Macron pare il vincitore annunciato, ma Le Pen potrebbe insidiarlo: ecco come

Emmanuel Macron ha vinto il primo turno delle presidenziali francesi, battendo di misura (23,9-21,4) Marine Le Pen. I due si sfideranno ora nel ballottaggio del 7 maggio. Una tornata che pare destinata ad avere un solo, annunciato e scontato esito, la vittoria del candidato centrista. E di certo questo è uno scenario molto probabile, con tutti i grandi partiti che convergeranno su “En Marche”, in chiave anti lepenista.

Eppure, per la leader del Front National resta una, seppur piccola, speranza. Di fatto il conteggio dei voti “anti-sistema” e sostanzialmente euroscettici fa registrare in Francia cifre estremamente alte, praticamente il 50% dei votanti. Ed è su questo elettorato che Marine dovrà puntare.

La cosa più facile sarà inglobare tutti i voti dei partiti minori anti-establishment che insieme raggiungono quasi l’8%, cifre non proprio da sottovalutare. Un compito che non è poi tanto difficile, considerando che di questo bacino la quasi totalità è rappresentata da movimenti dell’area della destra sovranista, partner naturale della LePen.

Ovviamente questo non basterebbe. L’impresa infatti, per la candidata, dovrà essere quella di recuperare una bella fetta di voti tra quell’elettorato che non è sostanzialmente in linea col suo pensiero, ma che potrebbe preferirla al vincitore annunciato Macron. Parliamo di metà dei voti di Mélenchon (che ha lasciato ai suoi libertà di coscienza) e un’altra metà di quelli di Fillon (che ha sì indicato la sua preferenza al ballottaggio per il candidato centrista, ma che ha un elettorato molto spaccato fra “centro” e “destra”).

Saranno dunque gli elettori di questi ultimi due a segnare il destino della Francia. Voti molto fluidi, ma che, incanalare verso il Front National è realisticamente un’impresa non da poco. Occhio però a cantare vittoria troppo presto, la fine dei grandi partiti (gollisti e socialisti fuori dal piatto grosso, con gli ultimi ridotti a percentuali bassissime) ci indirizza verso un rigetto della logica “dell’appoggio del candidato” al secondo turno.

Se è vero infatti che l’establishment riesce comunque a trovare sbocchi per fare breccia col filone della “novità centrista”, è altrettanto vero che i partiti tradizionali non riescono più a muovere compattamente il loro elettorato, che può reagire, a volte, come una scheggia impazzita.

(di Simone De Rosa)