“Parliamone Sabato” chiuso: il femminismo non sa più che pesci prendere

Dopo le indignazioni di settembre 2016 contro il Fertility Day (sponsorizzate da veri luminari del pensiero contemporaneo come Roberto Saviano),  dopo le prese della Bastiglia del maschilismo occidentale con Lotto Marzo, dopo la toccante (qualche uomo lo spera) protesta civile radicale manifestata con #SuLeGonne, capace di rovinare anche lo splendido panorama del Vittoriano a Roma, il femminismo italiano balza di nuovo agli “onori” della cronaca con un’intensa, quanto mai utile e soprattutto intelligentissima battaglia.

Il nemico numero uno, ovvero l’acerrimo e terrifcante sessismo della società occidentale, stavolta è rappresentato dal peggiore degli spauracchi:  Parliamone Sabato, condotto da Paola Perego. Trattasi di banalissima trasmissione, condotta in modo altrettanto banale, alla continua ricerca di contenuti banali, che ogni tanto prova ad intrattenere il pubblico con approfondimenti banali (ma spacciati per originali).

Il motivo per cui la povera e oppressa femminista italiana deve immediatamente imbraccare i fucili e le baionette della “censura”, stavolta, è contenuto in una “lista” che appare durante la puntata del 18 marzo. Tema: “perchè gli uomini preferiscono le straniere”. A prescindere dall’ovvia stupidaggine del quesito stesso, nato con l’unico scopo di intrattenere il pubblico e di far tirare avanti alla meno peggio una trasmissione che altrimenti avrebbe dovuto parlare solo del piatto estivo o della marca di vestiti preferiti dalla Perego, ad un certo punto appare la “lista”, di cui abbiamo una diapositiva.

La “lista” trarrebbe spunto – a quanto pare – dalle donne dell’Est Europa che, per un motivo o per l’altro, sono diventate famose compagne di importanti uomini occidentali. E così si narra di Donald Trump che ha scelto per “ben due volte mogli dell’Est”, alzando il livello di una discussione che nemmeno le comari  la domenica vicino a un supermercato penserebbero di produrre.

Ora, ri-tralasciando il livello intellettivo nullo e nemmeno richiesto a simili dibattiti (sul quale è anche futile riflettere, considerato che il programma in questione è un varietà, un puro e cosiddetto infotainment, e non una tesi sperimentale di astrofisica), i contenuti della lista si concentrebbero sulla natalità, la salute e la bellezza fisica delle donne dell’Est in questione, un particolare gusto per il maschio dominante e qualche altra diavoleria che non sto qui a citare.

Le femministe italiane, quelle oppresse, quelle emarginate, quelle che talvolta alzano le gonne, non ci stanno. Quel programma è un’offesa, lede i diritti delle donne: se si parla di essere casalinghe già non ne parliamo. Se poi per caso, pour parler, si alza l’asticella e si mormora addirittura l’esistenza di quegli esseri chiamati figli ancora peggio. E per carità, non si parli di bellezza, che quella è sessista per definizione.

“Fuori i nomi degli autori” dice la scrittrice Silvia Ballestra. La stampa di massa, la politica, tutti in coro si accodano all’indignazione. I robottini prodotti in serie in una fabbrica di giocattoli avrebbero più autonomia mentale.

Il Corriere della Sera definisce la lista una cosa che “che oscilla tra sessismo e razzismo”, Quotiano.net parla di “lista choc”, il PD di Milano chiede “le immediate dimissioni dei responsabili”, Mara Carfagna e Maurizio Lupi twittano la loro solidarietà alle eterne offese di questo millennio, sempre per cause nobili, intelligenti e soprattutto utili:

Sui social il delirio diviene ancora peggiore: “Schifo” il commento della pagina che si batte per l'”intelligenza” della donna, ovvero Abbatto i muri. Non poteva mancare Laura Boldrini che scrive: “E’ inaccettabile che in un programma televisivo le donne siano rappresentate come animali domestici di cui apprezzare mansuetudine, accondiscendenza, sottomissione.”

