Unione Europea VS Europa: economia contro identità

L’Unione Europea non rappresenta in alcun modo l’identità e lo spirito europeo, è una mera organizzazione economica che ha il progetto (per ora attuato solo in parte) di radicarsi come istituzione politica. L’Europa per gli europeisti coincide con l’istituzione europea, non con la sua identità. L’Unione Europea potrebbe benissimo avere un altro nome, non cambierebbe nulla. Del resto, non sussiste nemmeno una sorta di “nazionalismo europeo”, dal momento che gli europeisti dichiarano apertamente che la federazione europea non sarebbe altro che un obiettivo intermedio, e che l’obiettivo finale (e anche utopico, almeno per adesso) è la realizzazione di una federazione mondiale sul modello della “pace perpetua” di Kant.

Pensiamo che sia inutile prolungarci a evidenziare l’estrema ingenuità che sta dietro tale affermazione, che presuppone che la guerra possa sussistere solo in presenza di una moltitudine di Stati, senza tenere minimamente in considerazione la possibilità di guerre civili e conflitti intestini tra classi sociali e differenti gruppi etnici, culturali e religiosi. E’ proprio per questi motivi che pochi giorni fa gli europeisti hanno festeggiato i 60 anni di questa Europa. Per loro l’Europa è nata 60 anni fa e tutto ciò che c’è stato prima non merita di essere considerato; i monumenti e le vestigia lasciateci dai nostri antenati europei vanno visitate sì, apprezzate magari, ma in modo freddo, distaccato, senza alcuna volontà di continuare a livello ideale l’eredità del passato che risale a prima dell’età moderna. Già, perché le radici culturali di questa Europa nascono solamente nel ‘700 (e in parte nel ‘600), con lo sviluppo della cultura illuministica e con la rivoluzione francese, e l’affermazione della borghesia con i suoi valori di “civiltà”, “progresso”, “uguaglianza”. Tutti valori anti-tradizionali e degenerativi per lo spirito europeo, tradizionalmente aristocratico e gerarchico, e soprattutto con uno stretto rapporto con il mondo della trascendenza.

Qual è quindi il progetto dell’UE? Fare dei valori illuministici e positivistici un ordine politico, sotto i falsi idoli prima menzionati. Avendo però tali valori un carattere universalistico, è chiaro che essi non possono rappresentare un’identità, che è per sua natura esclusiva, e non inclusiva. Spiegheremo meglio più avanti come l’UE non solo non rappresenti l’identità europea, ma ne sia, anzi, la negazione. E’ utile chiarire una cosa innanzitutto: il progetto di unità europea nasce in un ambito economico, con la CECA nel 1951, e solo successivamente diventa un progetto politico nel 1957 (Trattati di Roma), poi rafforzato nel 1992 (Trattato di Maastricht). Già il fatto che la genesi dell’UE sia essenzialmente di natura economica, può essere un indizio sul gretto materialismo che sta alla base dei valori dell’Unione Europea, la quale si propone di essere la principale incarnazione politica, assieme agli USA, della “civiltà occidentale”, l’unica civiltà che, dopo la rivoluzione americana e francese, si sia sviluppata solo in senso puramente materiale, costituendo una vera e propria anomalia nella storia dell’umanità. Essendo giunti già da tempo nell’era dell’homo oeconomicus, d’altronde, era necessario fornire a tale uomo un regno dove esso possa prosperare, secondo i parametri materialistici ed edonistici che regolano la sua esistenza.

Il fatto è che l’Unione Europea ha fallito anche in questo. Il progetto che avrebbe dovuto portare prosperità ai cittadini europei si è trasformato in una dittatura finanziaria di stampo neoliberista. L’idea folle di imporre una moneta unica, l’euro, a economie profondamente diverse ha giovato praticamente solo alla Germania, che, non a caso, avendo il valore di scambio del marco molto vicino a quello dell’euro, è diventata l’economia più forte e competitiva in Europa. Il libero mercato non ha fatto altro che favorire i grandi colossi e le multinazionali e schiacciato le piccole e medie imprese, inondando i mercati europei di prodotti cinesi e nordamericani (vedasi il TTIP, fortunatamente naufragato, e la CETA, che è invece ancora in trattativa). Le politiche di austerity non hanno fatto altro che ridurre al collasso la Grecia, e aumentare vertiginosamente la disoccupazione soprattutto in Italia, Spagna e Francia, con drastici tagli allo stato sociale e una diminuzione impressionante dei diritti sociali. La disoccupazione giovanile, in tutti i Paesi europei (e in particolar modo in Italia) è alle stelle, e l’attuale gioventù sarà la prima generazione a essere più povera di quella dei suoi genitori.

