Cinepanettone: un cinema nazionalpopolare

Nella vastità dei generi della commedia italiana, spicca un particolare prodotto (difficile da inquadrare in modo schematico) che negli ultimi trent’anni si è distinto in una maniera particolare e spiccata, acquisendo caratteristiche uniche: il cosiddetto “cinepanettone”.

Si tratta di una serie di film ambientati nel periodo natalizio (e proiettati nelle sale proprio in quel periodo dell’anno), di genere comico, demenziale (per alcuni addirittura “trash”), che, dalla loro prima, folgorante, comparsa nel 1983, hanno continuato ad evolversi fino ad aver raggiunto delle caratteristiche ben definite. Lo stile è consolidato: una trama generalmente non troppo sviluppata, la prevalenza degli attori e delle loro capacità su uno sviluppo sensato, una comicità grossolana, a volte volgare a volte demenziale, un folto uso di italiani vernacolari, vicende e gag che parlano di tradimenti, sesso, scambio di persone, situazioni assurde e battute lancinanti, alcuni specifici registi (i fondatori Vanzina, ma anche Enrico Oldoini e Neri Parenti), un cast di attori su cui spiccano su tutti Massimo Boldi e Christian De Sica, la produzione della Filmauro e, infine, grandi record di incassi. Un’intuizione diventata un’industria “funzionante” e collaudata.

Questo genere di film ha subito giudizi spesso negativi, se non vere e proprie bocciature, da parte dei critici cinematografici praticamente tutti gli anni. Eppure la prova del botteghino l’hanno sempre superata con abilità, scavalcando tra gli incassi anche kolossal di major americane. Il successo, così continuato nel tempo, dei cinepanettoni non può essere scioccamente spiegato con la presunta “ignoranza” di chi li guarda. Uno dei punti fondamentali, invece, è quello che la semplice trama e i personaggi riescono a creare e a rappresentare: quell’elemento “nazionalpopolare” che caratterizza questo genere di film, che rende orgogliosamente italiani, complici, partecipi e divertiti.

Come Christian De Sica aveva dichiarato sui cinepanettoni: «Spesso sono ordinari, molte volte ripetitivi, orgogliosamente grossolani […] Ognuno di loro si può smontare, stroncare e rimontare con grande facilità. Sono film semplici, ma non disonesti». È forse proprio la semplicità e la grande rappresentatività che riesce a renderli così apprezzati: rappresentano appieno l’Italia e gli italiani, facilmente immedesimabili nei personaggi caricaturali di questi film, nelle loro aspirazioni (a donne belle e giovani, innanzitutto), se non nei veri e propri stereotipi (propriamente provinciali e campanilisti) a cui danno vita. Ancora, il fortissimo e realistico regionalismo espresso: dal milanese bauscia e spocchioso, al romano cafone e burino, al napoletano casinista e rozzo, fino al fiorentino loquace, burlone e ingannatore. Si tratta di una miscela di caratteristiche molto peculiari e difformi anche per epoca (si pensi al mutamento progressivo del cast), che meglio di tutti ha saputo dare una vivida rappresentazione dell’Italia e della sua cangiante società.

Il primo film del genere è Vacanze di Natale (1983), ambientato nella prestigiosa e aristocratica Cortina d’Ampezzo, diretto da Carlo Vanzina e prodotto dalla Filmauro, che creò le basi per un filone che sarebbe durato più di trent’anni. Questo primo film, in realtà, fu molto ben accolto dalla critica, che, sulla scia di Sapore di Mare (sempre di Vanzina) del 1982, apprezzò proprio quella leggerezza di situazioni, quei risvolti nazionalpopolari e satirici, che si riproporranno in tutte le altre pellicole. I personaggi e gli attori danno un ottimo spaccato di quello che questo tipo di genere sarebbe diventato, nonostante molti non compariranno più in tali pellicole: un giovanissimo Roberto Covelli (Christian De Sica), ventenne “fighetto”, esterofilo e con la voglia di bella vita, che si è trovato una fidanzata (rigorosamente straniera!) nella giovane e bellissima Samantha (Karina Huff), salvo poi mostrare la falsità e l’ipocrisia di quel maschio “moderno” e “globale” con la scoperta finale della sua omosessualità.

