I paesi che si impoveriranno nel 2017

Se il 2016 è stato un anno di shock politici, nel corso del nuovo anno scopriremo finalmente che tipo di impatto avranno questi sull’economia globale. Il Misery Index di Bloomberg, che si calcola unendo le previsioni dell’inflazione e disoccupazione per ogni singolo paese, ci può dare un’idea.

Per il terzo anno di fila, i problemi economici e politici del Venezuela rendono il paese sudamericano il più “misero” della graduatoria. Il meno “misero” è nuovamente la Thailandia, in parte grazie al suo particolare sistema di calcolo della disoccupazione, mentre il resto della graduatoria vede importanti movimenti per l’Inghilterra, la Polonia e il Messico.

I problemi economici affliggono da anni il Venezuela. Il basso prezzo del petrolio, l’unica esportazione importante del paese, ha incendiato una crisi che si è tradotta in mercati senza cibo, ospedali senza medicine e un forte aumento della criminalità. Nonostante il paese non presenti dati economici dal 2015, l’indice di Bloomberg “Cafe Con Leche”, che misura l’inflazione dal prezzo di una tazza di caffè, mostra che i prezzi sono aumentati del 1419% da metà agosto. Gli economisti stimano che i prezzi si alzeranno di quasi sei volte quest’anno in Venezuela.

Più sotto del Venezuela ci sono un paio di paesi del centro ed est Europa. La Polonia, che ha subito un forte crollo nella classifica, sale dal 45° al 28° posto tra i 65 paesi esaminati. Più è alta la posizione, più in crisi è l’economia. Nonostante abbia visto un notevole declino della disoccupazione dai tempi della crisi finanziaria, l’inflazione è aumentata dell’1,8% a gennaio dopo un periodo record di deflazione. Aumenti simili in Romania, Estonia, Lettonia e Slovacchia.

La miseria è aumentata in Messico, secondo l’indice. Dopo aver concluso il 2016 in 38esima posizione, il paese è salito al 31esimo posto a causa di un previsto aumento dell’inflazione del 5%. L’aumento dei prezzi è dovuto sia per il deprezzamento del peso rispetto al dollaro americano, di ben 11%, che per la fine dei sussidi governativi all’economia.

Il Regno Unito perde due posizioni dopo la Brexit. Il referendum popolare che ha stabilito l’uscita del paese dall’Unione Europea ha fatto crollare la sterlina ai livelli più bassi da trent’anni, aumentando il costo delle importazioni e dunque l’inflazione. La crescita dei prezzi è stata contenuta grazie al crollo del prezzo del petrolio nel 2014.

Norvegia, Perù e Cina invece sono tra i paesi che stanno migliorando la propria condizione. I problemi economici della Norvegia dovrebbero comportare una diminuzione dei prezzi per i consumatori quest’anno, permettendo al paese un po’ di spazio di manovra per correggere un 2016 piuttosto mediocre. Gli economisti prevedono un calo di acquisto di petrolio nel 2017, mentre la disoccupazione dovrebbe assestarsi intorno al 4,8% – forse l’unico merito delle spese folli del governo.

Il Perù dovrebbe sorprendere con un notevole calo di 13 posizioni nella classifica, ma si tratta di una ripresa rispetto a un 2016 dalla crescita molto più contenuta di quanto previsto, in quanto l’aumento del costo del cibo dovuto alla siccità e la domanda interna debole hanno avuto un forte peso sul mercato del lavoro nel paese. Gli economisti concordano però con la Banca Centrale del Perù, che prevede un miglioramento negli investimenti e nel mercato interno.

Le economie migliori di quest’anno dovrebbero essere Hong Kong, Taiwan, Olanda, Cina, Ecuador e Russia. Un outlook molto positivo in particolare per la Cina, la seconda economia più grande del mondo; una manna per le prospettive di crescita globali. Gli Stati Uniti rimangono tra i 20 paesi meno “miseri”, ma stanno perdendo terreno rispetto alla Cina.

(da Bloomberg – Traduzione di Federico Bezzi)