Vecchi capitalisti e nuovi anarchici: due facce della stessa medaglia

Il pensiero anarchico affonda le sue origini nel tardo illuminismo, quando venne teorizzata da William Godwin una società priva di un governo centrale ma fondata su una sorta di federalismo. Numerosi filosofi e intellettuali hanno aggiunto idee al progetto anarchico, tanto che alcuni teorizzavano perfino un mondo assolutamente privo di ogni forma di potere, convinti che l’individuo potesse essere in grado di guidarsi da solo e di potersi autogestire.

L’anarchia si è suddivisa in numerose branche di pensiero, infiltrandosi in ogni ideologia politica, dal Comunismo libertario passando per il Nazionalismo e al Fascismo e toccando perfino il Capitalismo. Se sembra strano l’ accostamento Fascismo-Anarchia (alcuni piccoli gruppi politici si sono rifatti a Proudhon e alla teoria della socializzazione dei mezzi di produzione), non lo è per quello tra Capitalismo e Anarchia . Il Capitalismo è un’ideologia che discende dal pensiero di Adam Smith, primo pensatore liberista, che teorizzava una maggiore assenza del potere statale per favorire un incremento del potere degli individui economici. Secondo il pensiero di Smith, lo Stato avrebbe il dovere di garantire tre cose fondamentali: giustizia, opere pubbliche e difesa. Per il resto, ci sarebbe il mercato, considerato capace di poter raggiungere il proprio equilibrio senza intromissioni esterne.

Il Liberismo, quindi, come l’Anarchismo, propugna un modello di società in cui il soggetto statale sia parzialmente o completamente assente, ed inoltre le due ideologie presentano un’ analoga esaltazione dell’ individuo, visto come “centro del mondo”. Questa vicinanza di intenti filosofici e pragmatici rende molto più vicini gli interessi di multinazionali e i movimenti anarchici.

Infatti, le posizioni poste nei confronti dell’ immigrazione e del gender, trasformano i “moderni” seguaci del movimento di Bakunin, da fieri oppositori al capitalismo e delle sue derivazioni (come materialismo sfrenato e consumismo selvaggi) a cani da guardia degli interessi delle corporations. Molte delle proteste dei vari black bloc, o dei più recenti manifestanti  anti-Trump sono infatti avallate da numerose multinazionali, che vedono nel protezionismo del tycoon un ostacolo alla produzione all’estero che permetterebbe loro di sfruttare manodopera a bassissimo costo.

Le multinazionali, in quanto aziende, ricercano ovviamente profitto con il minor costo possibile. E quale miglior modo se non quello di attirare immigrati da poter utilizzare come “esercito industriale di riserva” e quello di avvicinare nuovi potenziali consumatori tramite campagne pro-gender?

Così la lotta al capitalismo si è trasformata in lotta a un potenziale fascismo (non più esistente) mentre si è lasciata un’autostrada all’avanzata del liberismo sfrenato che invece è vivo e vegeto. Meno Stato significa più “libertà”. Meno controllo individuale per gli anarchici e meno controlli e limitazioni alle aziende per i liberisti. Il liberismo ricerca questo. E i moderni anarchici non solo permettono tutto ciò, ma lo appoggiano. Sono il loro rovescio della medaglia, il loro braccio armato. A volte i peggiori nemici possono diventare compagni di lotta.

(di Federico Gozzi)