Si potrebbe scrivere un libro sui fallimenti in campo economico dell’Unione Europea (fallimenti nel portare prosperità ai cittadini europei, non nel consolidare una elitè finanziaria di stampo tecnocratico, la quale, probabilmente, era lo scopo originario dei progetti europeisti), ma non è nostra intenzione analizzarli ulteriormente in questo articolo, giacché ci allontaneremmo troppo dal tema principale che abbiamo enunciato all’inizio, e che possiamo sviluppare limitatamente, in mancanza di spazio necessario. E’ chiaro che l’Unione Europea non possa rappresentare in alcun modo l’identità europea, poiché essa è solo il trionfo del modello liberal-democratico, ossia di una ideologia. Il progetto non è quello dell’Europa dei popoli, ma, anzi, è quello di distruggere l’identità europea, in modo neanche troppo velato ma, al contrario, con il beneplacito delle nuove generazioni sempre più europeiste, ammaestrate a disprezzare la propria identità nazionale dalla costante propaganda che avviene attraverso tutti i mezzi possibili.

L’idea è quella di creare uno spazio globalizzato: non a caso l’Unione Europea fa continuamente vanto di essere riuscita a creare uno spazio ove merci e persone possano circolare liberamente senza l’ostacolo di dazi doganali e frontiere. Uno spazio globalizzato è, per definizione, uno spazio dove le multinazionali hanno la supremazia nei mercati, e una società avente un mercato dominato dalle multinazionali è, per forza di cose, una società consumistica. L’obiettivo è quindi quello di creare una struttura statale sovranazionale che garantirebbe la persistenza delle condizioni politiche ed economiche per la sussistenza di una società del consumo, in una misura ancora più vasta e radicata di quanto non lo sia già. Il modello sono chiaramente gli Stati Uniti d’America e, non a caso, lo stato federale europeo avrebbe il nome di “Stati Uniti d’Europa”. A tale struttura si affianca però una sovrastruttura, in un rapporto di reciproca determinazione. La sovrastruttura si instaura con la creazione e la manipolazione di una mentalità globalizzata (secondo l’ideologia del globalismo). E’ questa una delle principali finalità del progetto Erasmus: creare una gioventù apolide, disaffezionata dalla propria terra, sradicata dalle proprie radici. I consumatori perfetti per il sistema capitalistico del domani. I cosiddetti totalitarismi perlomeno inculcavano nei giovani dei valori sani, di spirito comunitario e nazionale. Il totalitarismo di oggi, invece, punta a fare un tabula rasa di ogni valore per imporne uno unico e assoluto: il consumo. I totalitarismi di ieri formavano i giovani in mezzo alla natura, quello di oggi in mezzo alle città cosmopolite, simboli della globalizzazione, con le loro catene multinazionali che occupano ogni angolo della città, e dalle quali i giovani si fanno allettare con la bava alla bocca.

L’intento della formazione giovanile dei totalitarismi passati era quella di accorciare lo iato tra l’uomo e la natura, ricercando armonia tra soggetto e oggetto, per recuperare un’identità ancestrale. L’intento della formazione giovanile di oggi, se così si può chiamare, tranne che per il creare una gioventù asservita al globalismo, è assente: l’effetto è comunque quello di sradicare l’uomo da qualsiasi contatto con la natura e con la propria terra, la propria Patria, le proprie origini, per proiettarlo, privo di alcuna identità, ad un futuro globalizzato, grigio, monotono e consumistico. Per ultimo, non possiamo considerare portavoce dell’identità europea un’istituzione che quotidianamente pronuncia panegirici ed esaltazioni di una società multiculturale palesemente fallimentare che, se continua ad essere alimentata dai flussi migratori con questi ritmi, porterà alla estinzione etnica degli Europei entro qualche decennio.

E’ proprio per via dei propositi dell’UE e dei suoi fondamenti ideologici, che non possiamo che considerare tale istituzione altro che un mezzo atto a distruggere la civiltà europea, prima con la negazione dei suoi valori tradizionali, poi con la negazione della sua stessa identità etnica e culturale, che verrebbe cancellata dal progetto globalizzante di cui si fa promotrice.

(di Riccardo Calabretta)