda è quella fornitaci da Gianfranco Miglio, ideologo della Lega Nord. Quest’ultimo raccontò che, nell’autunno del 1945, il Primo Ministro britannico si recò presso la villa dei suoi lontani parenti sul lago di Como. Per i più attenti, è indubbio che vi si recò per far si che la sua corrispondenza avvenuta con Benito Mussolini rimanesse segreta.

Infatti, come asserito da ulteriori testimonianze e ricerche che propendono in favore di quanto detto da Miglio, Winston Churchill e il Field Security Service, si mossero con successo per recuperare la versione originale e gran parte delle copie del Carteggio. La corona di fiori, da lui deposta a Piazzale Loreto il 1 settembre 1945 – immediatamente rimossa – lo conferma.

Il connubio partigiani italiani – spie e servizi segreti di Downing Street rappresenta il cuore di tenebra della mitologia apologetico-resistenziale, questo perché, non essendo conformi ad una certa vulgata antifascista spacciata per verità assoluta, ne smuoverebbe irrimediabilmente i fili e ne metterebbe in discussione la sua sacralità propinataci come un verbo da una certa intellighenzia affetta da bigottismo e conformismo.

Tornando al circolo vizioso delle vicende dongologiche e giulinesi, altri 2 soggetti assumono un ruolo fondamentale; Aldo Lampredi, partigiano comunista, determinato e cinico nelle decisioni e azioni e che, nei filmati d’archivio e nei documenti, è contrassegnato come colui che coordina le lupare bianche assassine dei gerarchi della Repubblica Sociale Italiana quali Alessandro Pavolini, RAS di Firenze, e Nicola Bombacci, entrambi esposti al pubblico ludibrio di Piazzale Loreto il 29 aprile 1945.

Aldo Lampredi, risultò essere in costante collusione con Luigi Longo, il quale risulta essere il famoso Capitano Valerio, il nome in codice che la storiografia ufficiale ha voluto invece affibbiare a Walter Audisio, ritenuto – a torto – l’autore materiale della fucilazione di Benito Mussolini e Claretta Petacci.

Tale collusione rappresenta la punta di diamante dell’Asse PCI-Downing Street. Il partigianato comunista, infatti, fino al 1949 – come dimostrano fenomeni terroristici come la Volante Rossa e le stragi del Triangolo della Morte -, non abbandonò mai l’idea di prendere il potere con le armi e Benito Mussolini, se arrivato sano e salvo a Norimberga, sarebbe stato d’ostacolo alla possibile rivoluzione comunista in Italia, ma soprattutto al progetto dell’imperialista britannico di tenere una Nazione alle sue dipendenze e a fungere da tappetino ai diktat della Corona.

Per attuare l’eliminazione del Duce, di Claretta Petacci e di Marcello Petacci – ultimo mediatore nelle trattative con i britannici -, tale gruppo aveva costituito una solida base finanziaria, industriale e militare con l’ausilio di capitali provenienti da banche elvetiche che furono sfruttati per la fornitura di armamenti per i killer che sarebbero stati poi protagonisti dei fatti di sangue a Giulino di Mezzegra sui quali, ormai, sono rimasti davvero pochi a credere alle diverse “versioni ufficiali”.

L’unica voce che si avvicina alla verità è quella di Renzo De Felice della doppia fucilazione; Benito Mussolini, infatti, dopo essere stato ferito con un colpo di pistola al fianco nella stanza dove, prigioniero inerme ed innocuo, era rinchiuso, venne trascinato in canottiera mezze maniche nel cortile della casa dei contadini De Maria in quel di Bonzanigo (Tremezzina), ed ivi nuovamente fucilato con circa altri otto colpi di armi da fuoco.

La storia del Carteggio Mussolini-Churchill è equivalente ad un volume enciclopedico tanta è la sua complessità che non le permette assolutamente di essere ridotta a poche pagine né, tantomeno, a pseudo-ricerche filodegasperiane e filoresistenzialiste “ben” propagandate dai soliti prezzolati piazzati negli studi televisivi e negli atenei italiani, divenuti luoghi di potere anziché di ricerca a 360º senza pregiudiziali alcune.

Urgono nuovamente figure politiche di spessore come Bettino Craxi che permettano che si riporti il tanto vituperato Ventennio su un terreno storiografico “neutro” dopo il fango, dal 1996 ad oggi, di tutto il mondo mediatico nella sua immensa pochezza.

(di Davide Pellegrino)