Perché Trump deve fare la “pace” con la Russia

Poche delle scelte dell’amministrazione Trump sono state accolte con tante critiche dall’establishment della politica estera americana come il desiderio del presidente di migliorare le relazioni con la Russia. Le presunte politiche pro-Russia del Presidente Trump sono state oggetto di scandali e complottismi.

Tutto ciò non ha molto senso. Ci sono molte buone ragioni, da parte degli USA, per cercare una riconciliazione con Mosca sui problemi in Europa Orientale e in Medio Oriente. Il punto è capire se Washington sia in grado di controllare il suo stesso desiderio di ottenere un’egemonia a livello globale abbastanza da rendere tutto ciò possibile.

Al contrario della Cina, la Russia non è un concorrente alla pari con gli Stati Uniti. La Russia è una potenza territoriale che lotta per mantenere quel che resta della sua vecchia sfera di influenza. Per di più, dovrebbe essere un naturale alleato degli USA nella lotta contro il terrorismo islamico. Una riduzione delle tensioni con la Russia permetterebbe agli USA di concentrarsi su questioni geopolitiche molto più importanti.

In definitiva, gli Stati Uniti potrebbero non avere altra scelta che lavorare insieme alla Russia. La vecchia strategia dell’Occidente ha fatto il suo tempo, come dimostrano i recenti fallimenti politici. I piani per estendere il supporto americano ai paesi ex URSS sono finiti nel nulla. Gli USA e la NATO non hanno preso posizione né per la Georgia nel 2008 né per l’Ucraina nel 2014, e non lo faranno neanche in futuro. Con questi presupposti, è inutile tenere aperta la possibilità di un ingresso nella NATO per questi paesi. Allo stesso tempo, i paesi dell’Unione Europea – un’organizzazione che ha già di suo enormi problemi strutturali – non hanno intenzione di fare entrare l’Ucraina nel loro club, al momento. In Siria, gli USA e i suoi alleati sembrano essersi barcamenati tra il voler destituire il Presidente Bashar al-Assad e il voler contenere i jihadisti che lo combattono. La Russia, dal canto suo, ha preso invece una posizione precisa.

La restaurazione delle relazioni con la Russia può cominciare con l’Ucraina. I parametri per un compromesso sono stati esposti nell’Accordo di Minsk del 2015, il quale impegnava la Russia a disarmare i separatisti in Ucraina e l’Ucraina a scrivere una nuova Costituzione che garantisse autonomia al Donbass, la regione orientale dell’Ucraina che ha dichiarato l’indipendenza. Gli USA dovrebbero lavorare con la Russia ad un compromesso per il Donbass, che dovrebbe essere demilitarizzato e messo in sicurezza dalle forze dell’ONU. Al contempo, l’annessione della penisola della Crimea alla Russia dovrebbe essere accettata (poiché, a meno che non si scateni una guerra mondiale, non esiste che la Russia la restituisca); ma, anche se l’annessione non fosse riconosciuta legalmente, almeno le sanzioni americane alla Russia dovrebbero essere eliminate.

Gli ufficiali di USA e NATO continuano a ripetere che un compromesso del genere incoraggerebbe la Russia a compiere altre aggressioni. Questa visione è un auto-inganno delle élite occidentali che hanno tutto l’interesse a mantenere alta la tensione con la Russia per distrarre da questioni interne molto più importanti, come l’immigrazione, il declino industriale e le critiche alla globalizzazione.

Chiunque con una mappa può vedere dove era, nel 1988, la barriera strategica tra Occidente e Russia, e dove è oggi, e capire quale delle due parti ha avanzato. È necessario riconoscere che le azioni passate della Russia, a volte sbagliate e criminose, sono state per lo più come reazione alle azioni dell’Occidente. L’intervento russo in Ucraina riguarda solo l’Ucraina: un paese di enorme importanza economica, strategica, culturale, etnica e storica per la Russia. Non ha niente a che vedere con il resto dell’Europa Orientale.

Se, come dicono molti falchi a Bruxelles e Washington, la Russia avesse voluto invadere la Lettonia, l’avrebbe potuto fare dopo il 2008, quando l’economia lettone era al collasso, e dunque sarebbe stato facile approfittarne. Invece, Mosca non ha fatto nulla – il governo russo sa che una mossa del genere avrebbe scatenato le ostilità sia degli USA che della UE.

Se la Russia invadesse la Lettonia o un altro dei paesi baltici, ovviamente gli USA e i suoi alleati dovrebbero combattere – e molto duramente – per difenderli. Cederli senza combattere significherebbe mostrare l’Occidente come moralmente inerme e, a livello geopolitico, impotente; ma è difficile immaginare che ciò possa realmente accadere.

L’Est Europa non è la sola arena dove gli USA si sono mostrati incapaci. In Siria, gli USA e l’Europa occidentale hanno complicato gli esiti della guerra. Anche lì i piani di Trump per cooperare con la Russia sarebbero un cambiamento positivo, perché con l’appoggio della Russia, dell’Iran e ora anche della Turchia, lo Stato siriano di Assad non crollerà. Se dovesse comunque trasformarsi nel prossimo futuro, saranno necessarie negoziazioni con la Russia e l’Iran.

L’Iran è un alleato importante nella lotta ai jihadisti in Iraq e Siria, e ciò significa che presto la Casa Bianca scoprirà l’inconsistenza della sua politica estera. Sia Trump che il suo ex consigliere Flynn hanno parlato di priorità nella lotta allo Stato Islamico, ma al tempo stesso hanno espresso il desiderio di un nuovo confronto con l’Iran, dimostrando che non hanno davvero capito il significato della parola “priorità”.

Oltretutto, salvo una aperta violazione dell’Iran all’accordo sul nucleare, nessuna concessione alla Russia persuaderà Mosca ad accettare nuove sanzioni contro l’Iran; per la semplice ragione che la Russia ha molto a cuore le sue relazioni con l’Iran, e al contempo sa che le concessioni americane potrebbero essere rimosse dalla prossima amministrazione.

La Cina potrebbe essere l’altro punto fondamentale. Anche se ha abbassato i toni nelle ultime settimane, Trump si è detto pronto a fronteggiare la Cina. Ma la Russia non accetterà di tenergli la parte. Con un confine condiviso lungo 2600 miglia e, dall’altra parte, un esercito molto più numeroso e armato, non esiste che la Russia possa essere persuasa ad accettare un comportamento ostile contro il suo vicino. Al massimo potrebbe accettare, per migliorare le relazioni con gli USA, di limitare le sue vendite di armi alla Cina, e magari di aiutare l’ONU a ottenere un compromesso sulle isole contese tra la Cina e i paesi vicini.

Dalla fine della Guerra Fredda, la Russia non ha mai fronteggiato gli USA. Nei paesi ex URSS, la Russia ha difeso ciò che il governo russo vede – giusto o sbagliato – come propri interessi nazionali.

Nel resto del mondo, la Russia si è opposta agli Stati Uniti per ragioni che sono state condivise anche da molti americani, e che si sono dimostrate giuste: l’opposizione all’invasione dell’Iraq e il rovesciamento del regime di Gheddafi in Libia, per esempio.

Anche se la Russia vuole migliorare le relazioni con gli Stati Uniti, non significa che darà carta bianca a Washington per ottenere la supremazia globale. Se davvero l’amministrazione Trump spera di ottenere ciò, rimarrà molto delusa, e anche questo ennesimo tentativo di riconciliazione con la Russia fallirà.

(di Anatol Lieven, New York Times – Traduzione di Federico Bezzi)