La vera forza delle donne: Valentina Tereškova, prima nello spazio

Nella giornata dedicata alla donna è facile abbandonarsi a femminismi di facciata e falsi complimenti a tutte le amiche, madri, colleghe, amanti e parenti che ci circondano. Venditori abusivi, più o meno illegali, invaderanno le strade delle città sicuri di poter racimolare qualche moneta e un po’ di soldi vendendo il fiore della festa, simbolo dell’8 marzo: la mimosa. È sempre più semplice scadere in facili esaltazioni e pompose sublimazioni del ruolo della donna, abbassandoci in dozzinali e vuoti manifesti celebrativi.

Per questo oggi eviteremo ruffianate e parleremo di un racconto vero di una donna con le sue luci e le sue ombre. Valentina Tereškova, classe 1937, fu la prima donna della storia a volare nello spazio. Gli anni sono quelli pieni di tensioni della guerra fredda, le due superpotenze vincitrici della seconda guerra mondiale si affrontano in campo economico, scientifico e tecnologico senza colpo ferire. La guerra vera è lasciata ai paesi satelliti dove entrambi i blocchi, quello comunista e quello consumista, si affrontano armando i propri pupilli. I russi furono i primi a riuscire a lanciare nello spazio un uomo, Yurij Gagarin, vincendo, almeno inizialmente, la battaglia per il cosmo. Nel 1963 riuscirono a vincere anche un’altra battaglia, infatti Valentina Tereškova uscì dall’atmosfera terrestre per compiere intorno al pianeta terra ben 49 giri consecutivi.

La prima cosmonauta della storia nacque da famiglia bielorussa, il padre, carrista dell’esercito, era morto combattendo contro i tedeschi durante la grande guerra patriottica. Valentina, dopo aver lavorato nell’adolescenza e nella prima gioventù in diverse fabbriche statali, riuscì ad entrare nella scuola per futuri cosmonauti nel 1962, e fu scelta, infine, come prima donna ad essere lanciata nello spazio.

La sua missione iniziò il 16 giugno 1963, la navicella Vostok 6 partì dal cosmodromo di Bajkonur e la permanenza nello spazio della cosmonauta durò 2 giorni, 22 ore e 50 minuti. Al suo ritorno Valentina fu festeggiata da tutta l’Unione Sovietica come nuova eroina, e Čajka (gabbiano), questo il nome in codice da lei scelto per se stessa, venne anche omaggiata con l’onorificenza di Pilota-cosmonauta dell’Unione Sovietica. Da quel giorno la carriera politica della Tereškova non si arrestò più: divenne membro nel maggio 1966 dell’Alto Soviet dell’Unione Sovietica, e a partire dal 1974 fece parte del direttivo del Soviet Supremo.

Non tornò mai più a gravitare nello spazio, anche perché, a molti anni di distanza e dopo il crollo dell’URSS, la cosmonauta poté parlare liberamente della sua esperienza. Un’avventura tutt’altro che piacevole e perfetta. Numerosi furono i problemi che dovette affrontare: innanzitutto le condizioni fisiche estreme, Valentina si trovò infatti bloccata nella stessa posizione per 70 e più ore, con indosso una tuta pesantissima che le fece venire dolori e crampi alle gambe. Dopo il secondo giorno vomitò all’interno della divisa per la nausea e le sofferenza. Il primo volo di una donna nello spazio, in verità, si stava anche per trasformare nella prima tragedia di una donna nello spazio. Dopo infatti 30 giri intorno all’orbita terrestre gli scienziati sovietici si accorsero, calcolando la traiettoria del Vostok 6, che la navicella si stava allontanando dalla terra e non riavvicinandosi.

Riuscirono però presto a riprendere il controllo del velivolo spaziale. Pure l’atterraggio venne funestato da problemi: prima del contatto con il suolo, infatti, la Tereškova dovette lanciarsi fuori dalla navetta spaziale, come da un jet in caduta, e all’atterraggio batté violentemente il viso ricavando lividi sul naso e svenendo sul colpo. L’atterraggio venne successivamente rigirato per poter diventare un video di propaganda di regime. Tuttora gode di una grande popolarità nella Russia post-Sovietica, tanto che nel 2014 venne scelta come portabandiera del gonfalone olimpico alle Olimpiadi invernali di Sochi.

Una storia che con le sue luci e le sue ombre si è conclusa nel migliore dei modi, lo stesso presidente Vladimir Putin pochi giorni fa ha reso omaggio agli 80 anni compiuti da questa eroina della storia russa e mondiale donandole l’Ordine al merito per la Patria ed elogiandola per il servizio prestato al Paese.

(di Marco Franzoni)