Le “tre” amministrazioni Trump

Un mese dopo il giuramento di Trump come Presidente degli Stati Uniti i dipartimenti della difesa nazionale e degli affari esteri, nonché le ambasciate a Washington D.C. stanno lottando per determinare chi è realmente il responsabile del governo. È un buon interrogativo, date le dichiarazioni contraddittorie della Casa Bianca, del Dipartimento di Stato e del Pentagono.

È inutile dire che esistono essenzialmente tre amministrazioni Trump, tutte a diversi gradi di potenza. La prima amministrazione, la più visibile e la più potente è la cerchia intima di Trump. Attualmente composta da Trump stesso, lo stratega in capo Stephen Bannon, la figlia di Trump, Ivanka Trump e suo marito Jared Kushner, l’assistente speciale del presidente Stephen Miller e il Procuratore Generale Jeff Sessions. Anche se Bannon si è unito a Trump dopo la campagna presidenziale del senatore Ted Cruz, l’ex editore di Breitbart è diventato una sorta di “Rasputin” virtuale per le politiche nazionali e straniere che interessano Trump.

La seconda amministrazione è rappresentata dall’establishment repubblicano, che ha cavalcato Trump, quando questo ha ottenuto la nomination alla presidenza repubblicana. Questo cerchio include: il capo dello staff della Casa Bianca ed ex Presidente del Comitato Nazionale Repubblicano Reince Priebus e Sean Spicer, il Segretario addetto ai rapporti con la stampa per Trump che svolgeva la stessa mansione per il Comitato Nazionale Repubblicano sotto Priebus. L’ex direttore della campagna presidenziale e consigliere di Trump, Kellyanne Conway, che, come Bannon, è arrivato dalla campagna di Cruz, spesso si estranea dalla cerchia di Trump e si unisce alla compagnia dei repubblicani Priebus e Spicer. Priebus, Conway, e, in misura minore, Spicer, sono gli occhi e le orecchie dei repubblicani del Congresso – come il leader della maggioranza al senato Mitch McConnell e il portavoce del camera dei rappresentanti Paul Ryan – alla casa bianca.

La terza amministrazione rappresenta, da molto tempo, gli interessi dello stato profondo. Si tratta di una combinazione delle gestioni di George W. Bush e Ronald Reagan, quali gli attivisti neocon e i potenti boss di Wall Street e dell’industria petrolifera a Houston e Dallas tradizionalmente associati alla politica repubblicana. I neocon e gli interessi commerciali non sono d’accordo su molte cose e sfruttano la disorganizzazione dell’amministrazione Trump per garantire i propri centri di potere. Recentemente, i funzionari di questa terza amministrazione si sono visti, rivali in influenza e statura, nella conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera del 2017.

È chiaro che la terza amministrazione di Trump spera di prendere le redini del potere se Trump sarà costretto a lasciare la presidenza in caso ci sia un atto d’accusa, una condanna o un problema di salute. La terza amministrazione di Trump rappresenta lo status quo internazionale soprattutto nella persona del vice presidente Mike Pence e nel segretario della difesa James Mattis, che è stato molto attivo nella promozione della NATO, dell’Unione europea e delle sanzioni contro la Russia a Monaco di Baviera. Le dichiarazioni di Pence e Mattis sono andate contro le opinioni espresse in precedenza da Trump.

Il Segretario del dipartimento di Stato Rex Tillerson, che ha scelto di non partecipare alla conferenza di Monaco si è recato a un vertice dei ministri degli esteri del G-20 a Bonn, tenutosi prima della riunione di Monaco. Questo pilastro della triade presidenziale di Trump è quello con cui l’élite mondiale si sente di più a suo agio.

Tillerson, un nativo del Texas, amico della famiglia Bush e dell’ex Segretario di stato James Baker, ha dimostrato che i neocon continuano ad avere peso nell’amministrazione Trump quando ha avuto il coraggio di offrire a Elliott Abrams, un criminale del caso Iran-Contras accorso nella presidenza Reagan, di diventare suo assistente alla segreteria del dipartimento di stato. La retorica di Abrams durante la campagna elettorale ha criticato Trump ed ha portato il Presidente a porre il veto ad Abrams per la posizione di numero due del dipartimento di Stato. Questo non ha impedito a un altro neocon, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, John Bolton, di essere preso in considerazione per il ruolo di numero due del Dipartimento di Stato e, più di recente, per quello di Consigliere della Sicurezza Nazionale di Trump.

L’ambasciatore di Tillerson alle Nazioni Unite, l’ex governatore del South Carolina, Nikki Haley ha pubblicamente condannato la Russia sulla situazione in Ucraina, anche se Trump aveva affermato che vuole una riconciliazione con la Russia. La terza amministrazione di Trump è piena di contraddizioni simili, con i paleo-conservatori come Tillerson disposti ad assumere alcuni neocon come Abrams. Altri attori dello stato profondo di questo terzo pilastro della triade Trump sono, da un lato, il direttore della Central Intelligence Agency (CIA) Mike Pompeo – che non ha perso tempo per viaggiare in Turchia e in Arabia Saudita a rendere omaggio agli interessi politici acquisiti in queste due nazioni – e dall’altra parte, l’ex senatore dell’Indiana Dan Coats, un amico di lunga data di Pence.

