La “Super-bomba”: quando la guerra by USA è “cool”

“Super-bomba”, “la madre di tutte le bombe”, una roba da fumetto. Ma anche dettagli tecnici snocciolati come se fossero dell’ultimo ritrovato tecnologico nel mondo degli smartphone. “È costata millemila milioni di dollari”, “Ecco com’é fatta”. L’hardware bellico diventa un oggetto di culto.

Ovviamente, solo quando a sganciarlo sono gli Stati Uniti d’America, poco importa se uccidono civili innocenti nonostante le dichiarazioni di facciata sulle “basi chimiche”, senza citare tutto il resto.

È proprio così. Moab (la “super” in questione) è il seguito del film horror La bomba intelligente, che tanto ha spopolato nei telegiornali di mezzo mondo nel decennio scorso. Stavolta fa più scalpore, certo: c’è un web intero a rimbalzare alla velocità della luce la curiosità feticista di un mondo occidentale completamente asservito, rincretinito e ben contento di sguazzare nella sua ipocrisia.

È lo stesso mondo occidentale che – scusate i termini un po’ fortini – ci ha fatto lo scorso anno due palle così sui presunti attacchi ai civili di Assad, sugli ospedali pediatrici, per concludere con i recenti “attacchi chimici”, cugini delle “armi di distruzione di massa” di saddamhusseiana memoria.

Nel corso del 2016 la Siria pareva un’ospedale pediatrico gigante. Una specie di limite di X che “tende a + infinito”, per usare terminologia matematica. Il 15 febbraio si parla di un reparto di neonatologia. Il 27 aprile sull’ospedale pediatrico di Aleppo. Il 30 maggio sempre ad Idlib, con “vittime anche bambini”. Quasi sarebbe uno al mese se non si passasse alla fine di luglio. Il 28 , di nuovo a Idlib.

Qualcuno sui social ironizzava addirittura: ma quanti sono gli ospedali pediatrici ad Aleppo e Idlib? La cosa non si circoscrive solo agli “attacchi criminali”, ma anche a qualsiasi bombardamento russo contro l’ISIS, che per un anno intero è diventato “contro i ribelli per la democrazia” che poi ormai anche i sassi sanno essere di sponda terrorista e al-nusriana, ma vabbé quelli sono dettagli. L’importante è che i film su chi li aiuta vinca l’Oscar, che fa sempre effetto. E poi la commozione sale, volete mettere l’emozione?

Lo stesso bombardamento di Mosca contro i jihadisti era attorniato da una marea di commenti perniciosi, spesso futili alla verità ma utilissimi alla solita “causa” russofoba: “ha bombardato i ribelli!” “ha bombardato i civili!”. Parola dell’Osservatorio Siriano sui diritti umani, quello di Rami Abdulrahman, colui che “osserva” dal suo pc a Londra e che si è reso autore anche delle ultime accuse ad Assad (ma le prove latitano).

Poi arriva la rivoluzione. Similmente allo strano mutismo che ha colto tutto il mondo liberal-progressista-femminista-dirittocivilista, che d’improvviso ha smesso come per magia di parlare del sessismo di Trump, del razzismo di Trump, del taglio di capelli di Trump, delle espressioni tristi della moglie di Trump, dello stato di salute fisica del figlio di Trump, la Moab ha trascinato dietro di sé una serie di appoggi positivi: sono tutti con il presidente, all’improvviso. Per lo meno, si guardano bene dal proferire sermoni di critica come quelli basati sui validissimi argomenti di cui sopra.

E non fanno mistero del feticismo eccitato per Moab. Il Messaggero da sfoggio di tutta la competenza hi-tech della sua redazione: quanto pesa, quanto costa, il GPS che monta. Una bella foto di gruppo con tutti coloro che hanno contribuito a creare un’arma di distruzione che, fosse fatta da altri, sarebbe stigmatizzata con la solita triste retorica. Manca solo “un gran bel giocattolo” e poi la differenza con film di Bruce Willis sarebbe nulla.

Repubblica si rende protagonista di un vero reportage fotografico-filmato. Ragiona un pochino Federico Rampini, che parla di “spot pubblicitario per la Casa Bianca”. Uno spot che l’intero occidente è stato ben lieto di ossequiare.

La Stampa va oltre. Non si accontenta di godere del gingillo bellico più fico dell’universo, ma annuncia le caratteristiche del modello successivo: esattamente come un nuovo Iphone. Si parla infatti della “super-bomba più potente della Moab”, che “potrebbe essere usata in Corea del Nord”, quasi come se fosse un nuovo prodotto per la pulizia della cucina, un Mastro Lindo della distruzione.

Essere dominati dagli Stati Uniti, insomma, ha anche i suoi aspetti positivi: è davvero come stare al cinema, si passa dal melodramma alla totale indifferenza rigorosamente basandosi su un fattore: quello che  la banda dei criminali neocon decide e realizza. Grazie a John McCain, ovvero il reale presidente degli Stati Uniti d’America.

Quel povero burattino di Trump, per piacere, lasciamolo alle sue reali competenze: firmare documenti , magari senza nemmeno leggerli, mentre prende il sole a Camp David.

(di Stelio Fergola)