La svolta “complottista e xenofoba” del PD sugli sbarchi dei migranti

I numeri del fenomeno sono noti ormai a tutti, ma vale sempre la pena partire dal ricordarli. Solo nel 2016 ci sono stati circa 170.000 sbarchi e 5000 morti in mare. Un’ecatombe. Questo 2017 poi, è partito con numeri che lasciano poco spazio a dubbi: 37.000 i soccorsi dall’inizio dell’anno e i morti sono già centinaia, qualcuno parla già di quasi 1000, un numero infinitamente superiore anche alle più pessimistiche previsioni.

Durante la Pasqua abbiamo avuto la riprova: 8500 partenze in poche ore. Ma proprio a Pasqua qualcuno al governo si è svegliato: “Un’azione logistica fuori dal comune, quasi di stampo militare”, dice chi è a conoscenza di un dossier riservato. Ma chi è il regista? Certamente mettere in crisi il sistema è un business estremamente interessante.

Tramite procedura d’emergenza si possono bypassare offerte al ribasso, controlli, trasparenza. E’ il bellissimo mondo del “Fate presto”, che si trasforma inevitabilmente in un “mangiate bene”. E l’occasione rende l’uomo ladro, si sa. Ma, e questa è la novità, adesso anche gli anticomplottisti si sono svegliati e sono diventati complottisti. Anche gli antipopulisti stanno diventando populisti.

Non è un caso che anche la Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, già Vicepresidente del PD, abbia detto pochi giorni fa: “E’ assolutamente necessario porre un argine a un flusso incontrollato di migranti che pesa sulle città della nostra regione”, e che, già qualche mese prima, proprio lei chiedeva al Ministro Minnitil’avvio di rimpatri, che potrebbero avere un valore simbolico e deterrente soprattutto nei confronti degli elementi meno integrati” perché “si sta delineando un clima di allarme sociale legato al susseguirsi di fatti di cronaca che vedono troppo spesso al centro cittadini di origine straniera” sottolineando l’importanza di intervenire e reprimere subito “prima che si organizzi, questa nuova criminalità distante per lingua, tradizioni e cultura”.
Anche Sandro Gozi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, PD, arriva a dire “chi viene da noi deve adeguarsi alle nostre tradizioni”.

Così il Governo si muove e a metà aprile 2017 viene convertito in legge il “decreto sicurezza”, che sostanzialmente prevede la reintroduzione dei CIE con nuovo nome: Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), il taglio ai ricorsi di asilo da 3 a 2 gradi di giudizio, così sancendo di fatto discriminazione e permettendo ai comuni la reintroduzione dello schiavismo con i lavori di pubblica utilità gratuiti e volontari nei confronti dei richiedenti asilo.

Il “complotto internazionale” sta dunque diventando la nuda realtà che sembra consolidarsi sempre più con lo svolgersi delle indagini avviate un po’ ovunque. Gli investigatori italiani infatti stanno ricostruendo le rotte dei gommoni, le tempistiche di partenza, i luoghi, gli scambi con le navi umanitarie.

Il fatto che dietro vi sia la grande criminalità organizzata pare ormai essere una certezza. E se da un lato si guarda con sospetto la Libia, certamente qualche dubbio lo suscitano anche le ONG di casa nostra. Chi sono i finanziatori? Quali accordi possono essere stati presi? Dove finiscono gli enormi flussi di denaro? Perfino Renzi ha dovuto dire la sua: “Non possiamo essere presi in giro da nessuno, né in Europa, né da ONG che non rispettano le regole”.

E il Presidente della Commissione parlamentare a guida PD, Latorre, afferma che “si sta facendo luce”. Al Senato emerge infatti che le navi umanitarie abbiano ampiamente superato le flotte ufficiali, svolgendo quasi un compito di “ricerca attiva” di migranti da importare. Sono molte le navi europee a raccogliere migranti per poi trasportarli verso l’Italia, insinuandosi tra i cavilli delle leggi internazionali.

Ad esempio, secondo il procuratore Zuccaro la “convenzione di Ginevra impone di portare le persone soccorse in mare nel porto più vicino, e questo non avviene” ma “questa non è una violazione penalmente perseguibile”. Lo stesso Zuccaro ha anche inviato una circolare dove sostanzialmente scrive che “non può essere dato il fermo a chi fa lo scafista per necessità”.

Anche qui Renzi, afferma: “C’è un problema europeo, che prima o poi verrà fuori. Non è possibile che l’Europa abbia 20 navi che prendono e portano solo in Sicilia”. Perfino Valerio Neri, direttore generale di Save the Children (ONG che, secondo il Procuratore Zuccaro è “al di sopra di ogni sospetto”), di fronte all’evidenza, si lascia andare ad un commento: “Quando girano così tanti soldi, non si può escludere qualche affare sporco”. Ma anche lo stesso Neri difende le “grandi e storiche ONG”, in qualche modo lasciando intendere che i problemi si nascondano nelle altre.

Un caso: la Moas, una ONG con sede a Malta nata nel 2014 dal filantropo statunitense Chris Catrambone dispone di una nave di 40 metri con bandiera del Belize e di un aereo con cui pattuglia il mare. Oltre a droni presi a noleggio per cui versa circa 400.000 euro al mese. Il tutto per dichiarare il salvataggio di circa 33.000 migranti.

Siamo arrivati a un punto tale che anche chi dovrebbe difendere la totale apertura delle frontiere, la Presidente del comitato Schengen Laura Ravetto, dice: “E’ una situazione delicata perché, se fosse vera, stiamo creando dei corridori umanitari privati in mare”.

PD e Governo stanno virando marcatamente la loro rotta: da immigrazionisti ad antimigrazionisti, da anticomplottari a complottari, da antirazzisti a xenofobi, da responsabili a populisti.
Un po’ perché continuano a crollare nei sondaggi, un po’ perché stanno iniziando a far fronte ai sempre più insostenibili costi del “Fate presto”.

Molte ricerche parlano di miliardi di spesa diretta e molti di più indiretti. Ancora nel lontano 2011 io stesso, in un libro, facendo i conti della serva (prendendo i dati ufficiali), calcolavo circa 10 miliardi di costo del fenomeno all’anno, prima che tutto esplodesse. Adesso?

(di Riccardo Piccinato)