Rom e LIDL, è “amore”: anche la compagnia schiava del pensiero unico

La “vicenda LIDL” si è scatenata sul web, con le due parti in causa infervorate sull’accaduto. Ovviamente la voce di quello strano principio secondo il quale – per un motivo o per l’altro – la discussione si sposta sempre sulla difesa dei criminali (a meno che costoro non siano dei politici, si intende, in quel caso la vulgata è tutta concorde) usando il primo pretesto disponibile, è stata forte e fragorosa come sempre.

Partiamo da una premessa: il vagabondaggio non è una situazione normale. Non lo è rovistare nei cassonetti, non lo è rubare la merce. Chi non nota il gigantesco degrado di una società che reputa lecite o tollerabili cose del genere è la prima vittima (pur inconsapevole) della società stessa, ormai da una cinquantina d’anni avvezza ad avere legalizzato quasi tutto, tranne il furto.

Ma la sensazione è che manchi veramente poco anche per quello: in fin dei conti, già se pensiamo alla legge sulla legittima difesa, notiamo come essa sia in pratica oggi attuata rendendola illegittima, visto che sparare a un ladro (di cui ovviamente non si può conoscere la pericolosità o l’essere armato a prescindere, basandosi soltanto sull’evidente minacciosità del gesto che sta compiendo, lo capirebbe anche un sasso) è di fatto oggetto di procedimento penale per colui che si difende.

Ovviamente in quella fattispecie si invoca il rispetto della legge, rigorosamente a senso unico, dal momento che il cittadino (che ha il diritto di non essere derubato, un dettaglio che il sasso di cui sopra sarebbe capace ulteriormente di evolvere, se potesse parlare) dovrebbe svolgere complicatissime equazioni matematiche che probabilmente solo il buon Einsten potrebbe attuare in tempo reale per stabilire la proporzionalità della sua reazione all’offesa ricevuta, mentre il fatto che a un ladro dovrebbe essere impedito di entrare in una casa, in un negozio o chicchesia non ha bisogno di nessun calcolo proporzionale necessario: quello si ignora direttamente, gli altri si arrangino, e per carità di Dio, giammai difendendosi.

Qualcosa del genere è accaduto a Follonica, in provincia di Grosseto, dove due rom sorprese a rubare fuori a un supermercato della nota catena Lidl sono state momentaneamente ingabbiate dai dipendenti. In questi giorni ne hanno parlato tutti: Matteo Salvini che si schiera in difesa del terribile e razzista concetto dell’illegalità del furto, Saverio Tommasi che come da copione difende qualsiasi criminale purché sia straniero, Saviano sui social scrive il solito post strappalacrime in difesa delle due ladre zingare.

Sì, è vero, sono due atteggiamenti monolitici: da una parte v’è il totale schieramento a favore dei dipendenti di Lidl. Dall’altro la capacità incredibile di non parlare del crimine ma di difendere i criminali alla prima occasione disponibile.

Non si capisce per quale diamine di motivo illogico si dovrebbe preferire il secondo al primo, ma evidentemente difendere i ladri è, come dicevo prima, preludio alla futura legalizzazione del furto. Un processo lento ma inesorabile. Ma consolatevi, non riguarderà tutti: gli italiani continueranno ad essere oggetto del codice penale, e ogni loro furto continuerà ad essere oggetto di indagine. Tutto in ordine.

Le accuse di sequestro di persona sono semplicemente ridicole. L’articolo 605 del codice penale parla chiaro: “Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni.”

Certo, nelle mani di magistrati collusi con il pensiero unico tutto può – in teoria – succedere, ma non c’è nessuna specifica su eventuali tempistiche, tanto meno sul fatto che in questo caso le due rom sorprese a rubare tra la merce ‘scartata’ dal supermercato siano state liberate dagli stessi addetti, per di più dopo pochi minuti (un dettaglio che la stampa di massa si è ben guardata da investigare, strano) e che probabilmente volevano dargli una lezione.

Sì hanno riso per il fatto di averli bloccati e colti sul fatto. Sì, le hanno prese in giro. La stessa rom ingabbiata non ha faticato ad ammettere che si trattasse di uno scherzo. Su facebook si sbraita di “diritti umani” di “umiliazione”, di “vergogna”. Vergogna di cosa? In un Paese che ha scoperto il bullismo l’altro ieri e per cui deridere in un gruppo di giovani degli innocenti ci si scandalizza per il fatto di aver colto sul fatto due ladri?

