Quando la burocrazia supera il buonsenso: storia di un’Italia che muore di regole

L’Italia è un Paese incredibile: meta di turisti da tutto il mondo e principale culla della cultura europea. Ha dato i natali a molte delle menti più geniali della storia, si pensi a Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Marco Polo, Manzoni, Dante Alighieri e tantissimi altri. È, però, anche il Paese degli assurdi. Quello più recente ci riporta a Moncalieri.

Per chi non conoscesse la storia, qualche mese fa uno studente diciassettenne dell’istituto itis Pininfarina di Moncalieri (TO) era stato sospeso per 15 giorni e punito con il 6 in condotta – dopo essere stato sospeso, già qualche mese prima, per una decina di giorni – per aver imbastito un ‘mercato nero’ di merendine e bevande, che rivendeva ai compagni di scuola a prezzi molto convenienti rispetto a quelli delle macchinette della scuola. “Tutto era cominciato lo scorso anno, quando mi resi conto che era troppo far pagare agli studenti 1,50 euro un tè freddo che al supermercato costa non più di 35 centesimi, o merendine da 30 centesimi addirittura 1 euro”, aveva dichiarato lo studente a Leggo.it.

Lo scorso dicembre la Fondazione Luigi Einaudi Onlus gli aveva conferito una borsa di studio del valore di 500 euro in virtù della sua attitudine all’imprenditoria. Questa decisione scatenò l’ira di circa 500 studenti dell’istituto, che esposero davanti alla loro scuola uno striscione che recitava “Solo in Italia si prema ai l’illegalità e la furberia”. Sarebbe bello sapere se questi studenti, paladini della legalità e della trasparenza, siano tutti davvero dei modelli di giustizia e di rispetto delle regole. Per intenderci, chissà se tra quei 500 ‘buoni predicatori’ non ci sia qualche ‘cattivo razzolante’ che magari faccia uso di droghe (illegale), o peggio, le venda (illegale), o magari acquisti merce contraffatta da qualche vu cumprà (anche questo illegale). Insomma, c’è da capire se questa protesta sia frutto di uno spassionato amore per la legalità o, sotto sotto, di un’invidia malcelata nei confronti di chi ha ‘fiutato’ un business prima di loro, guadagnandoci anche qualche soldo. Ma tutto questo non si è esaurito con la protesta.

È notizia di pochi giorni fa che i Vigili di Torino abbiano multato il ragazzino di 5.167 euro, non – come sembrava accusare inizialmente il preside della scuola – per il problema della ‘sicurezza alimentare’ ma per aver intrapreso “un’attività commerciale illegale”. Occorre una riflessione profonda, senza fermarsi ad affermazioni ‘di pancia’ ma provando a interrogarsi seriamente su una questione che, al di là della (relativamente) modesta somma, è l’emblema di un sistema scolastico italiano che punisce l’iniziativa – in questo caso, certo, illegale -ma che fatica, invece, ad avere il pugno di ferro con chi compie gesti peggiori. Un esempio? Ogni anno – o quasi – in gran parte dei licei e degli istituti superiori italiani è ‘tradizione’ che si facciano le famigerate occupazioni. Quasi sempre prive di reali motivazioni – se mai ve ne fossero, sarebbe in ogni caso un gesto ‘illegale’, visto che il concetto di legalità è così caro (a parole) a gran parte degli studenti – le occupazioni infrangono diverse leggi, a cominciare dall’interruzione di pubblico servizio -ovvero quello svolto dai professori – fino ad arrivare, spesso a volentieri, a recare danni alla struttura scolastica e ai materiali (lavagne elettroniche, computer, sedie), a imbrattare muri e a fare uso di droghe – fino a prova contraria illegali anch’esse – nelle aule dell’istituto. Cosa che, naturalmente, non avviene solo durante le occupazioni.

Ebbene, capita più volte che i responsabili di questi gesti rimangano impuniti, o puniti in maniera spesso più lieve rispetto al trattamento riservato al diciassettenne di Moncalieri. Naturalmente i provvedimenti disciplinari dipendono anche dalla severità del preside, oltre che dalla gravità dei fatti compiuti. Rimane però un dilemma: in un Paese in cui l‘iniziativa individuale è spesso e volentieri repressa e incatenata da regole e burocrazie talvolta esagerate, ma in cui non di rado ci si dimentica di far rispettare le regole fondamentali quali il rispetto per le persone e per le cose, in cui si ‘tollera’ o si punisce in maniera troppo lieve chi compie atti illegali e violenti, in un Paese in cui vendere merendine rompendo il ‘monopolio’ delle macchinette scolastiche – cosa che, lo ripeto, per legge è indubbiamente illegale – è peggio di spacciare droga nei bagni, peggio di acquistare merce contraffatta dai venditori abusivi, peggio di occupare con la forza una scuola, peggio di imbrattare le pareti dei bagni – e potrei continuare -, beh, in un Paese come questo, non ci si meravigli se, al di là del rispetto rigoroso delle leggi – che funziona, si, ma a correnti alterne -, l’iniziativa individuale morirà repressa dalla burocrazia e azioni ben peggiori, come quelle elencate sopra, saranno sempre più frequenti e, purtroppo, perfino tollerate e giustificate da qualcuno.

La morale della storia è che, purtroppo, in Italia non ‘vince’ per forza chi rispetta le regole, ma chi le infrange senza farsi scoprire. Così, tra lo studente intraprendente – e ingenuo – che ‘spaccia’ merendine – illegale dal punto di vista giuridico – e le miriadi di studenti che a scuola spacciano droga – illegale sia dal punto di vista giuridico che, ancor più, da quello etico – vincono i secondi, non perché rispettano le regole ma perché, con furbizia, le aggirano senza che nessuno se ne accorga.

(di Marco Bergonzini)