Thomas D. Williams: “Lotta alle fake news? È strumento di censura”

“Non si può essere completamente oggettivi. Tutti esprimiamo un punto di vista, anche senza pensarci. E il sistema d’informazione che viviamo impone il suo”. Così si può sintetizzare l’intervento di  Thomas D. Williams di Breitbart News al convegno Post-verità o Post-libertà?, tenuto a Roma il 29 marzo  e organizzato dal Centro Machiavelli.

Durante la conferenza, Williams snocciola i classici tipi di fake news: quelle “di colore” che dipingono scenari immaginari ben graditi al pubblico, le notizie raccolte velocemente e quindi male interpretate,  e le azioni pre-ordinate per far passare un messaggio ideologico di massa.

La Brexit e l’elezione di Trump sono gli esempi più clamorosi dell’ultima categoria. Stando al panico diffuso sui giornali, la prima doveva condurre il Regno Unito alla rovina, la seconda è stata descritta come un evento drammatico e non, come in effetti è, un banalissimo decisionismo democratico.

Il punto focale della questione sta nella dignità o meno di esprimere un voto. Soprattutto dopo il referendum di giugno, la decisione britannica è stata costellata di apostrofazioni negative verso il voto “sbagliato” espresso da cittadini definiti “ignoranti”. “Il risultato è che il mio punto di vista diventa corretto, l’altro sbagliato a prescindere”.


“Bizzarro da un mondo, come quello liberal, che per decenni non ha fatto altro che sostenere una presunta e libera interpretazione della verità, l’inesistenza della stessa, salvo poi difenderne una presunta, intoccabile e intangibile, di fronte alle reali minacce di contestazione” dicono, quasi all’unisono, Dario Citati del Centro Machiavelli e Piero Vietti de Il Foglio.

L’intervento conclusivo di Daniele Scalea si focalizza precisamente su questo. L’idea stessa del fact-checking, la sua debolezza scientifica, l’impossibilità di inquadrare un articolo di opinione come vero o falso. L’esempio più clamoroso, quello di Obama e la sua riforma sanitaria: l’allora presidente aveva annunciato nel 2009 che un libero cittadino americano avrebbe potuto cambiare il proprio piano sanitario, se avesse voluto: la stessa notizia veniva definita dubbia nel 2012 e apertamente falsa nel 2014.

Il nostro punto di vista? Semplicissimo: la verità esiste, ma l’uomo non è in grado di raggiungerla appieno e spesso di comunicarla. Va da sé che annullare il tentativo, o veicolarlo in un approccio che non vuole cercare la verità, ma solo proporne una strabordante e indiscutibile, sia fallimentare in partenza.

Non è fallimentare invece la ricerca, fatta anche della smentita delle notizie altrui, della sua malainformazione e  debolezza intrinseca. A Breitbart, che fa un giornalismo diverso, non di potere,  va invece il mio ringraziamento non tanto per le sue posizioni anticonformiste di cui interessa meno di zero, ma per la capacità di produrre ragionamenti semplicissimi che le persone medie non riescono a fare otnubilati come sono dal pensiero dominante.

Su tutti “basta con questa corsa all’oggettivismo, è solo uno strumento per tappare la bocca”. Ed è la sacrosanta verità. Soprattutto considerando che l’oggettivo è spesso una cosa sola: il falso. Siria e Russia lo possono testimoniare da anni.

Il Centro Machiavelli, ente giovane e pieno di vita, è uno strumento utile per creare un contraddittorio a tutto questo. E noi non vediamo l’ora di seguire il prossimo appuntamento.

(di Stelio Fergola)