La vera storia di Trump che “cancella i diritti dei transgender”

Trump cancella diritti transgender. L’annunciato attacco di Donald Trump ai diritti della comunità Lgbt è arrivato”. Questo è come l’Ansa ha dato la notizia. In quanto agenzia di stampa, ci si aspetterebbe da parte sua il riportare i nudi fatti, senza retorica e senza esprimere giudizi e opinioni soggettive. Soprattutto, senza titoli a effetto e ambigui che lascino intendere più di ciò che è realmente.

Proviamo a riassumere la questione in oggetto.

Negli USA è perfettamente legale cambiare sesso. Le norme variano di Stato in Stato ma, essenzialmente, una volta completato il processo medico di riassegnazione, basta presentare un certificato per ottenere il riconoscimento giuridico del nuovo sesso. Dunque, un uomo divenuto donna potrà utilizzare bagni e spogliatoi femminili.

Alcuni hanno però sollevato la questione di cosa fare nel periodo di cambio del sesso, o semplicemente per coloro che non vogliono completare la riassegnazione chirurgica o non compierla per nulla. La questione si è incentrata sull’uso dei bagni e spogliatoi nelle scuole.

Laddove prima ogni scuola decideva autonomamente o in base a normative statali, Obama ha varato delle linee guida (dietro minaccia di togliere i fondi pubblici) per cui bagni e spogliatoi possono essere utilizzati indifferentemente a seconda dell’identità di genere che l’individuo si auto-assegna (nel caso di minorenni, serve certificato del genitore).

Ciò è stato considerato una vittoria dalle associazioni LGBT, ma altri hanno lamentato che l’utilizzo indiscriminato di bagni e spogliatoi possa creare problemi agli altri utenti, di natura igienici (purtroppo il fatto che i bagni maschili siano meno lindi di quelli femminili non dipende dal genere, ma dalla fisiologia) o di imbarazzo (una donna può non volersi spogliare davanti a un uomo, sebbene costui si ritenga una femmina).

Tredici Stati hanno impugnato le linee guida obamiane che sono state sospese da un giudice federale (sì: è esattamente quanto successo col decreto di Trump sull’immigrazione, eppure in un caso si è scatenata la grancassa mediatica, dell’altro è probabile i lettori non abbiano mai udito nulla). Il ministro della giustizia Sessions ha deciso di non difendere più in sede giuridica la direttiva obamiana, e ora Trump l’ha revocata restituendo agli Stati l’autonomia in materia.

Si parla della revoca di una direttiva già sospesa, non dell’abolizione/modificazione di una legge. Si parla di una questione d’utilizzo di bagni e spogliatoi nelle scuole, non di un vasto insieme di diritti individuali. È comunque corretto parlare di “cancellazione dei diritti dei transgender”? Ai lettori la (poco) ardua sentenza.

(di Daniele Scalea)