L’involuzione geopolitica dell’Italia nel Mediterraneo

I partiti della Prima Repubblica, con Bettino Craxi in prima fila, avevano contribuito a rendere l’Italia figura di peso dello scacchiere geopolitico del Mediterraneo tanto da avere forti influenze persino in Medio Oriente grazie ai buoni rapporti con Yasser Arafat. In poche parole non si muoveva nessuno senza previa autorizzazione dei nostri governi.

Un’epoca di spessore avuta inizio grazie ad autentici uomini della rinascita quali Enrico Mattei che, nell’immediato dopoguerra con i famosi accordi 50-50, aveva drasticamente ridotto – se non proprio distrutto – il monopolio petrolifero delle Sette Sorelle, trasformato Milano Sud nel centro nevralgico del settore e contribuito alla metanizzazione del Paese, ad accordi di cooperazione energetica in una posizione negoziale forte e alla stabilizzazione di Paesi a rischio come la Libia.

In poche parole, una potenza industriale e diplomatica di buon livello capace di rapportarsi alla pari con le grandi potenze e tutelare i propri interessi, come stanno a dimostrare gli affari petroliferi con l’Unione Sovietica durante la crisi di Cuba dei primi anni ’60.

Ora, invece, causa la predisposizione allo zerbinaggio di classi politiche inette, la vediamo declassata a discarica a cielo aperto del Mediterraneo, costretta ad ospitare tutta la schiuma dell’Africa subsahariana e a farsi dettare l’agenda geopolitica dagli “alleati”, palesemente contro i suoi interessi strategici. Che fine.

(di Davide Pellegrino)