Il padre è il classico imprenditore annoiato e borioso, con una moglie ancor più boriosa e superficiale che basa la sua esistenza unicamente sul proprio status: un ritratto perfetto di un tipo di borghesia imprenditoriale in disfacimento. Altro personaggio essenziale (che però non farà più cinepanettoni, anche se parteciperà ad altri film con la coppia Boldi-De Sica) è Jerry Calà, nei panni di un pianista donnaiolo: Billo, uno dei personaggi più noti del comico, che conierà il motto: «Non sono bello, piaccio». Billo, veneto stretto e classico cornificatore di mariti, suscita enorme simpatia per le sue numerose tresche che puntualmente si concludono tutte con clamorosi e divertenti fallimenti.

Calà, in questo film, sublima quel personaggio “bomberistico-donnaiolo” che caratterizzerà la produzione cinematografica di quegli anni: un casanova basso, grassottello, non-virile e dai modi estremamente “popolareschi”. Sullo sfondo, altri intrighi da parte di due coppie di “signorili” personaggi di buona famiglia, quali il “cummenda” bauscia Donatone Braghetti (Guido Nicheli) e Cesarino Tassoni (Roberto Della Casa).

Per dei nuovi film del filone “cinepanettoni” bisognerà attendere quasi un decennio: Vacanze di Natale ‛90, ambientato nella lussuosa San Moritz, e Vacanze di Natale ‛91, nella medesima località, che escono negli anni contenuti nei titoli, questa volta con la regia di Enrico Oldoini. Il nuovo regista rivoluziona completamente il cast di attori principali, introducendo numerosi comici ed attori di spessore tra i protagonisti che avevano segnato il cinema degli anni ottanta: Diego Abatantuono (nel primo), Ezio Greggio (in entrambi), Andrea Roncato (in entrambi), Nino Frassica (nel secondo), Ornella Muti (nel secondo), Alberto Sordi (nel secondo).

Ma soprattutto si vede impiegata per la prima volta la coppia Boldi – De Sica in un cinepanettone, primo esempio di un sodalizio artistico tra i migliori e più di successo del cinema italiano. I film in sé hanno pregi e difetti, ma serviranno anch’essi alla ridefinizione del genere: soffrono di una abnorme presenza di personaggi, ognuno con le sue vicende, che conferiscono al film una tendenza centrifuga che spesso si disperde in vicende secondarie meno interessanti.

Il primo, in particolare, sfrutta in maniera limitate le potenzialità comiche della coppia Boldi – De Sica, in una storia di due mariti “dominati” dalle mogli (troppo in risalto, in particolare Moira Orfei moglie di De Sica, volgare, sadica e ricca) che sognano una vendetta o un omicidio (che mai ci saranno, ovviamente). È limitata la stramba e allucinata demenzialità di Ezio Greggio (che interpreta l’allevatore di husky Bruno Zampini) ed è noiosa con la storia di Beppe (Andrea Roncato), che viene coinvolto in maniera francamente esagerata in una storia di possibili tresche con una figlia che non sapeva di avere.

Da notare, invece, Diego Abatantuono (Nick), che sfodera il classico “terrunciello”: abborda (diventato temporaneamente muto) una donna aristocratica, la cui famiglia è fortemente ostile al “popolo” e ai suoi modi. Si sfideranno la genuinità e sgrammaticata umiltà delle classi popolari, refrattarie al purismo linguistico, e la spocchiosa alterigia dei più altolocati – ed Abatantuono, con un monologo improvviso ad una cena, ne dà una ottima rappresentazione, in quella che forse è la migliore vicenda del film.

Decisamente migliore risulta Vacanze di Natale ‛91, pur nella grande dispersione delle molteplici vicende: le mogli di Boldi e De Sica rimangono più sullo sfondo, facendo emergere la vena comica dei personaggi e l’esplosività del duo. In particolare, il personaggio di Boldi risulta particolarmente geniale: Nanni Lambertoni, un italiano che ha scoperto le religioni orientali insieme alla moglie e se ne è lasciato influenzare fino a diventare “mentalmente aperto” sull’adulterio della moglie, in questo caso con Enzo Lambertoni (Christian De Sica). Il finale sarà la classica beffa: Enzo non riuscirà ad andare a letto con la moglie di Nanni, mentre quest’ultimo andrà a letto con la moglie di Enzo dopo averla convinta delle sue teorie.

