Gli USA hanno supportato i terroristi ma i media non ne parlano

Nel discutere il comportamento dei media occidentali verso la Siria, l’esperto corrispondente dal Medio Oriente Patrick Cockburn ha notato di recente che “notizie false e faziose sono state riportate dai media come non si vedeva dai tempi della Prima Guerra Mondiale”.

Il professor Piers Robinson, docente di Politica, Società e Giornalismo Politico all’Università di Sheffield, è d’accordo e aggiunge che: “Dobbiamo considerare seriamente la possibilità che la narrazione della guerra in Siria abbia subito livelli di manipolazione e propaganda grandi quanto, se non più grandi, quelli della guerra in Iraq del 2003″. Come possono i giornalisti e il pubblico capire con precisione quanto sta accadendo in Siria, con tutto quell’enorme e confuso complesso di attori esterni che spesso nascondono le proprie reali intenzioni, e centinaia di gruppi di opposizione?

Mentre i governi lavorano quotidianamente per ingannare i propri popoli, i documenti segreti trafugati diventano una opportunità unica per capire chi comanda realmente e cosa succede nelle stanze dei bottoni del potere.  “Nelle registrazioni segrete, coloro che detengono davvero il potere politico sono molto franchi nelle loro intenzioni”, dichiara lo storico britannico Mark Curtis nel suo libro Britain’s secret human rights abuses.

Quando si parla della Siria, ci sono molti documenti segreti americani che svelano qual è la politica statunitense nella regione; anche se questi sono stati riportati ai media, essi sono stati dimenticati velocemente e non hanno contribuito alla narrativa dominante sul conflitto. Come ha notato il professore Peter Kuzknick nella serie di documentari “The untold history of the United States”, scritti assieme al regista Oliver Stone, “la verità è che molti dei nostri segreti non sono riportati sulla prima pagina del New York Times“.

Per esempio, i giornalisti e commentatori liberal hanno ripetutamente detto che, come ha scritto ad esempio Paul Mason sul Guardian, “gli USA si sono tenuti in disparte nel conflitto siriano”. Le registrazioni segrete di un dialogo tra il presidente Obama, il suo segretario di Stato John Kerry, e i membri dell’opposizione siriana, dimostra l’esatto contrario. Interrogato sul supporto americano agli insorgenti, Kerry si rivolge al suo segretario e dice “Penso che abbiamo offerto uno straordinario numero di armi, vero?”. L’assistente annuisce, e aggiunge che “i gruppi armati in Siria ricevono un grande supporto”.

Incredibilmente, prima di rimarcare che gli USA hanno mandato “uno straordinario numero di armi” ai ribelli, Kerry dice agli attivisti che “possiamo darvi tutte le armi che volete, ma non penso che per voi sia un bene”, perché “ognuno [dei gruppi] alzerà la posta in gioco” e ciò li porterà “a distruggervi a vicenda”. Questa logica di “escalation” viene ripetuta poi dal segretario di Kerry, che sottolinea come “quando, in una situazione come quella della Siria, continui a offrire armi, non finisce bene, perché qualcun’altro dalla parte opposta offrirà più armi”. Un documento segreto della DIA risalente al 2012, pubblicato dal sito di destra Judicial Watch, offre un contesto più chiaro delle dichiarazioni di Kerry.

Nel documento, la DIA -l’intelligence del dipartimento della difesa USA- nota che “I salafiti, i Fratelli Musulmani, e AQI (Al-Qaeda in Iraq) sono le organizzazioni che per la maggior parte comandano gli insorgenti in Siria” e che “l’Occidente, i paesi del Golfo e la Turchia supportano i ribelli”. Parlando a una cena della Jewish United Fund nel 2013, l’ex segretario di Stato Hillary Clinton ha confermato che l’alleato saudita e altri “stanno trasportando grossi carichi di armi -e piuttosto indiscriminatamente- non tutte destinate a coloro che pensiamo ci daranno meno problemi in futuro”.
Ma va pure peggio.

Nel discutere la crisi siriana, la DIA nota che “c’è la possibilità che [i ribelli] possano stabilire un Principato Salafita nell’est della Siria… e ciò è proprio quello che vogliono coloro che supportano le forze di opposizione per isolare il regime di Assad”. Questa spaventosa rivelazione è stata confermata dal generale Michael T. Flynn, direttore della DIA dal 2012 al 2014 e ora consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, in un’intervista nel 2015 con il giornalista di Al Jazeera Mehdi Hasan; e, a quanto pare, anche da John Kerry quando ha detto agli attivisti siriani:

“La ragione per la quale la Russia è intervenuta nel conflitto è che l’ISIS si stava rinforzando. Daesh minacciava di avvicinarsi a Damasco, e noi lo sapevamo che la minaccia era concreta. Stavamo osservando. Vedevamo che Daesh diventava sempre più forte, e pensavamo che Assad fosse alle strette. Pensavamo che a quel punto Assad potesse negoziare una resa, ma invece è intervenuto Putin”

Riassumendo, le informazioni segrete contraddicono la vulgata popolare delle “benevoli intenzioni” dell’Occidente portata avanti dalla leadership inefficace di Obama. Le prove, invece, mostrano come gli USA abbiano mandato uno “straordinario numero” di armi in Siria pur sapendo che i Salafiti, i Fratelli Musulmani e Al-Qaeda erano tra le forze che guidavano gli insorti. Lo hanno fatto sapendo che ciò avrebbe prolungato la guerra e “non sarebbe finita bene per i Siriani”.

Oltretutto, gli USA sapevano da tempo che gli alleati sauditi e altri paesi del Golfo supportavano gli estremisti in Siria e, incredibile ma vero, sia Kerry che la DIA hanno permesso all’ISIS di espandersi e minacciare il governo siriano per soddisfare i loro obiettivi geo-strategici.

Mostrando come gli USA abbiano favorito l’espansione dell’ISIS in Siria, i documenti smontano la narrazione della “guerra al terrore” che l’Occidente avrebbe portato avanti fin dal 2001. Questi sono scoop che dovrebbero finire in prima pagina e investigati a fondo, invece sono finiti nel dimenticatoio; l’assenza di copertura dei media dimostra che il sistema di propaganda è incredibilmente efficace. Ovviamente, il modo migliore per confermare l’importanza e la precisione di questi documenti segreti dovrebbe consistere in una approfondita investigazione da parte dei media, dedicargli molte risorse e porre domande scomode ai potenti. Ma dubito che succederà.

(di Ian Sinclair, The New Arab – Traduzione di Federico Bezzi)