Forse qualcuno non riflette su questo semplice ed ulteriore dettaglio: urlare e sbraitare come una matta, come ha fatto la donna rom imprigionata, non trasforma le presunte offese subite in frustate, calci, pugni o torture. Queste rimangono ciò che sono: uno sfogo ironico e cinico su una categoria di immigrati che, considerato il suo numero tutto sommato esiguo (circa 170.000 in Italia), ha sempre prodotto e continuerà a produrre degrado, perché basata su una tradizione culturale che si basa su questi aspetti.

Non mi stupisco del fatto che molte persone non comprendano questa evidenza, del resto ci sono persone che ancora cercano in ogni fatto di cronaca nera (in generale, non riferito a una qualsiasi etnia) delle pseudo-ragioni psicopatologiche, escludendo completamente l’esistenza della crudeltà. Che ci possa essere, dunque, una cultura basata sul furto (come è quella rom) è completamente da escludere, anche di fronte all’evidenza.

La sola colpa di questi tre ragazzotti è di aver graziato due criminali all’opera e di non aver chiamato la polizia: non certo per ciò che avevano fatto prima, sintomo di una più che legittima esasperazione popolare contro le difese a prescindere che Stato e stampa di massa mandano avanti sugli immigrati di qualsiasi provenienza da decenni (azioni che potrebbero produrre conseguenze molto peggiori di questa, salvo poi versare le solite lacrime da coccodrillo, non ammettendo di aver sbagliato tutto) ma per i disagi continui che le “vittime” creano nel supermercato di cui sopra, e da anni. Diverse testimonianze, tra cui la seguente:

chiariscono meglio di cosa stiamo parlando. Sì, la loro colpa è di essere stati fin troppo buoni e di non averle denunciate, altroché.

Lidl nel frattempo, arriva al paradosso totale. Pur di non andare contro il Sinedrio, si schiera contro dipendenti che hanno difeso l’azienda da ogni minimo danno economico.

Un comunicato che dà una precisa misura del potere di scomunica di cui ormai questi signori godono, avendo il coraggio ancora di sbraitare – piccola digressione – su un’istituzione in coma farmacologico come la Chiesa.

Parole che tra l’altro contraddicono le stesse dichiarazioni dei dirigenti del supermercato di Follonica. Essi senza mezzi termini hanno esposto le regole della compagnia sulle merci di scarto, la cui sintesi è la seguente: se si perdono, i responsabili rischiano il posto. Ma ovviamente questo non conta.

Cari politicamente corretti, qui la verità è una sola: in questo Paese i rom sono odiati. E non sono odiati per motivi razziali, basta con queste sciocchezze senza né capo né coda: il motivo dell’ostilità sta nel fatto che è loro abitudine – presumibilmente culturale, ma delle cause ci può interessare in un’altra sede, perché nella vita contano i fatti – rubare.

Sì, potete sbattere i piedini per terra gridando al solito inutile razzismo, indignarvi e sbraitare difendendo i ladri purché siano stranieri, ma questa verità non potete ostacolarla. Come non potete ostacolare i dati che li vedono coinvolti in attività illecite rispetto alla popolazione presente, in numero impressionante considerando la percentuale bassa che rappresentano sul territorio.

Risparmio qualsiasi approfondimento stupido sullo stato di povertà della donna rom stessa: ciò  ammesso e non concesso sia la verità, viste automobili e beni di lusso che alcuni rom esteticamente “poverissimi” esibiscono in certe circostanze.

Che la povertà sia un agente favorevole al furto è un’altra delle cose che il sasso luminare saprebbe spiegare molto meglio di me. Ma come dicevo nell’introduzione, il fatto che l’ordine pubblico abbia consentito il vagabondaggio negli ultimi 50 anni non è una scusante né una cosa che possa essere ritenuta normale. È solo un’ulteriore prova del fallimento dello Stato e della sua impotenza, della sua incapacità di garantire strutture che possano raccogliere persone che vanno inserite in società con le dovute cautele.

In ogni caso ci sentiamo di chiudere citando uno dei commenti riportati dal Secolo d’Italia, di tale Valeria che alla dichiarazione di “verifiche da effettuare” da parte dell’azienda risponde così:

“Ma cosa volete verificare? Prendete le distanze da cosa? Vi piace essere derubati?” 

Rispondo io, cara Valeria: fino all’altro ieri no, poi i Sommi Sacerdoti hanno stabilito che, se i ladri sono stranieri, il furto passa in secondo piano e l’antirazzismo può pure “trionfare”. E la chiusura in un gabbio di qualche minuto, per di più culminata nella grazia verso i due trasgressori e riconosciuta come scherzo dalla stessa “vittima”, si trasforma in una colpa e addirittura in sequestro. Cose che capitano.

(di Stelio Fergola)