Evita, la madre del popolo argentino

«Ho solo un’ambizione personale: che il giorno in cui si scriverà il capitolo meraviglioso della storia di Perón, di me si dica questo: c’era, al fianco di Perón, una donna che si era dedicata a trasmettergli le speranze del popolo. Di questa donna si sa soltanto che il popolo la chiamava con amore: Evita.»

Nel corso della storia, le figure femminili in grado di riunire in sé lo spirito di una nazione non sono state molte, ma la loro grandezza supplisce ampiamente al numero. Per la Francia è stato il caso di Santa Giovanna d’Arco, per l’Inghilterra di Elisabetta o della regina Vittoria. Per l’Argentina questa figura è stata incarnata da Eva Perón, meglio conosciuta con l’affettuoso diminutivo «Evita».

Evita, seconda moglie del presidente Juan Domingo Perón, rappresenta assieme al marito la personalità forse più cara al cuore del popolo, venendo amata e venerata come madre dell’intera Argentina, influenzandone ancora oggi politica e società (anche se, purtroppo, i successori dei coniugi Perón non hanno mai saputo essere all’altezza degli originali).

Eva Maria Ibarguren, questo il suo nome da nubile, nasce il 7 maggio 1919, ultima dei cinque figli di un’umile famiglia dell’Argentina rurale. Al 1944 risale l’avvenimento che le cambierà radicalmente la vita, trasformandola da semplice attrice di teatro in Primera Dama: a Buenos Aires incontra Juan Domingo Perón, all’epoca semplice colonnello, durante un evento di beneficenza per le vittime di un terremoto. Non è un caso che si conoscano in tale occasione: per tutta la durata della sua vita, politica e personale, Evita sarà sempre impegnata nel volontariato, nell’assistenza ai poveri e nelle lotte per i diritti dei lavoratori.

L’anno dopo aver sposato il colonnello Perón ed esser diventata quindi Eva Duarte Perón, nel 1946, suo marito viene eletto Presidente dell’Argentina, inaugurando la stagione del peronismo. Il peronismo, sostenuto principalmente dagli strati più umili della società argentina (i cosiddetti descamisados), consisteva di elementi socialisti e nazionalisti indirizzati a trovare per l’Argentina l’indipendenza dalle ingerenze tanto americane quanto sovietiche, portando il Paese fuori dalla crisi economica nell’ambizione di diventare una potenza politica a livello sudamericano.

Evita, da sempre profondamente interessata alle questioni sociali, non fu però semplice spettatrice della politica del marito; anzi, ne fu attiva protagonista: oltre ad assumere la guida dei sindacati argentini, fondò l’ala femminile del Partito Peronista. Amata perfino più del marito, Evita era sempre in viaggio fra Buenos Aires e il resto dell’Argentina, visitando fabbriche, finanziando scuole e fondando ospedali; viaggiò molto anche per il resto del mondo, sempre rappresentando il marito e l’Argentina. In Europa venne accolta trionfalmente da Franco e dal popolo spagnolo, poi si recò in Italia, ove incontrò papa Pio XII. Ovunque andasse trovava folle immense ad accoglierla e osannarla: era diventata, e non solo in Argentina, il simbolo della riscossa dei poveri e dei lavoratori, stanchi di vedere il futuro messo in pericolo dai giochi di potere fra capitalisti e marxisti.

Tornata in patria, nel 1948 dette vita alla Fondazione Eva Perón, il cui compito era occuparsi dell’assistenza ai bambini, alle giovani madri, agli anziani e ai poveri; gli ultimi insomma, che sempre aveva avuto a cuore. Molti ospedali argentini, ancora oggi, portano il suo nome, proprio perché furono fondati su suo interessamento. Fu sempre lei a stilare il Decalogo dell’Anzianità, una serie di diritti per gli anziani argentini. Ormai sempre più immersa nella vita politica del Paese, Evita arrivò ad annunciare la sua candidatura alla vice-presidenza per le successive elezioni; per quanto il popolo argentino fosse con lei, movimentandosi a sostegno alla sua candidatura, non riuscì mai a candidarsi: durante un evento pubblico svenne. Pochi giorni dopo le venne diagnosticato un tumore all’utero. Sopravvisse ancora quasi due anni, sofferente e colpita da continui svenimenti. Morì il 26 luglio 1952 all’età di 33 anni, proprio come altri grandi prima di lei, ad esempio Alessandro Magno. I notiziari argentini diedero così la triste notizia: alle 20:25, Eva Perón è passata all’Immortalità. L’Argentina tenne il lutto nazionale per un mese.

La figura di Evita è a tal punto amata e rimpianta che ancora oggi molti esponenti politici argentini tentano di appropriarsi indebitamente della sua memoria; con quali risultati, è meglio qui tacere. Ma che cosa resta di Evita oggi, in Argentina? Resta l’essenza stessa della sua anima, ciò che più le stette a cuore: ospedali, scuole, orfanotrofi e strutture di assistenza che portano il suo nome; ma, soprattutto, restano le speranzose preghiere che alla sua figura affidano bambini, donne e uomini per il futuro del popolo argentino.

(di Andrea Tabacchini)