Ecco le vere ragioni del conflitto siriano

Per anni la narrazione mainstream e occidentale del conflitto siriano si è basata su una menzogna: le proteste del 2011 contro il governo alauita di Bashar al-Assad, propagazione dell’ennesima Primavera Araba nel mosaico mediorientale, non furono affatto spontanee. Dietro la rivolta contro “il regime sanguinario” degli Assad, come è stato definito dalla propaganda mediatica, c’era la regia occulta delle petromonarchie del Golfo e della Turchia, in partnership con le cancellerie occidentali.

Lo spiega efficacemente Alberto Negri nel suo ultimo libro Il Musulmano Errante. Storia degli alauiti e dei misteri del Medio Oriente (Rosenberg & Sellier)di cui consigliamo la lettura: “Nei mesi seguiti alla rivolta anti al-Asad – scrive l’inviato de IlSole24Ore – cominciata nel marzo 2011 a Daraa, una delegazione degli Emirati, in rappresentanza del Consiglio di cooperazione del Golfo, andò a Damasco per incontrare il presidente siriano. Sul tavolo venne messa un’offerta: l’equivalente di tre anni di bilancio dello stato siriano per spingere al-Asad a rompere i legami con Teheran. Se l’avesse accettata le monarchie del Golfo si sarebbero impegnate a far cessare la rivolta contro il regime alauita. Il ràis la respinse e con questo gran rifiuto segnò la sua condanna a combattere una guerra devastante contro i jihadisti”.

La Repubblica Islamica ha ufficialmente accolto la setta degli alauiti, di cui il presidente siriano fa parte, nel mondo dello sciismo, attraverso la legittimazione dell’imam sciita libanese Mūsā al-Ṣadr, scomparso in Libia nel 1978.  Il legame tra Damasco e Teheran era troppo radicato per essere svenduto agli acerrimi nemici wahabiti del Golfo Persico, il cui vero obiettivo era quello di isolare l’Iran. Ma le ragioni della guerra per procura che da sei anni devasta il Paese è da ricercare anche nella guerra delle pipeline.

Nel 2009 il Qatar propose al presidente siriano di far transitare attraverso la provincia di Aleppo un gasdotto di 1.500 miglia; quest’ultimo avrebbe dovuto attraversare la Siria e arrivare in Turchia, passando per Arabia Saudita e Giordania. Assad rifiutò la proposta del Qatar e solo due anni più tardi si ritrovò a fronteggiare terroristi nel suo Paese e mercenari provenienti da tutto il mondo in una guerra sanguinaria spacciati per “ribelli moderati”.

In un’intervista rilasciata a Gli Occhi della Guerra, il presidente baathista illustrò all’inviato Matteo Carnieletto la vicenda del gasdotto: “Quello è stato un momento molto importante. Non ci è stato offerto pubblicamente, ma credo che fosse pianificato. C’erano due vie che tagliavano la Siria; una di queste è quella Nord-Sud, che è legata al Qatar, mentre la seconda è quella Est-Ovest attraverso il Mediterraneo, che taglia l’Iraq dall’Iran. Noi abbiamo deciso di costruire quest’ultima via che va da est a ovest. E credo che molte nazioni che si sono opposte alle politiche della Siria non volevano che il nostro paese diventasse un hub di energia, con risorse e petrolio, e anche un incontro di ferrovie”.

(di Roberto Vivaldelli)