Peccato e Grazia: lo straordinario finale di “Fantasia”

Lussuria e castità, dannazione e salvezza, punizione e misericordia. Un concentrato di emozioni che si rifanno alla grande tradizione cristiana in poco meno di 20 minuti di girato.

La sequenza finale di Fantasia (1940) attinge ad una profondità visiva che ha dimostrato di avere pochi rivali nel corso del XX secolo dell’animazione mondiale. Le immagini di Una notte sul Monte Calvo di Modest Musorgskij e l’Ave Maria di Franz Schubert rappresentavano con cupezza, dramma ed estrema grazia la fase finale di una pellicola che ha fatto la storia.

Il film, indubbiamente uno dei grandi capolavori del disegno animato a mano, nasce da un’idea dello stesso Walt Disney, ovvero l’ “inventore” dell’arte: un virgolettato che sussiste perché non è stato certamente l’autore factotum americano a creare la disciplina, ma il francese Émile Cohl, che nel 1908 realizzava il suo Fantasmagorie, ovvero il primo cartone animato della storia.

Ma il modo in cui Disney realizzò i cartoni, come li diffuse negli anni Venti e Trenta, come sperimentò in modo assolutamente senza precedenti negli anni Quaranta, lo rendono il punto di riferimento assoluto della categoria nella prima metà del XX secolo.

Fantasia nasceva dall’idea che lo stesso Walt aveva della “sua creatura”: ovvero, una sequenza di immagini da muovere a ritmo di musica. Tutti i cortometraggi nei due decenni precedenti erano basati su questo principio: quelli classici con Mickey Mouse o Donald Duck, come le famose Silly Simphonies (Sinfonie Allegre) che altro non erano se non brani di musica orchestrata moderna scritta ad hoc su una base animata che raccontava una storia.  Perfino il primo lungometraggio della storia, Biancaneve e i sette nani (1937) rispondeva alle medesime dinamiche, pur in un contesto di narrazione che era ancora inesplorato per ovvie ragioni.

Disney concepì Fantasia come a un “concerto filmato” e si avvalse della collaborazione di alcuni tra i più grandi specialisti della musica dell’epoca: il critico Deems Taylor e il compositore Leopold Stokowski.

Il risultato fu una pellicola di oltre due ore,  raffigurante brani di alcuni dei maggiori artisti della musica contemporanea, da Ludwig Van Beethoven a Piotr Tchaikovsky, passando per Amilcare Ponchielli e concludendo, per l’appunto, con Musorgskij e Schubert.

Il tutto dipinto dalla mano sapiente di animatori letteralmente fuori scala. Impossibile non citare il grande Ollie Johnston, tra i disegnatori di alcuni dei più grandi film di tutti i tempi, oltre a Fantasia: Bambi, Pinocchio, Musica Maestro.

Per la sequenza finale, Disney e Stokowski pensarono di creare un contrasto efficace che rappresentasse il bene e il male. Qualcosa che mostrasse l’eterno dissidio interno dell’uomo, in una prospettiva che è difficile non ricondurre alla tradizione cristiana dell’Occidente, visti i protagonisti scelti: Lucifero da una parte, dei monaci in processione dall’altra.

L’ angelo decaduto viene fuori dalla punta del Monte Calvo, spalanca le grandi ali e raccoglie intorno a sé creature diaboliche come streghe, vampiri, demoni. Durante il saba, Satana (Chernabog nel film, in riferimento al Dio slavo del buio Chernobog) affera le anime e le getta nel cratere. La sequenza è pazzesca e trasmette subito un senso di inquietudine. Si percepisce il sadismo del signore del male, la sua perversione nel fare dei suoi schiavi tutto ciò che vuole.

Ma poi arrivano le campane. Il mattino riporta le vittime nelle tombe. Chernobog ha paura della luce, si contrae e rientra a far parte della montagna. Dopo l’inferno, la pace.

Più avanti, lontano dal paesino oggetto della notte da incubo, un gruppo di monaci camminano, placidi, verso una meta imprecisata. Nelle primissime sequenze si fa fatica a riconoscere i corpicini, ma si notano soprattutto i lumi delle torce, protagonisti angelici di un cammino della fede che attraversa un ponte dalle spiccate forme gotiche.

Le note di Schubert e le voci del coro si confondono con la meraviglia delle immagini. La coltre iniziale si sfuma: i monaci cantano alla Vergine, fino all’assolo finale che lascia il fiato mozzato per la bellezza delle immagini.

Parallasse perfetto, alberi che si oltrepassano con uno straordinario effetto che pare quasi in tre dimensioni, mentre una soave voce femminile regala la giusta conclusione al tutto. La sequenza fu fatta, non a caso, utilizzando una serie di pannelli di vetro, ripresi in tempo reale, per dare la sensazione della profondità. L’ obiettivo era suscitare la commozione di quella salvezza che è scopo di ogni cristiano. Inutile dire che il risultato parla da solo.

Fantasia fu uno sforzo immane, probabilmente l’opera omnia del disegno a mano fino a quel momento (e permetteteci di sostenere: anche rispetto a tutto ciò che è venuto dopo) che, però, non venne compresa all’epoca. “Crimine culturale” divenne la definizione con la quale il film divenne noto tra i giornalisti, sebbene Mae Tinee, un critico dell’epoca, lo avesse definito “Bello, sconcertante, colossale e magnifico”.

In un modo o nell’altro, la storia fa sempre il suo corso ed emette le sue sentenze. Nel cinema nostrano è successo al grande Totò, in quello straniero è accaduto per Fantasia. Il film è stato inserito nei migliori 100 dalla biblioteca del congresso degli USA, e lo stesso Vaticano lo ha ritenuto uno dei film più importanti nella categoria “Arte”.

Non a torto, diremmo. Visto che si tratta di una delle opere più incredibili mai realizzate da un essere umano. Vi lasciamo con il video dell’Ave Maria. Guardatelo in silenzio, se potete. Ne recepirete la grandezza e il valore molto di più.

(di Stelio Fergola)