Viene poi resa più intrigante e altamente demenziale la vicenda del principe Leopoldo (Ezio Greggio), giovane nobile “rampante” (sul filone del “rampantismo” di film come Yuppies) e altamente menefreghista, che viene coinvolto in un’assurda storia con fantasmi ed ex mogli in un castello abbandonato. Acquista più corpo la vicenda di Andrea Roncato (Mimmo), in vacanza con il figlio e il suo amante gay Rino (Nino Frassica), che per nascondere la propria natura si fanno passare per eterosessuali, diventandolo effettivamente alla fine del film. A chiudere magistralmente il tutto, ci pensa la classe e la mai defunta goliardia di Alberto Sordi, anziano cameriere maltrattato ed umiliato dai clienti e che infine prenderà la sua rivincita.

La seguente pellicola uscirà quattro anni dopo: Vacanze di Natale ‛95, ambientato ad Aspen (Colorado, USA), regia di Neri Parenti. La trama cambierà alcuni connotati: un focus su Boldi e De Sica, un accentramento delle vicende attorno ai due ed un taglio di personaggi secondari. Questo film, che si distingue innanzitutto per una sbalorditiva presenza di nudi, dà vita a due personaggi ben riusciti e molto fortunati, estremamente grossolani: Remo Proietti (De Sica), giocatore d’azzardo insolvente, che insegue la moglie negli USA per recuperare il loro rapporto rovinato dal gioco; e Lorenzo Colombo (Boldi), in vacanza insieme alla figlia adolescente Marta (Cristiana Capotondi), nel ruolo (che ritornerà in altri film) di padre severo, geloso e ficcanaso, mentre la figlia è lì alla ricerca del suo idolo Luke Perry (un attore della serie di Beverly Hills 90210).

Le vicende si svolgono in grandissima parte al di fuori dello spazio dell’hotel, con scene molto più in movimento, personaggi coreografici vere e proprie esagerazioni viventi (drogati, omosessuali, nudisti, lottatrici nel fango, ecc.), e gli intrecci tra Boldi e De Sica avvengono in modo disomogeneo e alternante, ma sempre efficace.

Il capitolo successivo è sempre a distanza di 4 anni, ma a modo suo segnerà indelebilmente il genere: si tratta di Vacanze di Natale 2000 (1999), ancora a Cortina, di Carlo Vanzina. È probabilmente uno dei migliori cinepanettoni in assoluto, diventato col tempo un cult del genere. Molte le novità apportate: presenza di star di livello internazionale (Megan Gale, che sarà anche nel film Bodyguards, e Carmen Electra), nuovi attori di un certo rilievo (Nino D’Angelo ed Enzo Salvi, che diventerà una colonna portante dei cinepanettoni), una trama di una certa portanza, con assenza di umorismo volgare e di corna tra i protagonisti, insieme all’impiego massiccio di musiche estremamente popolari, che ripropongono anche il brano Moonlight Shadow già utilizzato per i titoli di testa del primo Vacanze di Natale.

La trama è divisa principalmente in tre filoni, che finiscono per ritrovarsi nel gran finale che mischia in modo nuovo ed imprevisto le carte: Boldi (Ettore Colombo), inusualmente con un’amante, e De Sica (Giovanni Covelli) genitori di una coppia di figli fidanzati si incontrano a Cortina, dove il secondo sta organizzando una festa esclusiva e altolocata per capodanno; Nino d’Angelo (Pasquale Esposito), fortunato vincitore di una grande somma al lotto, è a Cortina insieme a uno stuolo di parenti e occupato in pazze spese; infine, Andrea Lupo (Paolo) e Gianmarco Rocco di Torrepadula (Roberto) sono due poveri studenti arrivati a Cortina ospitati da un negozio nel quale lavorano, che si improvviseranno ricchi figli di industriali per adeguarsi all’ambiente.

Le caratteristiche innovative di questo film sono il continuo intreccio dei personaggi e il continuo fare la spola tra un filone e l’altro fino al grande finale, in un grande mix di interazioni nell’ambiente della città. Molto ben riusciti anche i personaggi e le loro vulcaniche sfaccettature locali: Pasquale Esposito, napoletano rozzo, popolaresco ma estremamente generoso e gentile; Enzo Salvi (Er Cipolla), vero e proprio “coatto” romano; e anche Megan Gale, che interpreta la celebrità umile e rispettosa verso il popolo (che la ammira), facendo da contraltare ad Emanuela Grimalda (la Contessa Allegra dal Pozzo), nobile spocchiosa ed ingannatrice, che tenta una truffa a Pasquale Esposito fingendo di essergli amico.