Il programma chiude nel giro di un nanosecondo che manco Mussolini con le leggi fascistissime e del controllo sulla stampa. Il fu Andreotti con il fu estromesso Funari un povero dilettante. Berlusconi con Biagi e Santoro una barzelletta. Loro battono tutti i record, da vittime ed emarginate però, sia sempre ben chiaro.

Le genuflessioni continuano. Non solo quelle dei parlamentari, ma della stessa RAI che, ovviamente, attua il protocollo vero della modernità contro una categoria con troppo potere: si scusa. Si scusa il direttore Andrea Fabiano, si scusa la presidente Monica Maggioni. Si scusano tutti, perché “gli errori si fanno, le scue sono doverose, ma non bastano“. Un passaggio bellissimo: non paghi, dopo essersi inginocchiati, prevengono addirittura l’umiliazione futura dichiarandola in anticipo.

L’ unico che sembra essere estraneo alla follia generale è il povero Salvo Sottile, partner della Perego nella conduzione di Domenica In, che scrive: “Ma non era cazzeggio? Io so che lavorando con Paola abbiamo fatto tante battaglie (vere) a favore delle donne”.

Dopo la chiusura, festa grande. Una nuova lotta è vinta, la marcia verso l’eterna emancipazione senza fine e logica è solo all’inizio.

La conclusione di questo tristissimo circolo di azioni, strepiti e reazioni che manco i cagnolini più umiliati verso i loro padroni attuerebbero, è la seguente.

Ovvero che tra tanti dubbi, c’è una certezza da scolpire nella pietra. La palese mancanza di diritti della donna oppressa in questo occidente patriarcale non smette mai di farsi viva. Lasciano in mutande per non dire morti di fame mariti separati, eventualmente fanno di un feto che non può parlare ciò che vogliono, anche giocarci a pallone, paralizzano un intero Paese come solo uno sciopero meganazionale può fare (per cosa poi non si sa), e perché no, fanno chiudere pure un programma stupido perché lo ritengono perfino più stupido di loro.

Delle vere emarginate. Aiutiamole. La gravità di tutta questa vicenda non sta tanto nelle proteste ridicole per una questione ridicola e senza alcuna importanza. La vera emergenza culturale è che si sia dovuta muovere addirittura la politica con tutto il sistema propagandistico  al seguito, rigorosamente a comando, per assecondare come i peggiori pappagalli una delle più stupide proteste che la storia italiana abbia mai visto (al primo posto probabilmente c’è Lotto Marzo, e chissà come mai la provenienza è sempre la stessa: due in poche settimane, comunque, è una media tragica).

Le vere denunce sono lontane anni luce da queste sciocchezze. Ce ne dava un’allegoria imponente uno splendido film capolavoro di Carlo Verdone, Perdiamoci di vista, uscito nel 1994. La storia parlava di Gepy Fuksas, squalo del giornalismo televisivo italiano, il cui programma-sciacallo sulle disgrazie altrui viene chiuso a causa di gravi e reali offese proferite a una ragazza paraplegica che, resasi conto dello squallido giochino, lo denuncia in diretta. Motivi seri riflessione che  23 anni dopo spariscono come per magia, quando la realtà di oggi supera di parecchio la fantasia di allora.

Si è perso completamente il senso del reale, del concreto. L’ augurio, quindi, è di prendere le distanze. Ovviamente mi rivolgo alle donne vere, che pagano con la loro dignità le azioni di simili energumene, spalleggiate dall’intero sistema politico e culturale di cui sono autrici e dominatrici, ma con la faccia tosta di definirsi oppresse, discriminate ed emarginate.

Donne di ogni età e vere vittime di questa continua corsa al ridicolo. Quelle che pensano alla vita di tutti i giorni, fatta di lavoro e – si spera – anche di famiglia, che curano i propri figli insieme ai propri mariti, oppure che non hanno un marito ma rispettano il prossimo, insomma, fate voi.  Certamente, non soggette alla continua ricerca di lotte sociali infantili, senza alcun senso costruttivo, nessun motivo di esistere, se non per denunciare una palese carenza di materia grigia.

(di Stelio Fergola)