Lucio Battisti, avanguardia e anticonformismo

“Lucio, vorrei sapere se ti senti originale” “No, mi sento Lucio Battisti”

Così, nel 1970, Lucio Battisti rispondeva a una domanda di un ragazzo durante una puntata di “Speciale per voi”, dove il pubblico, prevalentemente composto da giovani, era solito criticare aspramente i cantanti che vi partecipavano. Furono molti gli artisti presi di mira durante il programma di Renzo Arbore (ricordiamo l’accanimento contro Claudio Villa e la fuga in lacrime di Caterina Caselli) e Battisti fu l’unico che non solo riuscì a controbattere quei giovani ostili e provocatori, ma fu il solo anche a ricevere il pieno di applausi ad ogni risposta. Basterebbe questo per inquadrare il cantante di Poggio Bustone: battuta pronta, carismatico e menefreghista, sempre pronto al confronto e sempre vincitore.

Lucio Battisti ha scritto una pagina della musica italiana diventandone uno dei capisaldi e massimi esponenti, pur non volendo “passare alla storia della musica”. La carriera di Battisti inizia nel’62 con qualche timido approccio e la gavetta ne “I Campioni” con i quali parteciperà ad un tour in Germania e nei Paesi Bassi, esperienza che gli permetterà di scoprire generi musicali allora sconosciuti in Italia e lo spronerà a scrivere le prime canzoni.

La svolta avvenne nel’65 con l’incontro con Giulio Rapetti, meglio noto come Mogol. I primi testi di Battisti non convinsero l’autore che però riconobbe in lui un potenziale non espresso e, nonostante lo scetticismo iniziale del cantante, lo invogliò a interpretare le sue canzoni in prima persona. Nel ’68 arriva la consacrazione dell’artista con il brano “Balla Linda”, che segna di fatto l’inizio della sua carriera musicale. I primi anni settanta vedono brani che entreranno presto nell’immaginario collettivo italiano: “Acqua Azzurra Acqua Chiara”, “Dieci Ragazze”, “Mi ritorni in mente”, “7 e 40”. Alla frenetica produzione del sodalizio Battisti – Mogol si affiancano le prime polemiche attorno la figura del cantante reatino che ,dopo il successo con il tour del 1970, dice addio ai concerti per chiarire la sua autonomia artistica dal sistema meccanico delle case discografiche.

Lucio Battisti è all’avanguardia per la musica del tempo, un’anima ribelle che non si identifica nel sistema Sanremo; in un’epoca in cui l’Italia si divideva in canzonette o musica impegnata, Battisti si concentrava sulla musicalità, con la costante voglia di innovare e sperimentare. Questo comportamento non poté che attirargli le prime invidie. In un periodo di forte politicizzazione dove tutti gli artisti erano più o meno allineati, viene messa in giro la voce di una possibile vicinanza di Battisti al MSI o comunque ad idee fasciste (voce sostenuta soprattutto dal cantante Pierangelo Bertoli), un pettegolezzo alimentato dall’interpretazione di alcuni suoi testi e dall’estraneità di Battisti dal fenomeno della politica militante. Lucio non gli dava peso, lui era un’artista e giudicava sterili e ridicole le polemiche dei suoi colleghi. Ed è in questo periodo che avviene un progressivo, ma radicale, distacco dai media: con il suo successo “Il mio Canto Libero” dice addio ad esibizioni televisive e spettacoli, l’ultima degna di nota è il famoso duetto con Mina, tutt’oggi considerato uno dei massimi momenti della musica italiana.

Il sodalizio con Mogol continua a sfornare pezzi di successo, ma iniziano a sorgere le prime incomprensioni. “Anima Latina”, l’album più ambizioso del cantante, è per l’epoca un pezzo unico grazie ad un sound con sfumature prog e dei testi criptici con accenni esoterici; a questo seguiranno singoli più tradizionali e di successo come “Una Donna per Amico”, “Una giornata uggiosa” e “Ancora Tu”, le ultime grandi opere che segnano la conclusione del duo più prolifico della scena musicale nostrana. Battisti, allontanato dalla vita pubblica e mondana, dà vita agli ultimi lavori con il paroliere Pasquale Panella con il quale scrive il suo ultimo album “Hegel”, ricco di musica sperimentale e testi ermetici con diversi riferimenti al filosofo tedesco, disco che, complice la novità e la rottura con lo stile precedente, non riuscì ad ottenere lo sperato successo.

Morto nel 1998, cosa si può dire sulla figura di Battisti? Un gigante della musica italiana spesso incompreso ma sempre osannato, lascia con se un’eredità raccolta soprattutto all’estero; tra i suoi fan troviamo artisti come David Bowie e Pete Townshend. Troppo spesso vengono presi sottogamba (e non solo da qualche detrattore) i testi dei suoi pezzi che celano un lavoro intellettuale e culturale che difficilmente troviamo in altri musicisti, testi ricchi di simbolismo e metafore (esempio lampante è il tema elegiaco e spirituale del volo ne “La Collina dei Ciliegi”) influenzati dai viaggi e dalle esperienze dell’autore. Un uomo che ha dedicato la sua vita all’arte e alla continua ricerca del nuovo: Lucio Battisti, con la sua arroganza e ironia, sarà sempre il nostro canto libero.

 

(di Antonio Pellegrino)