Il successivo cinepanettone, Merry Christmas (2001), ambientato ad Amsterdam e diretto da Neri Parenti, risulta in un film piacevole e accattivante, che conia un modello che si ripeterà nei successivi due cinepanettoni con cadenza annuale. Insieme a Boldi e De Sica, compaiono Biagio Izzo (nel ruolo, un po’ sprecato, di cameriere gay) ed Enzo Salvi (fidanzato della figlia di Boldi), che recitano da personaggi minori accanto a Boldi e De Sica. Tra incontri fortuiti e problemi personali, i due animano la vicenda piuttosto esile: Fabio Trivellone (De Sica) è un pilota con due mogli, le quali ovviamente non sanno dell’altra, e che per una coincidenza si ritrovano nel suo stesso hotel. Enrico Carli (Boldi) è in vacanza insieme al suo odiato futuro suocero Cesare (Salvi), cafone romano e pasticcione, col quale dovrà convivere. Di sottecchi, si apre un filone tutto a sé, decisamente meno interessante: quello dei Fichi d’India, giunti ad Amsterdam per ritrovare delle cenere di un defunto che devono consegnare (per un guadagno milionario) ad una nobile.

Il successivo episodio ricalca fortemente il precedente, con gli stessi attori: Natale sul Nilo (2002), sempre di Neri Parenti. Ricompare De Sica nel ruolo di Fabio Ciulla, poligamo e cornificatore, che andrà con la fidanzata del figlio (senza saperlo); Boldi è il padre geloso e autoritario con la figlia (Cristiana Capotondi), che sogna di diventare Letterina. Seguono Izzo nel ruolo di un carabiniere sottoposto di Boldi ed Enzo Salvi selezionatore di Letterine che capita anche lui in Egitto. Boldi e De Sica, questa volta, pur incontrandosi in diverse scene, rimangono più vicini ai loro filoni di personaggi, dove il primo insegue costantemente la figlia ribelle, mentre il secondo continua a fuggire per non farsi vedere dalla fidanzata del figlio, anche lei in vacanza. In un film ricco di gag e scene esilaranti, certamente uno dei migliori, compaiono anche i Fichi d’India, perseguitati rispettivamente dalla sfortuna e dalla fortuna a causa di due anelli rubati.

L’anno successivo, Natale in India (2003), ricalca per l’ennesima volta il format degli episodi precedenti, almeno in fatto di comicità e cast. Boldi interpreta la versione “demenziale” di un giudice seguace del buddhismo invaghito di India, mentre De Sica, ancora una volta marito infedele, deve ingraziarsi/ingannare il giudice per via delle vicende nelle quali è implicato. A legarli c’è anche l’amicizia dei figli, totalmente dissimili dai propri padri e copie speculari dell’altro (si sospetta uno scambio di culla avvenuto anni prima). Mentre Izzo è legato a De Sica in quanto suo difensore, Enzo Salvi si cuce un ruolo tutto suo (forse il migliore e più originale del film), quello del rapper trasgressivo “Vomito”, cafone ed estremamente rozzo. Sullo sfondo ancora i Fichi d’India, che devono recuperare un rubino. Benché non sia tra le migliori pellicole, soprattutto per un formato ormai privo di novità e riempito con una cafonaggine maggiore del solito, il film risulta comunque guardabile e con parti interessanti.

Accortosi della crisi di quel modulo, per i due successivi cinepanettoni Neri Parenti modifica in modo marcato il format: Christams in Love, 2004, ambientato a Gstaad, e Natale a Miami, 2005, però, rappresentano una netta involuzione, segnata anche dalla progressiva separazione nella coppia Boldi – De Sica, che conclude con quei due film il proprio sodalizio. La prima pellicola introduce Sabrina Ferilli nel ruolo di ex moglie/amante di De Sica (un ruolo che ricoprirà altre volte). La trama, prevedibile, vede i due nel ruolo di chirurghi plastici ed ex-coniugi, destinati a ritrovare la passione a Gstaad. Boldi, pilota automobilistico che ha lasciato sua moglie per una giovane bella ragazza, recita ancora a fianco della Capotondi: più che padre geloso, questa volta è arrabbiato con la figlia perché fidanzata con un vecchio, basso e brutto (Danny De Vito).

