Paolo Diop: “L’immigrazione è una diaspora insensata”

Qualcuno lo aveva chiamato il “negro affascinato da Salvini”, in un’ invervista qualche anno fa. La pelle scura come voce di una testimonianza importante. Paolo Diop, militante di destra di origini africane, è una voce certa contro le sciocchezze che da sinistra vengono fuori ogni qualvolta si parla di sovranismo, cittadinanza e multiculturalismo. Una protesta contro le certezze senza basi di questi signori, inventori della parola “populismo”, mezzo strumentale con il quale abolire qualsiasi dissenso o pensiero non conforme.

Convinto sostenitore delle priorità italiane, ha abbracciato per anni il movimento di Casapound, da cui è uscito l’anno scorso. L’immigrazione di massa? Stigmatizzata per il male che è. Anche per questo Paolo è partito per il Senegal (da cui tornerà alla fine del mese di marzo), dove vorrebbe avviare un progetto di sviluppo economico.
La sua esperienza, comunque, è appena all’inizio.  E anche del futuro ha voluto parlarci.

Paolo, ci sono voci che ti vedono indirizzato a la La Destra di Storace. Quanto si avvicinano alla realtà?

Sicuramente ci sono state molte proposte, venute in questo periodo in cui sono fuoriuscito da Casapound, e le sto valutando con molta attenzione. Anche se credo di essere prossimo a una decisione definitiva.

La Destra, comunque, è in procinto di fondersi con Azione Nazionale, il nuovo movimento promosso da Gianni Alemanno. Il 18 e il 19 febbraio c’è stato anche un congresso comune. Cosa ti potrebbe attrarre di più della loro proposta politica?

Mi piace l’idea che hanno di riportare unità a destra. Una proposta che in qualche maniera sta arrivando agli altri partiti. La Meloni non ha ancora accettato, ma sono fiducioso e credo che riusciremo a far avvicinare Fratelli d’Italia. Salvini è ancora ambiguo ma mi sembra propenso. Del resto, lo aveva anche dichiarato.

Quali prospettive programmatiche potrebbero esserci sul tema dell’immigrazione?

Naturalmente rilanciare il principio “prima gli italiani”, una frase accusata di retorica ma con una sostanza importantissima che deve avere un’applicazione pratica, specialmente in questo periodo di crisi. Certamente chi vive in Italia, rispetta la sua cultura e non la offende, chi condivide gli ideali che dovrebbero essere parte del nostro Paese, è ben accetto. Chi al contrario viene per imporre il proprio stile di vita non può avere la stessa considerazione. L’Italia ha una cultura millenaria che va preservata e non estinta. Le difficoltà economiche in cui versiamo negli ultimi anni, chiaramente, fanno sì che questo monito abbia anche una enorme rilevanza sociale: ci sono milioni di poveri e di disoccupati in tutto il Paese, sarebbe normale dare prioritaria assistenza a loro. Solo in seconda istanza si può pensare di poter attuare una politica di aiuto anche verso chi non ha la cittadinanza: ma la mia idea è che questi popoli vadano sostenuti nei loro luoghi di nascita, inutilmente depredati di risorse umane, abbandonati a loro stessi senza nessuna reale  idea di sviluppo.

La tua origine in questo senso aiuta molto. Ti senti un esempio per il contrasto alle accuse di razzismo che troppo spesso vengono lanciate da sinistra a qualsiasi idea sovranista, contraria al multiculturalismo?

Assolutamente sì. Ci sono ragazzi che sono nati e cresciuti qui, che sono italiani come mi sento io. Ma diventare di un’altra nazione è una cosa importante, non avviene nel modo semplicistico lanciato dalle varie retoriche sull’accoglienza. Ci vogliono regole, e queste regole hanno bisogno di responsabilità.

Spostare masse intere di persone, spopolando intere aree del pianeta per sovraffollarne altre è un processo assolutamente insostenibile da qualsiasi punto lo si guardi, né può essere definito inevitabile, come fa chi, sotto sotto, lo sponsorizza. Perché secondo te nessuno sembra arrivare a questo banalissimo concetto?

Non lo capiscono o non lo vogliono capire, perché ci sono troppi interessi, da quelli delle cooperative a quelle dei latifondisti. C’è troppa convenienza ad accogliere senza freni orde di persone che possono raccogliere i pomodori a 5 euro all’ora. Da qui si spiega tutta la giustificazione moralistica che se ne è data in tutti questi anni. Fa comodo a tutti. Le multinazionali ostacolano un’autentica sovranità africana nel proprio territorio, non meno di quanto fanno verso gli italiani.

Da questo punto di vista l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca potrebbe rappresentare una discontinuità per questo Occidente allo sbando? Che opinione ti sei fatto?

Credo che sia stata una grande scelta degli americani. Mi pare che abbia tutte le intenzioni di fermare questa diaspora insensata, perché per me di questo si tratta. Credo che ogni popolo abbia la sua cultura, ogni popolo abbia il suo territorio e che vadano rispettati, dialogando con gli altri popoli e non distruggendone la spina dorsale.

(di Stelio Fergola)