La “mamma forno”: così “Le Iene” fa apologia dell’utero in affitto

Niente, proprio non ce la fanno. Ultimamente la redazione de Le Iene è proprio in fibrillazione. Talmente ossessionata dall’azione di gruppo di pressione qual è, che ormai ha pigiato duro sull’accelleratore, e l’obiettivo è nemmeno troppo velato, anzi. Viene spiattellato in faccia e nelle menti dei telespettatori con una continuità che nemmeno i cinegiornali dell’Istituto Luce durante il Ventennio: fare una propaganda selvaggia per l’utero in affitto, convincere in ogni modo sulla normalità e la liceità morale di mettere a disposizione di alcune coppie figli sfornati (il verbo è tristemente appropriato, vedrete perché) appositamente da donne ben liete di intascare cospicue somme.

Madri Surrogate: Contronatura o Progresso?  è il titolo del terrificante servizio mandato in onda nella serata di ieri. Titolo falsamente posto come quesito, il contenuto è in realtà quanto di più apologetico possa esistere sull’argomento. Ma ne parliamo dopo.

Va ricordato che la guerra al corpo e alla dignità della donna è più o meno dichiarata da anni: il programma non è esattamente la quintessenza della trasparenza e della morigeratezza su temi di questo genere. Nelle ultime settimane è stato un vero show.

Il 12 marzo Le Iene esultava senza troppi complimenti per la concessione a due omosessuali di Firenze dell’adozione di due bambini nati da una madre affittata e a pagamento: i due cantautori pop J-Ax e Fedez, presenti in studio, in diretta tv ironizzano sulla vicenda salutando “gli amici del Family Day”, adoperandosi in gesti che definire volgari sarebbe pure limitante, accompagnati da un popolare “vaffa”, tra le risate fragorose della conduttrice Nadia Toffa e il tripudio del pubblico.

Il servizio trasmesso, oltre a fare la solita apologia sulla presunta normalità dei due bimbi senza una mamma, snocciolava i costi con cui i due signori avevano “adottato” come se fossero una bella auto di lusso, sebbene buoni pasto normali e necessari alle pratiche burocratiche: circa 100mila euro. “Però vabbè, servono per le spese legali, per l’hotel, per il viaggio, è normale” era il succo del discorso. Per comprarlo sicuramente, ma quella è una brutta parola, non si dice.

Si infierisce ulteriormente, poi, raccontando pure di un tale Don Santoro, un “prete arcobaleno” favorevole ai matrimoni omo, nonché alle adozioni, e in procinto di battezzare i due bambini. Una storia emblematica di un ruolo etico, quelo del Vaticano, inesistente e perfino sbeffeggiato , ormai, dal pensiero dominante.

E la cosa si riflette nella risposta nulla di San Pietro, così, come se non fosse successo nulla, e ci sarebbe anche da chiedersi cosa avrebbe fatto la Santa Sede se ci fosse stata una protesta anti-immigrati in un comune italiano.  Ma questa è un’altra storia.

Reagiscono le associazioni delle famiglie come CitizenGoItalia che, praticamente senza alcun risalto mediatico, chiedono al programma delle scuse pubbliche, completamente ignorate dalla Toffa e dal resto dell’entourage.

La conduttrice snobba quindi i numerosi tweet indignati in modo freddo e distaccato. E anche qui vale la pena chiedersi: come si sarebbe comportata se avesse dovuto chiedere scusa agli omosessuali e non alle famiglie etero? Ma parliamo di gente ben pratica al concetto di razzismo al contrario, quindi nessuna novità.

Stessa storia ieri sera, ma ancora più estrema. La Toffa definisce il servizio che stanno per trasmettere “emozionante”. Dopo un’apertura degna dei peggiori documentari sui gulag, in cui tutti gli intervistati sono aitanti, luminosi e raggianti, si passa ai fatti, ai numeri da nazismo: 500 bambini prodotti in serie in una delle due strutture intervistate e operanti negli USA.

Con nonchalance il dottor  Bradford Kolb dice pure che per la scelta dello sperma utile alla fecondazione “c’è la tendenza a selezionare donatori alti, con gli occhi azzurri, verdi e capelli biondi”. In pratica un vero prodotto di fabbrica, di cui si possono scegliere le proprietà più fiche e quelle da scartare, sesso incluso. Una sorta di Terzo Reich dell’arianesimo moderno, ma applicato definitivamente alla genetica e al commercio. Che bellezza.

Uno spasso anche intervistare la psicologa connivente con la propaganda, tattica ormai sdoganata nel mondo liberal per passare alle masse le loro inqualificabili verità assolute. Per Giuliana Barbieri costruirsi un bimbo su misura e perfetto come se fosse un oggetto “non è un problema, chi non vorrebbe un figlio senza difetti”. E via dei paragoni con la medicina, con le operazioni al cuore, come se curare una malattia e produrre figli come se fossero noccioline vendendoli al miglior offerente fosse la stessa cosa.

Il finale del servizio è ancora più divertente: si parla dei siti web che offrono alle donne di vendere il proprio corpo per gestare figli da vendere come se fossero delle brochure da vacanza, l’alpitour della produzione dei bambini. Una di quelle intervistate, Megan, urla la sua voglia di “far provare la maternità a tutti”. La donna ha dato luce a due bambini venduti a una coppia gay, ma “per loro non sono una zia o una nipote, solo la loro madre surrogata. Ero come un forno. Un forno che aiuta a crescere una famiglia”. La conduttrice ne ride addirittura, la psicologa: “È bella l’idea della mamma-forno, è come una cucina che prepara il suo piatto”.

Ci sarebbero tante altre cose da rilevare, ma il succo della vicenda è sostanzialmente questo: c’è un sistema propagandistico sempre più orientato alla promozione della vendita di donne, di uteri e bambini, come se fossero prodotti di lusso da selezionare e smerciare, nella piena tradizione del liberismo capitalista e di tutti i suoi splendidi risultati.

Vi invitiamo nel meraviglioso mondo di Nadia Toffa, de Le Iene e della loro simpaticissima visione del mondo. Ci faremo tutti insieme una pizza, berremo una bella birra, e dal forno usciranno pure bambini a volontà, nella quantità che desidererete: soldi permettendo, certo. Magari non li pagherete quanto una margherita. Ma come si suol dire, certe cose costano: un po’ come le Ferrari.

(di Stelio Fergola)