Nel secondo, il cast vede l’arrivo di Massimo Ghini, altra futura presenza fissa del genere, e di un giovane Paolo Ruffini: per il resto, il film non decolla. La trama che circonda De Sica è un fin troppo già visto scambio di mogli e figlie con Massimo Ghini, mentre quella di Boldi ha qualche elemento di novità in più: Ranuccio Ghisa è appena stato lasciato dalla moglie, rivelatasi lesbica, e si imbuca a Miami insieme al figlio e a due suoi amici, risultando un padre impiccione e un po’ molesto. Da notare, inoltre, che nei due film i filoni secondari sono totalmente tagliati, e non compaiono né Izzo né Salvi (più una perdita che un pregio, visti i risultati). Le interazioni tra Boldi e De Sica sono sempre minori, meno esilaranti e più fredde: la rottura tra i due danneggia in modo irreparabile la qualità dei film. Significativa la scena finale, con Boldi e De Sica che vengono rapiti da un serial killer cannibale per ucciderli: quasi una metafora della fine del loro sodalizio.

La rottura tra i due comici crea un pesante vuoto cinematografico, rompendo il pilastro portante sul quale si era basato quel tipo di comicità. I due, tuttavia, proseguono separatamente a girare cinepanettoni con risultati che vanno dal discutibile al noioso. De Sica proseguirà con la produzione di De Laurentiis, almeno fino al 2011, e con Massimo Ghini e Sabrina Ferilli come spalle principali. Massimo Boldi, invece, diede vita ad un suo filone, affiancato da Enzo Salvi, Biagio Izzo e Vincenzo Salemme, che alle vacanze natalizie sostituisce vicende matrimoniali – da alcuni definito “cinematrimonio”. La regia di tutti i film di De Sica (Natale a New York, 2006; Natale in crociera, 2007; Natale a Rio, 2008; Natale a Beverly Hills, 2009; Natale in Sudafrica, 2010; Vacanze di Natale a Cortina, 2011; Vacanze ai Caraibi, 2015) è rimasta nelle mani di Neri Parenti, che non ha di fondo innovato le trame e le vicende, tutte ruotanti attorno ad adulteri, tradimenti e dissimulazioni, e con De Sica sempre nei panni del marito donnaiolo. Più accattivanti le trame secondarie, spesso capitanate da Fabio De Luigi (intrigante la sua vicenda insieme a Bisio e Ruffini in Natale a New York) o Siani, che esulano dalle trite e ritrite vicende amorose.

Boldi, con la regia dei vari Vanzina (Olé, 2006), Claudio Risi (Matrimonio alle Bahamas, 2007; Matrimonio a Parigi, 2011), Enrico Oldoini (La fidanzata di papà, 2008), Neri Parenti (Ma tu di che segno 6?, 2014) Paolo Costella (A Natale mi sposo, 2010; Matrimonio al Sud, 2015), si cala in film che, sebbene non ambientati nel periodo natalizio, ripropongo battute e situazioni analoghe, oltreché trame spesso simili, a quelle dei cinepanettoni “rivali”. Il problema centrale di questi film è la mancanza di una spalla di reale peso accanto a Massimo Boldi (Salemme non è assolutamente all’altezza, molto meglio Biagio Izzo), attorno al quale ruota l’intera trama, e una certa faciloneria decisamente più “cafona” dei film di De Sica, con più nudi e più volgarità.

In alcuni, in particolare nel primo (e forse il più creativo) Olé, sotto la regia di Vanzina si prova a dare al film una trama di maggior spessore, anche se l’esperimento convince molto poco. Un altro film di interesse è Ma tu di che segno 6?, in cui Neri Parenti (alla regia) e Vanzina (alla sceneggiatura) producono tutta una serie di storie intrecciate sui segni zodiacali, con la partecipazione di Gigi Proietti e Ricky Memphis, ed un umorismo spesso al di sopra della soglia del politicamente corretto.

I cinepanettoni – che attualmente versano in uno stato di grave agonia, non solo per la rottura della coppia che lo ha reso famosa ma anche per una grave mancanza di novità – hanno indubbiamente plasmato non una, ma diverse generazioni di italiani: hanno portato nei cinema milioni di persone, hanno creato un prodotto di largo consumo apprezzato trasversalmente dal pubblico, che ha rappresentato umori, incertezze e aspirazioni di molte persone, con una comicità grossolana e volgare ma fondamentalmente genuina e nazionalpopolare.

(di Leonardo Olivetti ed Elia Ansaloni)