Il Bunga Bunga dell’Unar: ma la sinistra non si indigna

Alla fine è successo. Anche la sinistra, o comunque istituti “filosoficamente” vicini ad essa, ha il proprio Bunga Bunga.

Spesso è così. Il tempo cura tutte le ferite o smentisce tutte le fandonie, scegliete voi. In un mondo in cui la prescrizione è valutata solo come “furbata dell’imputato che salta la pena” e non anche come “mancanza di prove sufficienti per emettere una sentenza di condanna” i signorini di un mondo intero pseudo-politico sinistroide e magistroide ci hanno, per 20 anni, letteralmente assillato con le loro certezze unte dal Signore sulla figura di Silvio Berlusconi, i suoi oltre 60 processi e la sua descrizione come male assoluto dell’Italia.

Non che il personaggio in questione sia un santo, ma è sintomatico che le sentenze chiave per far dichiarare Berlusconi colpevole a un processo dopo innumerevoli tentativi (andati a vuoto anche per la sua resistenza ai tempi del Lodo Alfano) siano state due: un’ evasione fiscale (che, ci permettiamo di sostenere, poteva essere sfruttata ben da prima, per un imprenditore che muove miliardi di euro ogni anno) per cui Mediaset e il suo presidente sono stati condannati nell’ottobre del 2013, e il famoso Lodo Mondadori che ha visto protagonista quell’altro noto Sant’uomo di Carlo De Benedetti.

C’è stato un altro tentativo, finito miseramente nei meandri di una banalissima assoluzione in Cassazione, ed è il caso Ruby, il suo contorno del “Bunga Bunga” di Arcore, le escort che andavano nella villa dell’ex-premier, eccetera. Il mondo sinistrorso di allora insorse: indegnità, impudicizia, un presidente del Consiglio non è un privato cittadino, di tutto di più. Si diffusero le solite prese in giro tese a ridicolizzare il premier, con la sua scusa della “figlia di Mubarak” diventata un simbolo satirico di questo mondo e quell’altro.

Il tempo mostra le macchie, anzi le macchiette, ed ecco che stavolta il Bunga Bunga, ovvero il fatto senza alcuna rilevanza penale per eccellenza, riesce a trasformarsi in “penale”: ma il protagonista non è Berlusconi, bensì l’Unar, ovvero l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali fondato nel 2003 dal Ministero delle pari opportunità. Il sedicente istituto sociale pare abbia usato fondi pubblici per finanziare festini in gran parte basati sulla prostituzione omosessuale.

Niente risorse “private” dunque, che sebbene dopo anni di denari pubblici (anche in quel caso) spesi in inutili procedimenti giudiziari, si sono dimostrate ininfluenti da un punto di vista penale (banalmente: la grana è di Berlusconi e, con buona pace degli indignati, la spende come gli pare). Stavolta i soldi sarebbero quelli che versiamo con le nostre tasse, direttamente e senza appello. Una bella tegola. Quindi la domanda è: come la mettiamo?

Cosa dice Corrado Augias, uno dei grandi moralizzatori del “nano di Arcore” come lo chiamavano affettuosamente tanti comici? Nulla. E Il Fatto Quotidiano, che sulla vicenda si era concentrato al punto da realizzare una sezione del sito denominata Bunga Bunga News? Nulla anche qui. Cronaca e nient’altro, del resto ignorare la vicenda sarebbe impossibile.

Il giustizialista più famoso d’Italia, ovvero Marco Travaglio? Per ora, il silenzio. Stessa cosa per il suo vero mentore, ovvero Antonio Padellaro (sebbene ci abbia fatto credere per anni di essere allievo di nientepopodimeno che Indro Montanelli, sulla base di una banalissima assunzione a Il Giornale, ma questa è un’altra storia).

Chiaramente, non ci sono sentenze né procedimenti ancora in atto al momento: si è “solo” scoperchiato un inghippo che andrà confermato o smentito. Siamo comunque incantati ed estasiati da come la rapidità massmediatica nel mettere sulla pubblica gogna un imprenditore fastidioso in questo caso si sia trasformata magicamente in cautela garantista, accogliente verso le dichiarazioni del direttore Francesco Spano, che parla di procedura legittima e del fatto di “essere stato messo in mezzo”.

In ogni caso un brutto colpo per coloro che, nei prossimi mesi, dovranno giustificare il loro silenzio improvviso: o che in teoria dovrebbero banalmente rispondere delle accuse a un privato per l’utilizzo di denari suoi, al contrario dell’ “imparzialità” sviluppata nei riguardi di un ente che, dovessero essere confermate simili notizie, avrebbe sfruttato soldi dei cittadini italiani per scopi quantomeno simili. Auguri.

(di Stelio Fergola)