L’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, ex direttore della Defense Intelligence Agency (DIA) e generale tre stelle in pensione, non è mai stato un membro della cerchia di Trump. Infatti, Flynn era più vicino ai neocon infiltrati nell’amministrazione Trump. Flynn era il coautore di un libro intitolato “Il campo di battaglia: come possiamo vincere la guerra contro l’Islam radicale e i suoi alleati”, con uno dei neocon più pericolosi in circolazione, Michael Ledeen, un co-cospiratore di Abrams in Iran-Contras, e con un altro neocon che sta lottando per influenzare la casa bianca di Trump ossia Frank Gaffney.

Presenti con Mattis a Monaco di Baviera, c’erano i due senatori repubblicani più falchi, che volevano vedere Trump adottare ancor più drastiche sanzioni contro la Russia: i senatori John McCain, presidente del comitato delle forze armate del senato e Lindsey Graham, anch’egli membro del comitato. McCain ha utilizzato Monaco per martellare non solo la Russia, ma anche Trump, mentre il suo caro amico Graham ha promesso che il 2017 sarà «l’anno in cui dare un calcio in culo alla Russia». Il fatto che McCain e Graham siano stati autorizzati a rappresentare a Monaco di Baviera una politica antirussa da ferri corti, mentre Pence è rimasto in silenzio e Mattis ha difeso gli impegni dell’America con l’UE e la NATO, dimostra al mondo che il governo degli Stati Uniti parla ora con voci diverse. Ad unire McCain e Graham nel rafforzare gli impegni finanziari e della difesa degli Stati Uniti, è il Presidente del Comitato per le relazioni estere del senato, Bob Corker e l’ex comandante delle truppe della NATO – proposto come consigliere della sicurezza nazionale a Trump – il generale David Petraeus, precedentemente disonorato da uno scandalo a sfondo sessuale.

Monaco di Baviera ha fornito al terzo pilastro dell’amministrazione, una piattaforma per rafforzare quell’“ordine mondiale” contro cui Trump aveva fatto campagna. I governi stranieri, che avevano fatto generose donazioni alla Fondazione Clinton e non avevano nascosto la loro avversione per Trump come candidato, erano presenti a Monaco di Baviera ad abbracciare calorosamente Pence e Mattis. Erano presenti il ministro di affari esteri dell’Arabia Saudita – astuto anti-iraniano; l’ex ambasciatore a Washington Adel bin Ahmed al-Jubeir; il più insidioso degli ex capi dell’Intelligence Saudita, il principe Turki al-Faisal bin Abdulaziz; il Ministro degli Affari Esteri del Qatar, Shaikh Mohammed bin Abdulrahman al-Thani con Khalid bin Muhammad al-Attiyah, il Ministro degli Esteri del Bahrein, lo sceicco Khalid bin Ahmed bin Mohammed al Khalifa; il vice Primo Ministro Shaikh Khaled al Jarrah al-Sabah del Kuwait, il marocchino Youssef Amrani, Ministro del governo reale, insieme al consigliere del Re del Marocco, André Azoulay. Senza dubbio questi potentati Arabi distribuiranno presto la loro generosità e i loro schemi internazionali ai membri della famiglia Trump.

Pence e Mattis a Monaco di Baviera erano anche gomito a gomito con personaggi influenti anti-Trump come Bono, la celebrità della band degli U2, l’ex Segretario di stato Madeleine Albright, l’ex Segretario della sicurezza interna americana Michael Chertoff, il governatore dell’Ohio John Kasich, l’ex Segretario alla difesa William Cohen, Bill Gates, fondatore di Microsoft, Woodrow Wilson, direttore del centro Jane Harman, Robert Kagan della Brookings Institution e la moglie e capo dell’architetto del colpo di stato ucraino del 2014, Victoria Nuland, l’ex senatore Joseph Lieberman, il direttore del comitato di salvataggio internazionale David Miliband, il senatore repubblicano del Nebraska Ben Sasse, il democratico di alto rango in sede del comitato di Intelligence della camera Adam Schiff, Frank Wisner Jr., un diplomatico americano da molto tempo ben introdotto nello stato profondo e figlio di Frank Wisner Senior, il produttore di fake news – propaganda CIA travestita da notizie reali.

Se i sostenitori feroci e antiglobalisti di Trump credono che il loro presidente “prosciughi la palude” dei loro acerrimi nemici potrebbero essere sorpresi dal fatto che Pence e Mattis siano stati visti in compagnia di Lady Lynn Forester Rothschild, del Vice-Presidente della Commissione trilaterale Michael Fuchs e di George Soros.

Il terzo pilastro dell’amministrazione Trump, impersonato da Pence, Tillerson e Mattis ha informato il mondo che l’attuale amministrazione di Trump, rappresentante lo stato profondo americano, e continuerà a guidare il governo degli Stati Uniti. Questa è la parte dell’amministrazione Trump che continua a cospirare con l’élite mondiale in luoghi come il Bilderberg, Davos, Bohemian Grove, Cernobbio, APEC e G7. Trump non ha “prosciugato la palude”, come aveva promesso. Si è appena congiunto ai coccodrilli che erano già lì. In realtà, Eric e Donald Trump Jr., che ora gestisce l’Organizzazione Trump, hanno recentemente aperto un campo da golf di lusso a Dubai. Questo ha gettato le basi per un incontro molto amichevole durante la riunione del G20 a Bonn tra Tillerson e il suo omologo degli Emirati Arabi Uniti. I francesi hanno un modo di dire per la rivoluzione Trump: «Più le cose cambiano, più rimangono le stesse».

(da Saker – Traduzione di Roberto Casagrande)