Lavagna: sciacalli e speculatori sulla madre della dignità

Quest’ oggi non abbiamo intenzione di prendere posizione sulla questione “legalizzare sì o no”: in Oltre la Linea abbiamo opinioni eterogenee sull’argomento, a dispetto del fatto che possa sembrare, il nostro, un giornale monolitico e senza punti di vista anche diversi.

Ciò che ci interessa è la vergogna gettata addosso a una donna che ha avuto il coraggio di provare a salvare il figlio con un gesto commovente, imponente, contrario alla medietà e mediocrità di gran parte dei genitori odierni.

Su facebook, come al solito, si scatenano i discepoli del dogma. “Che madre sei”, “vergogna, lo hai portato tu ad uccidersi”, “spero vivrai col rimorso per tutta la vita”. L’ Inquisizione semicolta attacca, con durezza, la mamma di Lavagna, colpevole di aver chiamato la Guardia di Finanza per fermare il figlio e il suo consumo di hashish.

Gli inquisitori ovviamente parlano a caso, com’è da loro tradizione. Ci sono vari altri commenti, dal “si parla prima col proprio ragazzo”, “ci si confronta”, “si va dallo psicologo”. Tutto è dato per scontato, loro sanno tutto. Prevedono il futuro, sanno in quali casi il ragazzo si sarebbe ucciso e in quale no. Bastava “non chiamare le guardie”. Nemmeno l’idea che forse non le avrebbe chiamate come prima soluzione disponibile, macché.

Il comandante della Guardia di Finanza Renzo Nisi smentisce questi soloni moralisti al contrario: “E’ stata la mamma del ragazzo a rivolgersi a noi, quella stessa mattina venendo in caserma, perché non sapeva più cosa fare. Aveva provato tante volte a cercare di convincerlo a smettere ma non sapeva più come fare”.

Esiste – seppur le certezze dogmatiche non ammettano dissenso nel merito – anche la denuncia per un figlio che sbaglia, ma la mentalità ossessivamente protettiva di molti genitori e italiani in genere non permette di superare questo vincolo culturale, umanamente comprensibile ma non certo elevabile a verbo assoluto, soprattutto quando decenni di lassismo hanno dimostrato che eliminare completamente la severità e il controllo dai codici educativi ha prodotto risultati disastrosi in tutto: dal livello dell’istruzione, al grado della criminalità giovanile, alla pace sociale in generale.

Giudicare, giudicare sempre, dall’alto del loro pseudo-vangelo e nient’altro, insegnatogli in decenni di informazione ossessiva a senso unico, di serie televisive, film, un tutto gigantesco e imponente, contrastato da una parte dissidente (spesso incarnata da istituzioni che ormai non hanno alcuna autorità nell’etica, come la Chiesa)  che avrebbe anche i mezzi per dibattere, ma che sottostà alla morale dominante, quella ritenuta la verità assoluta e indiscutibile.

La sinistra liberal, ovviamente, scatena i suoi cani da guardia e coglie l’occasione. Saviano si espone, come al solito, sui social network per la legalizzazione. Uno sciacallaggio in piena regola, che punta su una tragedia privata per rilanciare il business core, come da protocollo sempre lo stesso: mafia, mafia ovunque, in qualsiasi questione, pure tempo fa nell’omicidio di Yara Gambirasio, sempre, nonostante le smentite dei protagonisti, per andare incontro a ciò che interessa di più, ovvero la promozione del suo precedente libro edito da Feltrinelli, ZeroZeroZero, tra l’altro un bell’insuccesso dell’autore.

Legalizzare per togliere alle mafie. Paolo Borsellino, che Saviano dice di amare tanto, aveva opinioni diverse.

Il Fatto Quotidiano segue l’onda, la torta è troppo golosa, tocca mangiarla a bocconi sapienti e ben dosati. “Credete davvero di doverci salvare voi?” è il commento illuminante di Viviana Correddu, con uno stile tradizionalmente affine a chi fa parte del pensiero unico anche in materia di droga. Ovvero aggressivo e imponente la unica visione. Non esiste che interveniate voi, dice.

Chi altri, non si sa. Il ruolo dei genitori completamente estinto, sbarazzato, come se fosse carta straccia. “Dovete ascoltarci”. Ovviamente senza imporre nulla, giammai, non funziona così, vogliamo continuare a fare il diamine che ci pare, perché noi possiamo, in fondo siamo solo in una fase di crescita, a che serve insegnare.

Aboliamo i genitori direi io, giusto, sacrosanto, libero, progressista. I giovani inesperti della vita devono auto-regolare la propria esistenza senza nessun obbligo. Certo, gli si può dare un consiglio, ma poi sono affari loro. Molto scientifico. “Siamo un Paese bigotto”, leggasi la frase più inflazionata ed utilizzata quando gli argomenti latitano. Quella non poteva mancare.

Per fortuna, né la profonda pensatrice né Saviano  si azzardano a colpevolizzare la madre. Bontà loro. Rischio troppo forte, e poi in fondo che ce frega, l’importante è spingere per Legalize it, che la società è bigotta, portiamo il vento di libertà, quello vero.

Qualcuno sotto il post pro-legalizzazione di Saviano fa un’osservazione che, per lo meno, potrebbe far riflettere: “Quindi per combattere gli omicidi dobbiamo legalizzarli?”. Insieme ad altri, tanti altri, che per fortuna colgono l’imposizione dall’alto di certe norme etiche spacciate per libere.

Su tutti quello di Antonio: “sono favorevolissimo alla legalizzazione ma non vedo cosa c’entri con questa vicenda. Il ragazzo aveva 16 anni, anche in un paese più civile dove l’utilizzo di certe sostanze è legale non avrebbe potuto entrarne in possesso.” Forse il pensiero che meglio sintetizza tutta questa squallida vicenda.

Sul resto dei social, intanto, ricominciano paragoni con alcool e fumo di sigarette e gli insulti si sprecano. Ad una persona che, si condivida o meno la sua scelta, ha due qualità incontestabili: la dignità e il coraggio.

(di Stelio Fergola)